Published On: Mer, Feb 1st, 2012

INTERVISTA – Andrea Bui: “A Parma lo sporco lo si nasconde sotto al tappeto”

Share This
Tags

di Brunella Arena

“Parma è una città assolutamente italiana, lo sporco si infila sotto il tappeto ma adesso è venuto fuori, se lo si prende e lo si mette fuori dalla porta va bene, se lo si ricopre non va bene”, le parole di Andrea Bui, uno dei coordinatori dei movimenti di piazza della scorsa estate sotto i Portici del Grano per chiedere le dimissioni dell’allora sindaco Pietro Vignali dopo lo scandalo “Green Money”, manifestano una volontà di risveglio della cittadinanza. Uno stimolo a chiedere soprattutto trasparenza per tutto quello che riguarda la gestione del bene comune e per far sì che a pagare siano i responsabili e non, come al solito, chi non c’entra.

Proprio per avere chiarezza su ciò che è successo e per contestare i tagli lineari proposti dal commissario Ciclosi il movimento si ritrova di nuovo sabato 4 febbraio sotto i Portici del Grano, “non possiamo accettare che chiedano sforzi e sacrifici collettivi quando i guadagni e i profitti sono stati solo ed esclusivamente privati”.

Cosa chiedete ai cittadini che dovrebbero affiancarvi nella protesta?

La coesione e la voglia di non arrendersi. Con le manifestazioni di quest’estate abbiamo assistito a un risveglio delle coscienze che ha reso possibile la mobilitazione. Penso agli operai, a chi vive con 17.000 euro, lordi, l’anno, a chi ha contratti a tempo determinato che, in un periodo già difficile, non vogliono essere chiamati a pagare i profitti delle varie Coopsette, Bonatti e molti altri. Da anni chi ha gestito la cosa pubblica ha operato in due diverse direzioni: quello che ha fatto passare alla cittadinanza, e quello che ha fatto sul serio, e il perché. Nel primo caso ci hanno venduto il sogno di una Parma “città europea”, si è portata avanti la politica delle grandi opere per restituire alla città il suo passato di fasti e di capitale; nel secondo caso hanno spacciato per pubblici interessi del tutto privati.

A questo punto entra in gioco anche la responsabilità dei cittadini che sono stati un po’ a guardare.

Sicuramente una parte di responsabilità della città che non si è mossa c’è stata, ma in media con il Paese, mi spiego: quando venne fuori il progetto della metropolitana a Parma ai cittadini, che lo chiedevano, fu negato il referendum perché il progetto, ritenuto di interesse nazionale, era stato deciso a Roma da un accordo tra Berlusconi, Lunardi ed Errani. Adesso speriamo che la prossima volta che provano a venderci il nuovo “sogno ducale” la cittadinanza abbia sviluppato dei robusti anticorpi. Naturalmente nell’affrontare una situazione del genere la colpa è anche l’aver per anni, da tutte le parti politiche, aver assecondato uno sfrenato liberismo dove il mondo è un eterno presente, contano solo il singolo e l’apparenza che hanno portato a rendere il denaro l’unico parametro per misurare l’individuo.

Al commissario Ciclosi adesso, e a chi seguirà dopo, cosa chiedete invece?

Prima di tutto che rifondere il danno spetta a chi lo ha creato e poi, che è una naturale conseguenza, una totale chiarezza. Abbiamo assistito a una completa mancanza di trasparenza riguardo la holding pubblica Stt s.p.a, che era incaricata di gestire le partecipazioni azionarie nelle Stu, le società di trasformazione urbana, e di conseguenza nebbia intorno alle società partecipate. Vogliamo una commissione di inchiesta popolare, con le dovute competenze, che possa informare  la cittadinanza su cosa c’è realmente da pagare e perché. Oltretutto occorrerebbe fare una dovuta distinzione tra il debito esigibile e quello odioso, quello di cui i cittadini sono completamente all’oscuro mentre chi lo contrae è ben consapevole. Mi chiedo anche, in riferimento ai provvedimenti di Ciclosi, perché non è possibile dare la possibilità ai sindaci di aumentare, per esempio, l’aliquota Imu per chi ha grandi concentrazioni immobiliari, spesso sfitte, o affitta a prezzi altissimi. Per quanto riguarda chi verrà dopo, spero che si trovi davanti dei cittadini e non dei telespettatori, e che sia finita l’era dell’ “uomo solo al comando” per far posto ad una di collaborazione.

Quanto è, o può diventare, “europea” Parma?

Quando avremo un audit che funzioni, quando inizieremo ad affrontare la crisi in maniera diversa, quando gli immigrati che fanno comodo ai signori della terra e del mattone li si considererà come umanità, allora probabilmente avremo le basi di un’identità progettuale e di intenti e non di radici.

Ma a Parma è possibile un altro “modo di vivere”?

La realtà è che a Parma chi vive in “altro modo” esiste da molto tempo, ma finora gli è stato negato il diritto all’esistenza come categoria sociale.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette