di Sara Terenziani
Il Sud Africa e lo Yemen. Paesi, culture e problemi lontani. Tawakkol Karman, Leymah Gbowee e Ellen Johnson Sirleaf sono le tre donne che hanno saputo ridurre una distanza che sembrava incolmabile impegnandosi nella vita politica e soprattutto in quella sociale per cambiare le sorti del loro paese. Tre donne con la “D” maiuscola premiate con il Nobel per la Pace 2011. “Per la loro lotta non-violenta per la sicurezza delle donne e per il loro impegno per i diritti delle donne alla piena partecipazione nella costruzione della pace” dice la motivazione dell’accademia norvegese che ogni anno designa questi riconoscimenti. Tre donne uniche, tre storie diverse ma allo stesso tempo unite in un’anima sola votata alla democrazia e alla libertà. Ecco chi sono questi tre “madri” del mondo.

Ellen Johnson Sirleaf, 72 anni, è stata la prima presidente eletta democraticamente nel continente africano. É a capo del governo liberiano dal 2005 ed è impegnata nella ricostruzione del suo paese, devastato da 14 anni
di guerra civile, che ha causato la morte di 250.000 persone. Dal suo insediamento ha contribuito ad assicurare la pace in Liberia, a promuovere lo sviluppo economico e sociale
e a rafforzare la posizione delle donne.
Leymah Gbowee, 39 anni, organizzò un gruppo di donne cristiane e musulmane per contrastare lo strapotere dei signori della guerra. Contribuì in questo modo a porre fine alla lunga guerra e a far acquisire alla donne del suo paese il pieno diritto di partecipare alle elezioni. Da allora ha lavorato per migliorare l’influenza delle donne nell’Africa occidentale.

Tawakkul Karman, 32 anni, è a capo del gruppo Women Journalists without Chains, un gruppo in difesa dei diritti umani dei giornalisti. Ha preso parte alle manifestazioni contro il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, che lo hanno costretto a lasciare il potere a gennaio, ed in poco tempo è divenuta la leader della protesta femminile contro il regime yemenita. La donna ha dedicato il Nobel “a tutte le donne delle Yemen e al popolo yemenita, nonchè ai giovani rivoluzionari”.

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