di Danilo Coppe
Che l’Italia sia una ben strana Nazione è un dato di fatto universalmente conclamato. Nonostante chi ci ha sempre governato, siamo una delle prime otto potenze al mondo a livello industriale. Dall’Unità d’Italia ad oggi, quelli che ci hanno rappresentato politicamente e che hanno avuto veramente la voglia di curare gli interessi del Paese oltre ai propri, si possono contare con le dita di una mano. Un giorno un giornalista inglese chiese a Benito Mussolini, all’apice del suo potere, se fosse facile o difficile governare gli Italiani. Il Duce rispose: “E’ inutile”. Infatti, chiunque si sia seduto sugli scranni del potere politico, si è ritrovato a dover gestire un popolo indisciplinato, pronto a vedere l’illegalità del suo vicino di casa, ma cieco alle malefatte finalizzate ai propri interessi. Pronti ad acclamare il Ministro Brunetta quando riduce l’assenteismo negli uffici pubblici, ma altrettanto pronti a criticarlo quando propone cesoie ai privilegi di tante caste tipicamente italiche. Per un pugno di voti qualunque politico si prostituisce, per cui guai a toccare queste caste. Le manovre economiche non devono scontentare questo o quello perché, se no, ci si mette contro una corporazione. I nostri politici hanno il terrore anche dell’Associazione dei familiari dei morti per colpi di meteorite. Siamo una strana Nazione, dicevo, dove, nonostante la più cieca e miope riduzione dei fondi per la ricerca, iniziata progressivamente ed inesorabilmente dopo la fine della seconda guerra mondiale, continuiamo a sfornare cervelli di prim’ordine che inventano di tutto, anche se poi non lo sfruttiamo ma lasciamo che siano altre nazioni a farlo. Anche il common rail, ossia quel dispositivo che ha rivoluzionato le prestazioni dei motori diesel, l’abbiamo inventato noi Italiani (Magneti Marelli e Fiat), poi l’abbiamo venduto per un piatto di lenticchie ai tedeschi (Bosh) ed oggi le nostre auto ne pagano la royalty come un finlandese o un portoghese qualunque. Ci vorrebbe più ricerca in Italia, ma a chi affidarla? All’Università italiana? Quell’Università che sta in piedi grazie a tasse esose per gli studenti e grazie ad un manipolo di ricercatori indipendenti e schiavizzati dagli intoccabili “baronati”? Lasciamo stare… Siamo una Nazione strana, in cui, nonostante si siano visti i natali dei più illuminati criminologi del mondo (Ferri, Garofalo e persino Lombroso con qualche sua teoria strampalata), siamo anche lo Stato che ha la maggior percentuale di crimini irrisolti. Facciamo figure di merda colossali ad ogni processo mediaticamente interessante. Ci scordiamo alla velocità della luce episodi giudiziari come quello riguardante il Mostro di Firenze, in cui si è assolto Pacciani come “mostro”, ma furono condannati Vanni e Lotti (i compagni di merende) per complicità in omicidio plurimo. Complicità di chi? Di Pacciani, naturalmente. Per nostra fortuna poi, il mostro è morto e quindi è sceso l’oblio sulla vicenda. E l’Unabomber friulano? E il delitto dell’Olgiata? E il più recente caso dell’omicidio di Meredith Kercher? Quante figuracce imbarazzanti dobbiamo fare prima che cambi qualcosa?
Siamo una Nazione strana, dove le nostre preferenze politiche assomigliano in maniera impressionante al tifo che abbiamo per le squadre di calcio. Non importa l’ideologia, non importa la caratura di chi comanda lo schieramento, l’importante è che a governare ci sia la squadra per cui tifiamo. Devo dire che i due principali schieramenti italiani stanno dando prova di una notevole iella negli ultimi anni. La destra al governo è incappata nella più grande crisi mondiale dell’era moderna. In tutti gli Stati, governati da destra o da sinistra regna il malcontento popolare, visti i sacrifici richiesti e il generale calo del tenore di vita. Nessuno ha la bacchetta magica e chi critica una gestione politica ha però pochi argomenti per proporne un’altra. La sinistra italiana contava sulla manifestazione mondiale degli Indignados, speranzosa che la stessa, strumentalizzata all’italiana, servisse a dare la spallata decisiva a Berlusconi ed al suo traballante esecutivo. Invece, visto che siamo una strana Nazione, ecco che fra gli Indignados si inseriscono i soliti “ignoti ben noti” (e idioti, che fa anche rima), che mettono a ferro e fuoco la città eterna e, a differenza di tutto il resto del mondo, una marcia pacifica e motivata si trasforma in un macello. Il tutto con conseguenze che suonano come un assist al Governo, più che all’opposizione. Infatti è in Italia che i gruppi di No Tav, di Fiom, di centri sociali, di leonkavallini, di No Global di frange estremiste dei Cobas, ecc., approfittano di ogni occasione per mostrare la loro anima dura col beneplacito di gran parte delle “sinistre” che vorrebbero governare il Paese. Come pretendere, con gli animi esagitati da certi leaders politici che venderebbero l’anima al diavolo pur di salire su qualche scranno di potere, di non fomentare anche l’odio e la voglia di sfogare i propri istinti primordiali su vetrine ed auto parcheggiate? Di chi erano le auto o i negozi vandalizzati a Roma? Dei parlamentari forse? O più propriamente di gente del popolo che fatica a sbarcare il lunario?
I politici di sinistra devono prendere clamorosamente le distanze dai violenti. Non giustificarli, in nessun modo. Patetiche le giustificazioni di certi banchieri. Non c’è un disagio giovanile nell’animo dei vandali di Roma. C’è una banda armata che vuole avere i soldi senza lavorare. Vuole i privilegi sociali senza meritarseli. Vedo il movimento degli Indignados con simpatia. Ha dimostrato di essere trasversale agli schieramenti politici e di pretendere pacificamente un maggior rigore dai “governanti” di qualunque colore siano. Un rigore da formiche e non da cicale, attitudine quest’ultima così tipica della nostra strana Nazione. La Polizia poteva fare meglio nel gestire il sabato folle di Roma? Si può sempre fare meglio, è ovvio, ma dov’erano i Vendola, i Di Pietro e gli altri che dovevano marciare pacificamente con gli Indignados? Forse con i loro megafoni avrebbero indotto i manifestanti a isolare gli scalmanati. Quindi anche in questo caso le responsabilità vanno equamente divise fra destra e sinistra. E come sempre a farne le spese saranno i cittadini danneggiati e il ritorno ad un inutile e improduttivo status quo. Complimenti a tutti.

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