Published On: Mar, Nov 22nd, 2011

Da ‘Il Borgo’ arriva l’alternativa alle partecipate

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L’associazione culturale il Borgo ha divulgato un documento in cui viene proposta l’alternativa di una Parma non più governata dai debiti e le corrutele
legate al mondo delle partecipate. Attraverso un documento viene così illustrato un modello di città e di amministrazione ‘libera dalle partecipate’.
Pubblichiamo di seguito stralci del documento divulgato ieri dall’associazione:
“L’Associazione culturale Il Borgo presenta ‘Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile’, un lavoro di ricerca e proposta su Parma, realizzato
in collaborazione con docenti dell’Università di Parma, esperti, studiosi e con l’aiuto di soci e amici dell’Associazione. Dalla sintesi di Paolo Scarpa,
curatore del lavoro, si legge che una città, per essere comunità, deve aggregarsi attorno ai valori che ne costituiscono la sua identità: sono i valori
della democrazia, della partecipazione, della centralità e dei diritti della persona, della solidarietà, del merito, del primato della conoscenza e si
devono rappresentare, nella gestione della cosa pubblica, attraverso un’etica e un principio di responsabilità individuale e collettiva. Senza questo
richiamo prioritario ad un sistema di valori, si corre il rischio di non capire il senso vero della crisi. Infatti, la crisi che si è manifestata a Parma
è soprattutto una crisi di valori, la quale ha condotto ad un indebolimento della fiducia dei cittadini verso le istituzioni e gli strumenti di
partecipazione. Occorre tornare a strategie di ampio respiro; la sostenibilità è la linea direttrice attorno a cui progettare il futuro della città e del
suo territorio: una sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica, sociale. Le trasformazioni che attendono Parma sono profonde, come emerge dalle
previsioni demografiche di Lamberto Soliani. Sono trasformazioni che riguardano la sua composizione sociale, in relazione soprattutto all’invecchiamento
della popolazione e ai fenomeni migratori, che condurranno a percentuali elevate di persone provenienti da paesi stranieri, un fenomeno al quale Parma
deve guardare non con paura, ma come ad una nuova risorsa ed opportunità. L’integrazione è una scommessa affascinante e possibile, come evidenzia il
lavoro di Eugenio Caggiati, che prefigura nuove forme di dialogo, per una identità della città che si rafforza dall’incontro tra diverse culture. Il
contributo di Franco Mosconi e di Giacomo Degli Antoni, che apre il capitolo sull’economia, disegna nuovi scenari per uno sviluppo sostenibile.  Partendo
dai punti di forza di Parma, la filiera agroalimentare, una robusta base manifatturiera, una spiccata vocazione all’export, la presenza dell’Università,
emerge che nuove opportunità possono derivare da un più marcato processo di innovazione e crescita. L’individuazione di un modello di governo locale
basato su responsabilità sociale condivisa e la creazione di Istituzioni capaci di mettere in rete le diverse opportunità del sistema, dall’imprenditoria,
alle rappresentanze sociali, all’Università, alle istituzioni, alla società civile, permetterà di sviluppare relazioni positive, sia dentro il sistema,
sia verso l’Europa e i paesi emergenti. I valori della partecipazione, della trasparenza, della democrazia deliberativa, dell’etica della cosa pubblica
sono la base perché si possa costruire un’Istituzione multi-stakeholder democratica, capace di porsi come sede di cooperazione strategica per rilanciare
la crescita, la coesione sociale, per dare un colpo d’ala all’esportazione verso i paesi emergenti, gli investimenti in conoscenza, per aprire il
territorio alla logica del capitale sociale, in cui fare coesistere, nella trasparenza, pubblico e privato. Sul tema centrale dei giovani, gli interventi
di Federico Ghillani e di Maria Antonioni evidenziano, partendo da punti di vista diversi, come la “risorsa giovani” sia la più importante per una visione
di futuro. Occorre aprire, in modo fattivo, le strade ai giovani da parte delle imprese, del sistema della formazione, della ricerca, della società tutta.
E occorre contestualmente comprenderne le difficoltà, interpretandone i bisogni. La proposta è di aprire nuovi luoghi di confronto e, nel contempo,
attivare strumenti operativi di ingresso dei giovani nel lavoro. La famiglia (come evidenzia il contributo di Giorgio Campanini) è il nucleo centrale di
una società, all’interno di una città che, nel suo complesso, è essa stessa “educante” (come emerge dal contributo di Alessandro Bosi). La famiglia deve
essere aiutata, assai più di quanto non sia ora, nel suo compito educativo e non può essere lasciata sola. Gli anziani rappresentano, allo stesso modo,
uno dei temi centrali del futuro della nostra città. Pietro Stefanini, partendo dalle idee di Mario Tommasini, rilancia la necessità della domiciliarità e
della centralità dei diritti della persona. Gli anziani sono una ricchezza per la nostra società, costitutiscono una straordinaria risorsa culturale,
sociale e non certo possono essere ridotti solo ad un “problema” di natura assistenziale. Alessandro Bosi ci dice ancora che la complessità della città e
delle sue trasformazioni sociali impone di declinare con chiarezza i termini della coesione, della solidarietà, del dialogo. Le istituzioni devono
calarsi, attraverso la conoscenza e l’impegno, nel cuore della città, che è nelle persone che la abitano, nelle dinamiche dei quartieri, nei rapporti tra
gli individui, nelle trasformazioni funzionali e simboliche dei luoghi della città. La partecipazione, che è modalità ineludibile di governo democratico
della città, deve trovare espressioni moderne, adatte all’evoluzione della società. Come risulta dal contributo di Lamberto Prati, occorre una governance
della sostenibilità, che si articoli dalla partecipazione dei singoli e dei portatori di interesse. Si devono inoltre esplorare nuove strade di
partecipazione, utilizzando le tecnologie moderne, come le reti telematiche, i linguaggi e i metodi della comunicazione su web, come propongono, nel loro
originale contributo, Laura Cresci e Laura Cantoni. Una partecipazione che sarà altrettanto necessaria per attivare le forme di monitoraggio e la
creazione di osservatori permanenti per la verifica e la conoscenza dei fenomeni che riguardano la società, l’economia, l’ambiente. Il lavoro del Borgo
approfondisce quindi i temi del territorio, della sostenibilità, delle politiche urbanistiche, della mobilità, della casa. I contributi di Paolo
Giandebiaggi, Paolo Scarpa, Marzio Pavarani e Mariano Pedrelli indicano come le scelte urbanistiche di questi anni siano state orientate ad un progressivo
smarrimento di una visione condivisa di città”.

L’associazione culturale il Borgo ha divulgato un documento in cui viene proposta l’alternativa di una Parma non più governata dai debiti e le corrutele
legate al mondo delle partecipate. Attraverso un documento viene così illustrato un modello di città e di amministrazione ‘libera dalle partecipate’.
Pubblichiamo di seguito stralci del documento divulgato ieri dall’associazione:”L’Associazione culturale Il Borgo presenta ‘Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile’, un lavoro di ricerca e proposta su Parma, realizzato
in collaborazione con docenti dell’Università di Parma, esperti, studiosi e con l’aiuto di soci e amici dell’Associazione. Dalla sintesi di Paolo Scarpa,
curatore del lavoro, si legge che una città, per essere comunità, deve aggregarsi attorno ai valori che ne costituiscono la sua identità: sono i valori
della democrazia, della partecipazione, della centralità e dei diritti della persona, della solidarietà, del merito, del primato della conoscenza e si
devono rappresentare, nella gestione della cosa pubblica, attraverso un’etica e un principio di responsabilità individuale e collettiva. Senza questo
richiamo prioritario ad un sistema di valori, si corre il rischio di non capire il senso vero della crisi. Infatti, la crisi che si è manifestata a Parma
è soprattutto una crisi di valori, la quale ha condotto ad un indebolimento della fiducia dei cittadini verso le istituzioni e gli strumenti di
partecipazione. Occorre tornare a strategie di ampio respiro; la sostenibilità è la linea direttrice attorno a cui progettare il futuro della città e del
suo territorio: una sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica, sociale. Le trasformazioni che attendono Parma sono profonde, come emerge dalle
previsioni demografiche di Lamberto Soliani. Sono trasformazioni che riguardano la sua composizione sociale, in relazione soprattutto all’invecchiamento
della popolazione e ai fenomeni migratori, che condurranno a percentuali elevate di persone provenienti da paesi stranieri, un fenomeno al quale Parma
deve guardare non con paura, ma come ad una nuova risorsa ed opportunità. L’integrazione è una scommessa affascinante e possibile, come evidenzia il
lavoro di Eugenio Caggiati, che prefigura nuove forme di dialogo, per una identità della città che si rafforza dall’incontro tra diverse culture. Il
contributo di Franco Mosconi e di Giacomo Degli Antoni, che apre il capitolo sull’economia, disegna nuovi scenari per uno sviluppo sostenibile.  Partendo
dai punti di forza di Parma, la filiera agroalimentare, una robusta base manifatturiera, una spiccata vocazione all’export, la presenza dell’Università,
emerge che nuove opportunità possono derivare da un più marcato processo di innovazione e crescita. L’individuazione di un modello di governo locale
basato su responsabilità sociale condivisa e la creazione di Istituzioni capaci di mettere in rete le diverse opportunità del sistema, dall’imprenditoria,
alle rappresentanze sociali, all’Università, alle istituzioni, alla società civile, permetterà di sviluppare relazioni positive, sia dentro il sistema,
sia verso l’Europa e i paesi emergenti. I valori della partecipazione, della trasparenza, della democrazia deliberativa, dell’etica della cosa pubblica
sono la base perché si possa costruire un’Istituzione multi-stakeholder democratica, capace di porsi come sede di cooperazione strategica per rilanciare
la crescita, la coesione sociale, per dare un colpo d’ala all’esportazione verso i paesi emergenti, gli investimenti in conoscenza, per aprire il
territorio alla logica del capitale sociale, in cui fare coesistere, nella trasparenza, pubblico e privato. Sul tema centrale dei giovani, gli interventi
di Federico Ghillani e di Maria Antonioni evidenziano, partendo da punti di vista diversi, come la “risorsa giovani” sia la più importante per una visione
di futuro. Occorre aprire, in modo fattivo, le strade ai giovani da parte delle imprese, del sistema della formazione, della ricerca, della società tutta.
E occorre contestualmente comprenderne le difficoltà, interpretandone i bisogni. La proposta è di aprire nuovi luoghi di confronto e, nel contempo,
attivare strumenti operativi di ingresso dei giovani nel lavoro. La famiglia (come evidenzia il contributo di Giorgio Campanini) è il nucleo centrale di
una società, all’interno di una città che, nel suo complesso, è essa stessa “educante” (come emerge dal contributo di Alessandro Bosi). La famiglia deve
essere aiutata, assai più di quanto non sia ora, nel suo compito educativo e non può essere lasciata sola. Gli anziani rappresentano, allo stesso modo,
uno dei temi centrali del futuro della nostra città. Pietro Stefanini, partendo dalle idee di Mario Tommasini, rilancia la necessità della domiciliarità e
della centralità dei diritti della persona. Gli anziani sono una ricchezza per la nostra società, costitutiscono una straordinaria risorsa culturale,
sociale e non certo possono essere ridotti solo ad un “problema” di natura assistenziale. Alessandro Bosi ci dice ancora che la complessità della città e
delle sue trasformazioni sociali impone di declinare con chiarezza i termini della coesione, della solidarietà, del dialogo. Le istituzioni devono
calarsi, attraverso la conoscenza e l’impegno, nel cuore della città, che è nelle persone che la abitano, nelle dinamiche dei quartieri, nei rapporti tra
gli individui, nelle trasformazioni funzionali e simboliche dei luoghi della città. La partecipazione, che è modalità ineludibile di governo democratico
della città, deve trovare espressioni moderne, adatte all’evoluzione della società. Come risulta dal contributo di Lamberto Prati, occorre una governance
della sostenibilità, che si articoli dalla partecipazione dei singoli e dei portatori di interesse. Si devono inoltre esplorare nuove strade di
partecipazione, utilizzando le tecnologie moderne, come le reti telematiche, i linguaggi e i metodi della comunicazione su web, come propongono, nel loro
originale contributo, Laura Cresci e Laura Cantoni. Una partecipazione che sarà altrettanto necessaria per attivare le forme di monitoraggio e la
creazione di osservatori permanenti per la verifica e la conoscenza dei fenomeni che riguardano la società, l’economia, l’ambiente. Il lavoro del Borgo
approfondisce quindi i temi del territorio, della sostenibilità, delle politiche urbanistiche, della mobilità, della casa. I contributi di Paolo
Giandebiaggi, Paolo Scarpa, Marzio Pavarani e Mariano Pedrelli indicano come le scelte urbanistiche di questi anni siano state orientate ad un progressivo
smarrimento di una visione condivisa di città”.

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