di Mattia Fontana
“Il futuro si costruisce assieme, soprattutto attraverso i giovani, che sono in questo momento i grandi abbandonati dalla scena politica, forse per motivi elettorali o economici”. E’ con queste parole, volutamente polemiche, che il presidente provinciale UDC Federico Giordani ha introdotto nei giorni scorsi un dibattito dal tema ‘Quale futuro per i giovani?’. “Dare colpa ai governi e ai vecchi è facile – ha chiarito Giordani – ma, invece di abbandonarsi a rassegnazione e indifferenza, bisogna reagire, pretendendo determinate cose, dalla banda larga per un web sempre più a portata di tutti a una flessibilità dalle banche, che la pretendono senza mai darla”. Ai lavori, mediati da Mirko Dolfen, segretario del partito di Casini in provincia, hanno partecipato anche gli ex assessori Pellacini e Lasagna e l’on Mauro Libè. Quest’ultimo si è destreggiato in un intervento ricco di spunti, che ha voluto ripercorrere i principali temi di politica nazionale, con l’intenzione di delineare gli aspetti a cui i giovani dovrebbero, in questo “momento di ribollimento sociale”, dare maggior attenzione. L’attacco è ad una politica “che ha perso il ruolo di guida, appoggiando un sistema finanziario che sostiene il ‘fumo’, ossia le speculazioni, piuttosto che il lavoro, che subisce le intemperanze di un Marchionne, il quale esce da Confindustria anche e perché la politica lo lascia fare”. Contro una politica che è sempre più demagogia, e quindi un avvertimento per quei giovani che vengono “persuasi, senza  essere davvero convinti, vedi il caso di Burlando, governatore ligure, che fomenta i No Tav per poi proporre una soluzione alternativa che costruisca l’alta velocità in Liguria, o come lo stesso presidente del consiglio, che promette da 15 anni una diminuzione delle tasse che non avviene, salvo poi approvare l’ennesimo condono, una soluzione contingente e non certo strutturale, che quindi posticipa solo i problemi”. L’onorevole, un vero fiume in piena, mette altra carne al fuoco, come “la riforma delle pensioni, osteggiata da chi ha paura di prendere le bastonate dai vecchietti, e protegge un sistema INPS basato sulla curva demografica di trent’anni fa, o ancora il patto di stabilità, che strozza i comuni, fermando quelle piccole opere per cui i fondi ci sono, ma che vengono così congelati”. Se non sono toni da campagna elettorale, poco ci manca.
A conferma di questa impressione, la presenza di Lasagna e Pellacini – e Paolo Zoni tra il pubblico – che ripropongono alcuni spunti accennati dall’onorevole: “Con il patto – approfondisce Pellacini –  di stabilità non si colpiscono solo gli enti, ma tutta l’economia locale, perché è si creano debiti con le aziende private, che poi si trovano in difficoltà, ed evitano una seconda volta di accettare lavori dal pubblico. Quello che ci vuole è una vera riforma fiscale, che tagli gli enti inutili, in un’ottica di ripensamento della spesa pubblica». Durante il dibattito si assiste anche all’autoapologia di Lasagna, che sostiene di essere stato “un aberslusconiano, rimanendo a guardare, senza desiderare il fallimento di un governo democraticamente eletto, ma evidenziando ora la crisi di un percorso di riforme che ha fallito”. Per quanto riguarda i giovani, riassume la situazione in tre punti, «i giovani sono pochi, e abbiamo un corpo sociale sbilanciato, sono precari, e per questo sono frustrati, senza progetti per il futuro, che sono quelli che costruiscono il mondo”.
Alla fine del dibattito si apre lo spazio per le riflessioni dei giovani: “Siamo pochi, e ciononostante non c’è lavoro – fa notare Patrizio Galletti, studente universitario – e per questo che uno quando si chiede “dove mi vedo tra vent’anni” spesso punta il dito all’estero, dove le opportunità si mantengono”, o ancora  Ilaria, libera professionista che “passati i trent’anni mi sento ancora definire giovane, e questo porta ad un ritardo nelle responsabilità, che intacca anche la professionalità. Dateci le opportunità, che la partita ce la giochiamo noi!”. Ancora Giacomo Ippolito, studente al conservatorio, che riconosce “essere precari fa si che non si costruisca una famiglia, e non si pensi a un progetto futuro”.

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