Published On: Gio, Feb 16th, 2012

SICUREZZA – Gli strani terremoti

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di Danilo Coppe

Ho trascorso due terzi della mia vita a generare onde sismiche. La frase, scritta così, si presta ad interpretazioni di diversa natura, anche umoristica. Quindi spiego la realtà dei fatti: usando esplosivi si producono onde vibratorie che vanno quindi studiate e controllate per evitare di fare danni. Da geotecnico minerario ho studiato anche la geologia e la geofisica. Mi permetto quindi di inserirmi nel solito strascico mediatico che ogni evento tellurico si trascina dietro, e che risulta spesso più molesto delle scosse di assestamento. Scrissi un pezzo simile su queste pagine anche dopo il sisma de L’Aquila.
La gara sulla disinformazione non è mancata anche in questa occasione, dove due eventi ravvicinati hanno già fatto gridare alla fine del mondo o all’evento misterioso, forse frutto di un complotto della CIA.
Tutti i sismologi intervistati si sono affrettati a dire che non vi era correlazione fra i due fenomeni tellurici. Non è la prima volta che a distanza di ore o di pochi giorni si verificano eventi sismici importanti. Abbiamo avuto nel mondo, recentemente, altri due eventi sismici rilevanti a distanza di poche ore uno dall’altro: uno alle Samoa e l’altro a Sumatra. Eppure ogni volta le dichiarazioni pubbliche sono state le stesse: nessuna correlazione. Anche se è chiaro che gli epicentri sono diversi, asserire che non c’è correlazione per me è una cavolata. Ve lo dimostro. Avete presente quei soprammobili composti da un telaietto con 6 o 7 sferette di metallo appese ad un filo? Si chiamano Pendoli di Newton. Quando si solleva una sfera e questa batte su quella vicina, la stessa sta ferma ma rimbalza l’ultima dal lato opposto. E così per un certo numero di battute fino a che l’energia iniziale del primo battito non si è esaurita. La crosta terrestre è formata da placche o zolle continentali, una a fianco dell’altra. Le fratture che dividono le grandi zolle continentali non sono nette. Sono, a loro volta, divise da altre sottofratture. I terremoti avvengono quando l’attrito fra due placche continentali o fra due zolle secondarie viene superato per mancanza di contrasto dovuto a motivazioni di diversa natura. Lo strappo improvviso che ne consegue è energia che si diffonde attraverso le onde sismiche generando di fatto il terremoto. Le placche continentali sono come le sferette affiancate. Un urto su una placca può trasmettere staticamente l’energia che si libera a migliaia di chilometri di distanza. Inoltre, ogni urto può incidere sull’accumulo di energia in una zona differente della crosta terrestre, liberando a suo volta altra energia.
Ciò che determina la deriva dei continenti, ossia i movimenti delle grandi placche continentali, l’una rispetto all’altra, può avere diverse nature. Innanzitutto dalla rotazione terrestre, per cui si sviluppa una forza centrifuga che crea movimento della crosta stessa. Questa è come se fosse costituita da una serie di zattere, una affiancata all’altra, ma non ancorate sul fondo. Tutta la crosta terrestre è appoggiata su uno strato di magma semiliquido, pertanto nel suo “galleggiamento” è suscettibile di spostamenti. L’asse di rotazione terrestre non è in posizione stabile rispetto allo spazio cosmico, ma si sposta continuamente determinando, quindi, l’impossibilità per la crosta stessa di trovare un assetto definitivo. L’altra ragione degli spostamenti delle zolle continentali va ricercata nel fenomeno dei “moti convettivi”, ossia da quegli effetti per cui anche l’acqua, bollendo nella pentola, crea movimenti rotatori: acqua più calda su, acqua meno calda giù. Il magma più caldo sale verso la superficie e poi ridiscende verso il nucleo terrestre. Queste rotazioni del magma, sotto la crosta, creano un effetto simile ad un tappeto ruotante, diverso sotto ogni zolla.
Ci sono aree della terra, come le parti più interne dei continenti, che sono “costrette” fra più zolle continentali; stanno, pertanto, relativamente ferme; in altri casi, a causa dei movimenti relativi, una placca va sopra all’altra generando, a volte, anche le catene montuose.
In queste dinamiche, ciclicamente, si generano strappi più o meno violenti che con l’energia liberata, provocano i relativi terremoti. A parte lo stress ai cittadini, causato da eventi sismici frequenti, questa circostanza significa che l’energia accumulata in secoli o millenni di frizione fra zolle diverse della crosta terrestre si scarica periodicamente e quindi gradualmente. Vi lascio immaginare cosa sarebbe avvenuto a Parma se, tutta questa energia, si fosse liberata in un solo evento anziché in due distinti.
Dobbiamo imparare a convivere con i terremoti e benedire tutte le volte che si limitano a spaventarci un poco senza fare danni rilevanti. Bisogna preoccuparci quando passano decenni senza fenomeni rilevanti. Osservate la storia sismica della provincia di Parma negli ultimi 40 anni:1971, (12 anni dopo), 1983, (4 anni dopo), 1987, (8 anni dopo), 1995, 1996, (4 anni dopo), 2000, (3 e 4 anni dopo), 2003, 2004, (4 anni dopo), 2008, l’ultimo (4 anni dopo) 2012.
Gli appassionati di numeri noteranno che la media dei terremoti significativi viaggia a cadenze di 4 anni o con multipli di 4. Il peggiore è stato quello che ha avuto anche il maggior intervallo, ossia 12 anni. Non è un caso. I movimenti tettonici che ci riguardano hanno un moto relativamente regolare. Se si inceppa lo scorrimento, e quindi la liberazione periodica dell’energia, quando poi riprende è decisamente peggio.

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