Published On: Mer, Ott 19th, 2011

EDITORIALE – L'Italia, un paese dove non esistono più le mezze misure

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di Sara Terenziani
New York, Boston, Sidney, Atene, Londra, Sarajevo, Tapei. Milioni di persone sono scesi nelle piazze delle principali capitali e città del mondo. Per questo il 15 ottobre rimarrà nella storia come la giornata mondiale della protesta. Una mobilitazione, incoraggiata dall’Occupy Wall Street, che ha coinciso con la riunione del Gruppo G20 delle principali economie a Parigi, dove i ministri delle finanze e le banche centrali si erano riunite per varare le soluzioni utili ad affrontare la crisi.
Anche a Roma il corteo degli Indignati ha voluto manifestare. Il bilancio però, dopo poche ore, parlava di oltre cento feriti e oltre un milione di euro di danni. Una capitale messa a fuoco e fiamme tra la paura e l’indignazione di chi voleva protestare pacificamente. Ancora una volta le forze dell’ordine non sono riuscite a contrastare chi a Roma era arrivato ben organizzato e pronto a sfodare vetrine, incendiare auto e cassonetti. Intanto il sindaco Gianni Alemanno ha vietato per un mese i cortei nel centro storico, con il rischio di far saltare lo sciopero generale indetto il 21 ottobre. Mentre il ministro Roberto Maroni ha promesso di riprostinare la legge “Reale bis” (152/1975):  aveva l’obiettivo di introdurre un duro inasprimento della legge penale per combattere i fenomeni di terrorismo negli anni di piombo e prese il prese il nome dall’allora ministro della Giustizia, Oronzo Reale. Proposte discutibili e lontane, anzi lontanissime, dai tempi moderni. Non si può pensare di togliere il diritto di protesta a quelle famiglie che non arrivano a fine mese nè di contrastare episodi di violenza con iniziative a tempo determinato. I problemi vanno affrontati, sì con pugno duro, ma non ripristinando una legge che rispondeva alle esigenze di un periodo storico diverso e di una società italiana diversa. Servono leggi speciali ma adeguate ai tempi e ai problemi di oggi. Per questo il metodo fa la differenza tra vinti e vincitori. E dopo il 15 ottobre (la devastazione di una città e le contromisure limitative del diritto di manifestare di chi davvero è stanco dell’inefficenza del “sistema Italia”), oggi ci possiamo ritenere tutti sconfitti.

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