Published On: Gio, Feb 16th, 2012

POLITICA – La retromarcia di Villani

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di Salvo Taranto

Se Luigi Giuseppe Villani avesse voluto restare in sella al Pdl parmigiano, avrebbe dovuto limitare fortemente le proprie aspirazioni politiche. Ma anche, e soprattutto, fare i conti con pesanti ricadute di carattere economico.
Quanto appena sostenuto non scaturisce da insinuazioni o da cervellotiche analisi politiche, bensì da considerazioni che derivano direttamente dalle norme stabilite dai massimi dirigenti berlusconiani a livello nazionale.
In attuazione a quanto previsto dall’articolo 35 dello Statuto del Pdl, lo scorso 6 dicembre il segretario politico nazionale, Angelino Alfano, ha infatti reso noto il regolamento sulle incompatibilità: un provvedimento che ha inciso sulla possibilità, da parte dei vertici locali del partito, di ricoprire più incarichi contemporaneamente.
Il documento, entrato in vigore in occasione dei congressi provinciali che si sono appena svolti in tutto il Paese, ha sicuramente influito anche sullo scacchiere politico del centrodestra parmigiano dove la pedina principale, Villani, ha deciso di non essere della partita limitandosi ad appoggiare Buzzi e Moine: una scelta premiata da quelle urne che hanno sancito la vittoria dei “falchi” del partito e della corrente che fa capo proprio al coordinatore uscente. Un successo – come rende ancora più esplicito il nome della mozione vincitrice – all’insegna del “rinnovamento nella continuità”.
L’ex coordinatore provinciale aveva rinunciato alla propria ricandidatura adducendo molteplici motivazioni: da quelle di carattere strategico, dominate dall’intenzione di dedicare più tempo all’esperienza regionale, a quelle volte a fare largo ad una nuova classe dirigente.
Insomma, l’obiettivo di scalzare la sinistra alle prossime elezioni emiliane e le istanze di rinnovamento in seno al partito avrebbero avuto la meglio nelle riflessioni del consigliere regionale, suggerendogli di compiere il fatidico passo indietro.
Un gesto senza dubbio generoso ma anche piuttosto ponderato, in quanto l’articolo 3 del regolamento sulle incompatibilità avrebbe comunque costretto l’esponente del Pdl a dover scegliere tra un eventuale futuro alla guida locale del partito ed il prestigioso ruolo di vicepresidente di Iren, l’illustre partecipata del Comune.
Così recita infatti la norma in questione: “vi è incompatibilità tra la carica di Coordinatore o Vice Vicario provinciale o cittadino e di membro di un consiglio di Amministrazione di società o aziende a partecipazione dello Stato o delle Regioni o di Enti Locali territoriali”. Parole nette ed inequivocabili che non lasciano margini a forzate interpretazioni e a tentativi di aggiramento.
Ad onor del vero, occorre sottolineare che Villani aveva annunciato l’intendimento di non ricandidarsi alla carica di coordinatore provinciale agli inizi di novembre: un mese prima, dunque, della pubblicazione del regolamento. Tuttavia, i probabili contenuti restrittivi del documento aleggiavano nell’aria da tempo, dato che lo Statuto del Pdl, approvato nel corso del consiglio nazionale del primo luglio 2011, prevedeva all’articolo 35 l’emanazione di apposite norme sulle incompatibilità fra le cariche del Movimento e gli incarichi istituzionali e di rappresentanza esterna.
Non era affatto impossibile, quindi, ipotizzare già allora su quali incarichi si sarebbe potuta abbattere la falce regolamentaria del nuovo corso intrapreso dal delfino Angelino Alfano. Come se non bastasse, una ricandidatura e conseguente riconferma come coordinatore avrebbe anche potuto significare – in teoria – una dura battuta d’arresto nelle legittime aspirazioni di carriera politica di Villani. “I Coordinatori e i Vice Vicari provinciali o di grande città che intendano candidarsi ad elezioni politiche, europee, regionali o amministrative – sancisce in proposito l’articolo 4 del regolamento sulle incompatibilità – devono sospendersi dal loro incarico con decorrenza di sei mesi prima della scadenza dell’organo al quale intendono candidarsi”. Quella innestata da Villani, in pratica, potrebbe definirsi una retromarcia preventiva: a volte, forse, è  conveniente (più utility) compiere un passo indietro per non precludersi movimenti futuri.

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