Published On: Gio, Feb 9th, 2012

FOCUS – Noi paghiamo cash, poi loro rubano

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di Diego Gustavo Remaggi

L’attico che Luigi Lusi ha acquistato a Roma sarà rimasto anch’esso imbiancato dalla grande nevicata caduta su Roma la scorsa settimana. Dapprima tesoriere del comitato elettorale di Rutelli, poi tesoriere della Margherita a partire dal 2002, Lusi ha legato la sua “carriera” politica a quella dell’ex sindaco di Roma.  Quando Arturo Parisi, quasi 10 anni fa, gli chiese le carte su cui erano registrati i conti, i movimenti, le entrate e le uscite dalle casse del partito, si trovò la porta della tesoreria sbattuta in faccia. Quei fogli, ancora oggi restano ingialliti e impolverati in un cassetto ancora da aprire. Fatto sta che la Margherita oggi non esiste più, ma – questa volta dobbiamo proprio aggiungerlo -, fino allo scorso anno ha continuato a ricevere i cosiddetti “rimborsi elettorali”, belle cifre su cui Lusi ha messo, senza farsi troppi problemi, lo zampino investendo sul mattone.
Quando, nel 2007, nacque il Pd, Margherita e Ds decisero di unirsi ma di mantenere una sorta di separazione dei beni per quanto concerne il sistema dei finanziamenti. Nata da una costola della vecchia Dc, la Margherita ottenne, nel secondo governo Prodi, eletto un anno prima, ben 8 ministri con Rutelli nominato vicepresidente del consiglio. Quando però il governo cadde agli inizi del 2008, il sistema delle alleanze e dei partiti in Italia cambiò radicalmente; nacque il Pdl, con cui Berlusconi vinse le elezioni, mentre Margherita, Ds, Alleanza Nazionale e Forza Italia – così come Rifondazione Comunista pur non essendo presente in parlamento -, continuarono a ricevere i rimborsi elettorali risalenti a due anni prima in aggiunta ai nuovi ottenuti in qualità di Pd e Pdl fino al 2013.
Nato per evitare scambi oscuri tra partiti nazionali e grandi finanziatori – leggasi “mazzette” -, il finanziamento pubblico ai partiti fu caldamente proposto da Flaminio Piccoli della Dc nel 1974 e fu approvato in soli 16 giorni da tutto il parlamento, escluso il Pli. Sopravvisse anche al referendum abrogativo sostenuto dai Radicali nel 1978, e poi venne raddoppiato con l’obbligo, però, di rendere pubblico, da parte dei partiti, un rendiconto finanziario annuale su entrate e uscite su cui però i controlli sono sempre stati più che leggeri. I Radicali non si arresero e nel 1993, colpiti dallo scandalo di Tangentopoli, gli italiani votarono per abrogare il finanziamento pubblico. Fu una vittoria di Pirro, tant’è che un anno dopo furono introdotti i cosiddetti “contributi per le spese elettorali” erogati ad ogni nuova legislatura.
Fino ad oggi, i partiti politici italiani (Lega Nord compresa) hanno racimolato, a livello nazionale, qualcosa come 6 miliardi di euro di finanziamento, che hanno rimpinguato ampiamente le loro casse.
C’è da ricordare che questi lauti rimborsi non riguardano le primarie – organizzate quasi esclusivamente dal centro sinistra -, con cui si decidono i candidati per le elezioni regionali, provinciali e comunali. Tali esempi di democrazia “dal basso”, richiedono quindi un contributo “extra” da parte dei simpatizzanti e degli elettori della coalizione. Le ultime primarie di Parma, da cui è uscito vincitore Vincenzo Bernazzoli, sono costate circa 16mila euro – a carico degli elettori -, per la “copertura delle spese organizzative”. Tra il 2004 e il 2011, secondo uno studio dell’Università di Palermo, l’Emilia Romagna ha “vinto” la classifica per quanto riguarda il numero delle elezioni primarie comunali, ben 64 contro le 38 della Lombardia e questo è importante per capire quanto spende il centro-sinistra locale per la scelta dei candidati alla carica di sindaco, che nel 45,7% dei casi (fonte del Ministero dell’Interno) è risultato essere appartenente al Pd. Le primarie di Parma sono rientrate poi nella media delle 12-15 settimane precedenti alle elezioni vere e proprie, periodo che permetterebbe “la possibilità di ricomporre i rapporti interni e di evitare influenze negative sulle comunali”. Situazione su cui, sicuramente, si sta ampiamente ragionando.

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