Published On: Ven, Feb 24th, 2012

POLITICA – Gli indignati si ritrovano in piazza: “Il debito ai responsabili”

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di Brunella Arena

Luglio 2011 – Febbraio 2012, stessi Portici  – quelli del Grano sotto il Comune – stessa indignazione, di diverso c’è solo il numero dei manifestanti, inferiore a quello estivo. Diverse anche le richieste, perché se l’estate scorsa la cittadinanza chiedeva a gran voce le dimissioni del sindaco, adesso i parmigiani chiedono chiarezza sul debito, sulla questione delle società partecipate, su chi debba assumersi in maniera reale le proprie responsabilità, sui tagli lineari e gli interventi previsti dal Commissario Ciclosi e dalla sua squadra. Al suono di slogan come “I debiti li paghino loro”, con tanto di facce dei responsabili del debito accumulato dal Comune, e “Per voi profitti, per noi sacrifici”, dove “noi” racchiude diverse fasce della cittadinanza: pensionati, operai, lavoratori che non arrivano a fine mese, tutti i soggetti sociali che, con i suddetti tagli lineari, si trovano a pagare un ammanco che non hanno accumulato. La cittadinanza, seppure poco numerosa, chiede risposte e interventi decisi. Andrea Bui, già protagonista delle manifestazioni estive, oltre a sottolineare la necessità di continuare ad andare in piazza a manifestare, perché “Con gli interventi di quest’estate abbiamo chiuso un ciclo, ora l’attenzione deve ripartire e a pagare devono essere i responsabili, non noi”, aggiunge: “Ci hanno detto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ma abbiamo chi? I pensionati, i lavoratori e gli operai? I giovani?”. Una domanda che da mesi resta senza risposta, una delle tante che anima i cittadini che, nelle parole di un manifestante, “non dobbiamo rimanere in silenzio, la Costituzione dice che i pubblici amministratori devono amministrare i beni come dei buoni padri di famiglia e a Parma questo non è fatto. Come ci fu il sacco di Roma, noi abbiamo vissuto il sacco di Parma, ci sono delle responsabilità da prendere e questa gente deve andare in galera”. Gli elenchi tornano come un mantra, dal progetto (abortito) della metropolitana, al ponte Nord (che invece cresce), il sogno di riportare Parma ai fasti e alla grandezza del passato, adeguarla agli standard europei e farne una capitale, di non si sa cosa. Opere faraoniche di cui non si sentiva la necessità: “Adesso qualcuno deve tirare fuori i soldi per pagare e ripianare tutto questo, e non dobbiamo certo essere noi lavoratori”. Il fatto che la cittadinanza non sia responsabile dei danni subiti, e che quindi il debito non debba gravare su di lei, è ciò che viene ribadito e sostenuto con più vigore: “Hanno vissuto sulle nostre spalle, parlandoci di un futuro che non esiste e non esisterà mai”, continua Bui, “Vignali era il burattino, ma adesso vanno mandati a casa anche tutti i burattinai che continuano a tenere in piedi questo sistema”. Sulle privatizzazioni, gli eventuali tagli del commissario ai servizi (maggiormente sociali e assistenziali), le costruzioni indiscriminate, le grandi opere, interviene un rappresentante della rete “Diritti in casa”, soffermandosi su un particolare di cui forse non tutti sono a conoscenza: come verranno impiegati i circa 15 milioni di euro, sugli 80 totali, previsti per la metropolitana, che torneranno indietro al Comune? La previsione è questa: verranno usati per completare il sistema di social housing che però è un progetto non in grado di aiutare realmente le persone in difficoltà e che necessitano di alloggi. Le fasce più bisognose spesso non sono in grado di pagare i canoni di affitto previsti dal progetto e la possibilità di entrare nelle graduatorie è minima. Il sistema di affitti agevolati sparirà e le case saranno vendute per fare cassa e coprire i buchi, mentre con 15 milioni si riesce a costruire, o a ristrutturare, casa popolari da poter assegnare a chi non ne ha una; “siamo nella situazione in cui a Parma gli sfratti esecutivi aumentano, un disastro per lo stato sociale”.
La verità, insinua qualcuno, è anche che Parma ha fatto i conti, o a ben vedere non li ha fatti, con la realtà “Il nostro debito pubblico – interviene una manifestante -, costituisce un varco nella fortezza del sistema economico parmigiano dove vigono meccanismi iniqui e contraddizioni sociali molto forti. Noi vogliamo sapere chi ha prodotto il debito, a quanto ammonta e a chi tocca pagarlo tenendo presente che i grandi redditi patrimoniali vanno tassati come tutti, è una situazione nata da un processo di speculazione con chiare ed evidenti responsabilità”.
Altro punto spinoso, affrontato da Liliana Spaggiari con un comunicato del Partito Comunista dei Lavoratori, è quello delle privatizzazioni che “lasciano i servizi sociali totalmente in mano ai privati, cosa che comporterà per tutte le persone assistite un aumento delle rette mensili e un abbassamento del livello di assistenza, se a questa situazione si aggiunge il grave indebitamento del Comune, il quadro è agghiacciante”.
Si continua a parlare della necessità di capire cosa e come è successo, quanto bisogna a pagare e a chi, chi deve pagare e in che modo lo farà se lo farà, ma al momento le domande, da una stagione all’altra, restano senza risposta.

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