Published On: Mer, Set 28th, 2011

SICUREZZA – Crollo dei miti

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 di Danilo Coppe
Quando si è giovani si è portati a mitizzare tante persone: i genitori, qualche insegnante, qualche parente che magari fa una vita un po’ speciale, un politico, qualche personaggio famoso, attore, musicista o altro.
Crescendo, molti “miti” si perdono per strada, magari perché, venendo trattati da pari, ossia da adulti, le persone tendono ad apparire più per quello che sono rispetto a quanto sembrano. Certi insegnanti, incontrati fuori dall’ambito scolastico, possono risultare, ad esempio, succubi di vizi, di mogli, di perversioni.
I personaggi famosi, irraggiungibili direttamente, possono mantenere il loro alone di mito anche se, oramai, con le informazioni che viaggiano veloci sul web e le riviste di gossip (tra cui ormai possono essere annoverati pressoché tutti i quotidiani), tante magagne personali vengono sistematicamente messe in piazza, ridimensionandone la caratura.
Alcuni attori, ad esempio, legati a cliché specifici, possono farci sognare di essere, così come li vediamo sullo schermo, anche nella vita reale. Poi si scopre che magari si strafanno di droga, che picchiano le donne, che sono alcolizzati, ecc. A quel punto, quando ci decadono come “modelli”, ci sentiamo particolarmente delusi, poiché diventiamo orfani di un esempio di vita o di un punto di riferimento che ci aiutava ad andare avanti.
La morte prematura tende a trasformare in miti anche chi magari non aveva molti titoli per esserlo. Mi viene in mente James Dean che, oltre a fare un paio di films con interpretazioni non esaltanti, null’altro ha fatto se non schiantarsi con l’auto a 24 anni.
Come esseri umani abbiamo bisogno di miti. Abbiamo bisogno di modelli da seguire o quantomeno da cercare di imitare. E’ una necessità che si crea, anche e soprattutto, se siamo circondati da gente mediocre o se la nostra quotidianità scorre fra mille difficoltà.
Anch’io, alla mia rispettabile età, ho visto cadere molti “birilli” nella schiera dei miei personaggi mitizzati. Parenti, insegnanti, eroi del grande schermo, politici. Nella maggior parte dei casi ciò è avvenuto a seguito di una conoscenza diretta, più intima, o ad un maggior grado di comprensione critica maturata con l’età. Mi è sempre dispiaciuto, ovviamente, quando mi è caduto un mito. Io che mi considero uno degli “ultimi boy scout” (solo nel senso del concetto, visto che non ho mai fatto nemmeno il “lupetto”), un idealista convinto, un “Don Chisciotte che combatte i mulini a vento”, il fatto di veder cadere nello squallore certi miei miti, mi ha fatto sentire un po’ più solo, in questa valle di sacrifici.
Di contro gioisco emozionato quando scopro qualche buona azione o qualche buona sorte che riguardi i miei miti superstiti. C’è stato un caso recente, ad esempio, quando ho scoperto che il musicista inglese Peter Gabriel, grande solista e grande ex membro dei Genesis, è anche l’ideatore e co-fondatore di “Elders”, di cui consiglio i lettori di approfondirne le finalità al sito www.theelders.org. In poche parole Elders (che vuol dire “Anziani”) è un’organizzazione di ex leader politici che, non avendo più ruoli definiti, ma solo autorevolezza e stima mondiale, riuniti da Nelson Mandela, che offrono la loro influenza collettiva ed esperienza per sostenere la costruzione della pace, aiutare ad affrontare le principali cause della sofferenza umana e promuovere gli interessi comuni dell’umanità. Grande merito di questa Istituzione è quella di lavorare lontano dai riflettori, raccogliendo successi in misura maggiore di quanto ci si possa aspettare. Sapere che un mio idolo musicale da quando avevo otto anni, che è sempre stato fuori da discorsi di droga, alcol, vita dissoluta, ecc., oltre ad aver scritto gran parte della colonna sonora della mia vita, oggi è anche il fautore di un’iniziativa così geniale e filantropica mi ha emozionato e gratificato. Gabriel, pertanto, continua ad essere nel mio elenco ristretto di miti reali.
Un altro mio mito che, invece, ci ha purtroppo lasciato recentemente è Walter Bonatti. Non ho avuto mai occasione di conoscerlo personalmente. Ho letto molti suoi libri e lo ricordo per gli articoli che scriveva su Epoca e che divoravo quando ero poco più che un moccioso. Ricordo che ho imparato a distinguere i versi degli animali del bosco grazie alle sue registrazioni, effettuate dal vivo ed incise sui dischi a 45 giri che allegava al periodico. Walter Bonatti è e sarà sempre un mio mito perché nella sua vita ha dimostrato di essere intrepido, innovativo e, soprattutto, un “duro”. Ha affrontato prove fisicamente indicibili sopravvivendo solo grazie ad una forza di volontà indomabile. Ha rifiutato onorificenze italiane perche attribuite tardive ed in modo ipocrita (Cavalierato di Gran Croce). La Francia gli ha tributato ben prima la Légion d’Honneur per il coraggio dimostrato nel superamento di vette con climi insopportabili. Inoltre ho potuto, da rocciatore, vedere i segni del suo passaggio su vie difficoltose (con le moderne attrezzature alpinistiche); figuriamoci con corde di canapa e chiodi in ferro, come aveva lui a disposizione all’inizio della sua lunga carriera. Credo sia difficile che un uomo così possa avere mai avuto qualche scheletro nell’armadio tale da farlo crollare come mito.

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