Published On: Mer, Feb 1st, 2012

FOCUS – Inceneritore: ora anche l’Europa non ci vede chiaro

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di Marcello Frigeri

L’Europa Unita ha inviato al governo italiano, per la seconda volta nel giro di nove mesi – la prima a marzo 2011 -, una missiva per chiedere informazioni dettagliate sulla costruzione dell’inceneritore di Ugozzolo perché, così afferma la stessa Commissione per mezzo del membro Michel Barnier,  la questione legata alla costruzione del “forno” è una faccenda tutt’altro che chiara. Sembra incredibile sostenerlo, ma la stessa Ue non è ancora a conoscenza dei reali costi dell’impianto, che a progetto iniziato vertevano su circa 200 milioni di euro, mentre oggi si parla di 315 milioni (il 50% in più). La notizia è che l’Europa intera punta i fari su Ugozzolo mentre a Parma, dove da più di un anno Zerosette chiede informazioni sulla costruzione dell’inceneritore, la stampa locale e la maggior parte dei parmigiani lasciano correre, pur sapendo che Provincia e Comune hanno avvallato il progetto senza però, come sostiene l’Ue, aver avuto le garanzie necessarie per poterlo portare a termine. La lettera spedita a Ciclosi da Bruxelles, in tutto tre paginette, tocca tre punti principali: il primo è che i comuni di Parma, di Piacenza e di Reggio, azionisti Iren, non hanno potere di controllo sulla società stessa, lasciando dunque l’interesse pubblico dei propri cittadini nelle mani di privati del tutto estranei al contesto parmigiano, che spesso, appunto perché privati, tendono all’interesse personale, il profitto, e non a quello generale; il secondo, come detto in precedenza, riguarda i costi dell’opera, ancora totalmente oscuri, nonché la durata e il valore economico dei contratti di servizio relativi allo smaltimento dei rifiuti; il terzo, ma forse il punto nevralgico della vicenda, è la procedura di messa in concorrenza seguita dalle Autorità italiane per la scelta degli azionisti privati sella società Iren Spa. L’Europa, in estrema sintesi, si chiede: chi controlla Iren? Con quale procedura, non chiara, il Comune di Parma avrebbe affidato alla società Iren Emilia Spa, controllata dalla società Iren Spa, i lavori necessari per la realizzazione dell’inceneritore? La normativa Ue, su questo ultimo punto, è infatti abbastanza limpida. Scrivono da Bruxelles: “La Commissione ricorda che gli appalti e le concessioni di lavori di importo superiore ad euro 4.845.000 [il forno ne costerebbe 315 milioni, ndr] debbono essere conclusi con l’esito di una procedura di messa in concorrenza”, ma risulta “che il Comune di Parma avrebbe direttamente affidato alla società Iren Emilia i lavori”. Se le domande poste dall’Unione trovassero conferma, ci troveremmo davanti ad una realtà paradossale. Abbiamo consegnato il futuro dello smaltimento rifiuti e del servizio idrico – questioni di non poco conto, soprattutto nella società dei consumi quale è la nostra – ad una azienda privata sulla quale il Comune non ha nessun potere di controllo, e di conseguenza ogni decisione presa su tali fabbisogni sarà fuori da ogni legittimità democratica. Tutto questo senza avere ben chiaro come sia avvenuto il passaggio di consegna. Ecco: soltanto a Parma, e forse anche nello Stato libero di Bananas, notizie come queste riescono a passare in secondo piano. A conti fatti, però, il problema non è tanto l’ermetismo di Iren che svia le domande dei giornalisti con pacati “No comment”: essendo una società privata la cui logica capitalistica la costringe a perseguire i propri profitti, è ovvio che le loro risposte alle questioni passeranno per canali istituzionali – l’Ue, per intenderci – e non per quelli pubblici. Il problema è il Comune di Parma, che in questi anni non ha saputo intermediare tra il cittadino ed Iren, generando questa triste rincorsa a domande la cui  risposta è un dovere, e un diritto, per il parmigiano. D’altra parte, come già detto, è proprio l’Europa a evidenziare la preoccupazione di fondo: Piazza Garibaldi, nei confronti di Iren, non ha alcun potere, perché non sussiste nessun rapporto di controllo.

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