Published On: Ven, Feb 24th, 2012

FOCUS – A Parma spunta un nuovo “inceneritore”

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di Diego Gustavo Remaggi

Nello stesso giorno in cui il commissario Ciclosi presentava alla città i primi dati e le prime mosse per il suo bilancio di rigore, in regione, la società Pfp Spa di Modena depositava un progetto di cui, sebbene riguardasse Parma, di cui finora poco si è parlato. Sul bollettino ufficiale della regione Emilia Romagna del 4 gennaio 2012 si legge la messa agli atti di un documento relativo ad un progetto finalizzato alla produzione di biocombustibili da biomasse. Parole ormai entrate nel vocabolario comune e che sebbene rappresentino un’alternativa all’ormai obsoleto petrolio – che nonostante tutto continua a far sentire il suo peso sulle tasche degli italiani-, lasciano sempre qualche scia di polemiche più o meno vivaci.
La situazione è semplice: si tratta di costruire, in zona Paradigna, un nuovo “inceneritore” che produrrà combustibile in misura adeguata per l’alimentazione di un impianto di cogenerazione che svilupperà una potenza pari a 940 Kw. In genere un tipo di struttura simile viene considerata abbastanza vantaggiosa per chi la produce, meno inquinante – forse – e più efficiente, tenendo conto del risparmio sul combustibile, che viene prodotto in loco, e l’utilizzo immediato dell’energia.
Sono ormai circa dieci anni che la costruzione di impianti eco-sostenibili in Emilia Romagna vanno di pari passo con l’estensione della rete di teleriscaldamento, è innegabile che il settore dell’energia sia un terreno fertile ed estremamente redditizio, dalla produzione alla consumazione. Non è nemmeno un caso che Pfp Spa abbia scelto di abbinare l’impianto in progetto alla produzione stessa di biocombustibili derivanti da grassi e oli ad uso alimentare esausti e sottoprodotti di origine animale, i cosiddetti SOA di categoria 3. Leggendo il Regolamento CE 1774 del 2002, quindi di 10 anni fa, vengono definite come categoria 3: “Parti animali idonee al consumo umano ma che  non vi sono più destinate per motivi commerciali (grasso e ossa). Tali scarti (50.000 t/anno di materia prima lavorata nell’ancora ipotetico caso di Parma), possono venire recuperati sotto diverse forme: mangimi per animali (di cui Pfp, tra l’altro, è produttrice), fertilizzanti, biogas e compostaggio”.
Una bella area, tra Parma, Sorbolo e Torrile, in cui produrre combustibile e riutilizzarlo subito per produrre energia sarebbe un colpo non da poco per l’azienda modenese che, in caso positivo, riceverebbe anche agevolazioni fiscali, risparmierebbe sull’acquisto di metano, guadagnerebbe dalla vendita dell’energia, e inquinerebbe ancora di più l’aria di una città ormai esausta da Pm10 in cui il commissario stesso ha dovuto porre ulteriori rimedi dell’ultimo minuto.
In un comunicato stampa, Parma Bene Comune scrive: “L’azienda (Pfp, ndr) dichiara di voler rendere combustibili 50.000 t. di scarti di macellazione e 20.000 t. di oli  esausti. Ne brucerebbero circa 15.000 t, arrivando in tal modo a produrre neanche 8 milioni di Kwh”. Sarebbe quindi un  investimento inutile, se non fosse che “dagli incentivi pubblici l’azienda ricaverebbe 1 milione di euro all’anno” (i famosi certificati verdi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ndr).
Il progetto è comunque ancora nel cassetto, ad esaminarlo sono chiamati diversi enti, il comune di Parma, quelli di Sorbolo e Torrile, la Provincia di Parma, in attesa della procedura della Valutazione di impatto ambientale (VIA) e dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), requisito necessario per tutti gli impianti di combustione con potenza termica di almeno 50 MW. A questo punto, la valutazione e l’approvazione del progetto spetta ai sindaci e alle loro giunte, mentre Parma Bene Comune chiede al commissario: “La sospensione di ogni procedura VIA o AIA fino all’elezione del nuovo sindaco. A questi – continua -, spetterà l’onere di decidere se autorizzare l’impianto, con un  nuovo, grave danno alla salute dei cittadini di Parma e dei comuni limitrofi (Torrile e Sorbolo), oppure decidere di negare l’autorizzazione, procedendo ad un netto cambiamento di rotta, nelle politiche per l’ambiente del comune”.

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