di Danilo Coppe
Nello scorso numero di Zerosette ho fatto un breve accenno agli “Elders”, ossia gli “anziani”, riuniti in una associazione dal grande musicista Peter Gabriel e del fondatore della casa discografica “Virgin” Richard Branson e posta sotto la guida di Nelson Mandela. Nel gruppo degli Elders figurano, oltre all’ex presidente del Sud Africa, anche Jimmy Carter, Kofi Annan, Aung San Suu Kyi, Fernando Cardoso, Ela Bhatt ed altri.
A parte la dissidente birmana Sang Suu Kyi, che poi tanto anziana non è, ed infatti figura come membro onorario, una cosa accomuna tutti questi personaggi: non hanno nulla da perdere né nulla da guadagnare nel perseguire qualche iniziativa politica. Inoltre durante i loro trascorsi come leaders hanno accumulato prestigio personale e contatti diretti con capi di stato anche più “giovani”. Qualcuno, come Jimmy Carter, seppur non particolarmente osannato quando era presidente USA, si è guadagnato una fama di abile e coraggioso diplomatico ben dopo la fine del suo mandato. Una strada che oggi, ad esempio, sta seguendo l’ex premier inglese Tony Blair. Nessun ex politico italiano figura nell’elenco degli Elders o si sta particolarmente distinguendo per azioni mirate alla pace del mondo o al miglioramento delle condizioni umane del globo… Un motivo ci sarà… Forse perché in pochi parlano un inglese fluente? Mah!
Gli anziani, che siano “Elders” o meno, sono spesso una grande risorsa. Le antiche civiltà della storia umana tributavano grandi onori e tanto rispetto per gli anziani. Gli riconoscevano il valore dell’esperienza. Questa dote, che si acquisisce necessariamente con gli anni, si abbina sempre alla saggezza. Che bello sarebbe se facessimo tesoro dell’insegnamento scaturito dalla saggezza di chi ci sta vicino, oltre che della nostra. In qualche caso la mancata osservazione delle esperienze altrui è tornata utile all’umanità, come nel caso del tentativo di Adolf Hitler di invadere l’impero sovietico, ignorando la miseranda fine fatta del suo “predecessore” Napoleone Bonaparte. Ma per la maggior parte dei casi, le esperienze negative dei nostri avi sono le stesse che ci attendono dietro ogni angolo. Difficile però che si ascolti il consiglio di uno più anziano di noi. Se è poco anziano, come un fratello maggiore o un collega di lavoro, si è portati a pensare due cose: la prima è che noi siamo più furbi e quindi sapremo meglio fronteggiare un certo ostacolo; la seconda è che dietro al consiglio potrebbe celarsi un interesse personale del consigliere. Il fatto di aver poco da guadagnare, come nel caso degli Elders di Nelson Mandela, è una circostanza che trasmette credibilità, lucidità e serenità. Gli ex nemici diventano più accondiscendenti, poiché sparisce la rivalità, la competizione. Inoltre, un grande merito di quest’iniziativa di Gabriel e del fondatore della Virgin è quella di agire in silenzio. Mandela accompagna le attività degli Elders con questa bellissima ed incoraggiante frase:
“Questo gruppo può parlare liberamente e coraggiosamente, lavorando sia pubblicamente che dietro le quinte. Gli Elders, insieme, sosterranno il coraggio dove c’è paura, per favorire l’accordo in caso di conflitto e per ispirare la speranza dove c’è disperazione”. La mancanza di competizione ossessiva ed il fatto di non cercare facile tributo mediatico sono la base per qualsiasi iniziativa destinata al successo. Inoltre, la mancanza di competitività, applicata ai soldi, al sesso o al potere, è la base per le vere amicizie. Quanti amici si perdono per strada fra gli uomini, quando si condividono affari o quando si inserisce una donna che, in qualche maniera, diventa oggetto del desiderio di entrambi? Gli anziani perdono molte delle molle che infiammano l’animo. Hanno l’esperienza che fa loro capire quanto importante sia l’amicizia rispetto a pochi soldi o a qualche notte di sesso. Per cui, sono molto più propensi a fare “un passo indietro” e dare spazio. Intendiamoci: nella mia vita ho conosciuto anche vecchiacci malefici che non fanno altro che condurre vite livorose col solo desiderio di portarsi nella tomba la maggior quantità di beni. E magari sono anche satrapi alla ricerca di giovani donne. Il più delle volte questi personaggi sono però refrattari a qualsiasi forma di cultura. Non mi riferisco ai loro trascorsi di studi, ma proprio al disinteresse per ciò che è la voglia di ascoltare, di imparare, a qualsiasi età. Generalmente queste persone non sono curiose. Se non di pettegolezzi. Il silenzio nel proprio lavoro, a meno di non fare lo strillone per un quotidiano o il politico del ventesimo e ventunesimo secolo è anche la base del successo e della credibilità. Oggi assistiamo, anche non volendo, a continui berci televisivi o radiofonici dei “nostri” parlamentari. Una cosa deprimente. Gli anziani difficilmente urlano e questo è un altro grande merito. Qualcuno penserà che se non lo fanno è perché non hanno energie sufficienti. Io penso che sia perché sono consapevoli dell’inutilità di farlo. Molti miseri esseri umani urlano bisbigliando. Sono in grado solo di emettere calunnie. Ci vuole purtroppo anche molta saggezza per distinguere un racconto da una mistificazione. Spesso gli anziani hanno questa capacità. Quando non ce l’hanno, possiedono però la dote di saper attendere, per verificare la veridicità di qualche “urlo bisbigliato”.
Nella nostra società consumistica e che viaggia a gigabyte al secondo, non c’è molto spazio per gli anziani che vogliono trasmettere esperienza. In compenso, in Italia, a livello politico, ci sono molti anziani che lottano accanitamente con i più giovani arrivisti per mantenere e/o contendersi gli scranni del potere.

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