Published On: Mer, Feb 1st, 2012

SICUREZZA – Sta arrivando la bufera

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di Danilo Coppe

Tra la nave Concordia e lo sciame sismico del Nord Italia, l’attenzione è distolta dagli eventi più lontani. Guarda caso, a proposito di debite informazioni da parte dei media su quanto accade nel resto del mondo, è passata anche in sordina l’annuncio che l’Italia è caduta al 61° posto nella classifica sulla liberta di stampa. Sono quel genere di notizie che si fa finta non siano importanti e che, quindi, tanto vale dimenticarle alla svelta. Come quando facciamo una gaffe, dicendo all’orfano di salutare la mamma.

Le notizie a cui dovremmo fare un po’ più di attenzione sono quelle che arrivano dal Medio Oriente. Non mi riferisco alla polveriera chiamata Siria, dove fra un sopruso e l’altro si prospetta un’escalation di sangue. Non mi riferisco nemmeno all’altrettanto grave incremento della tensione fra Iran e Stati Uniti, peggiorato dal fatto che gli Yankees si stanno ritirando dall’Iraq e dall’Afghanistan e quindi hanno a disposizione l’armamentario sufficiente a re-impelagarsi in un nuovo conflitto atto a tenere florida l’industria americana degli armamenti, uno dei settori più attivi nella crescita del PIL statunitense.

Ad aumentare il rischio di venire coinvolti tutti in gravi beghe con l’Iran c’è la strategia dei grandi geni che governano il nostro continente. Forse non tutti hanno percepito, distratti da altro, che l`Europa ha stabilito l’embargo sul petrolio iraniano. Praticamente questo embargo entrerà in vigore definitivamente nel luglio 2012. Ma già dalla settimana scorsa i Paesi europei hanno iniziato gradualmente ad ordinare meno prodotti petroliferi. Intanto che metabolizzate questa notizia, considerate  che l’Europa è il secondo cliente dopo la Cina per l’acquisto di petrolio iraniano. L’Italia è il primo partner commerciale dell’Iran e il secondo esportatore dopo la Germania.
Per tutta risposta, quell’equilibrata persona che è il presidente Ahmadinejad, a breve, farà votare il suo governo all`unanimità a favore del blocco immediato delle forniture di prodotti petroliferi verso i Paesi della UE. Così facendo tali nazioni, Italia compresa, non avranno la possibilità né il tempo di organizzarsi, creando un gap nelle forniture e notevoli prevedibili disagi (anche se, al momento, si dispone ancora di scorte sufficienti). Mi preoccupa quando ci sono questioni che riguardano il petrolio durante lo sviluppo di tensioni fra stati occidentali e quelli medio orientali. Infatti il greggio funge da camomilla contro le frange più esaltate degli integralisti islamici: non dimentichiamoci che, per il nostro fabbisogno energetico, riversiamo una valanga di soldi verso i Paesi Arabi; soprattutto a quelli che schiavizzano le donne, osteggiano la libertà religiosa, ci vedono come cani infedeli, ecc… Se cominciamo a ridurgli la camomilla non si sa esattamente cosa, ma qualcosa succederà. E’ preoccupante che l’occidente stia mostrando il drappo rosso davanti al muso di un toro che, grazie all’intelligenza di qualche altro grande stratega europeo, oggi dispone anche di armi nucleari. Ma quello che mi preoccupa di più è quanto avevo già segnalato nei numeri scorsi di Zerosette a proposito della Guerra in Libia e della cosiddetta “primavera araba”: nei giorni scorsi a Tripoli centinaia di islamici si sono radunati per chiedere che la sharia musulmana ispiri la legislazione dopo la caduta della dittatura di Gheddafi. Si tratta di gruppi politici e religiosi, per lo più giovani e meno giovani, tutti con la barba, che, tenendo copie del Corano in mano, hanno dimostrato nelle piazze della capitale, a Bengasi ed a Sabha. Secondo questi gruppi, che comprendono numerosi membri della Fratellanza musulmana, la più conservatrice, il Corano dovrebbe essere la principale fonte di ispirazione per la nuova legislazione del Paese, contrariamente a quanto richiesto dai laici più aperti alle riforme democratiche. Osservatori locali ritengono però che i Fratelli Musulmani siano la forza politica più organizzata e potrebbero emergere come leadership nella Libia del “dopo Gheddafi”. Il presidente del Consiglio Nazionale di transizione della Libia (NTC), Mustafa Abdul Jalil, ha promesso di sostenere la legge islamica, affermando: “Noi, come nazione musulmana abbiamo preso la sharia islamica come fonte di legislazione, pertanto, qualsiasi Legge che contraddice i principi dell’Islam è legalmente annullata”.

Ovviamente le potenze occidentali oggi stanno ad guardare mentre gli islamisti permeati da frange integraliste conquistano il potere, oltre che in Libia, anche in Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco..

Più a sud, intanto, più precisamente in Nigeria, arrivano notizie sconfortanti. Continua infatti ad aumentare il bilancio delle persone uccise nella serie di attentati a Kano, megalopoli di dieci milioni di abitanti nella zona più settentrionale a maggioranza musulmana. Il principale quotidiano del Nord ha detto che un presunto portavoce del gruppo islamista Boko Haram ha rivendicato la responsabilità delle violenze, sottolineando che gli attacchi erano in risposta al rifiuto delle autorità a rilasciare dal carcere i loro membri. I Boko Haram si ispirano ai talebani e costituiscono oggi la principale minaccia terroristica in Nigeria, primo produttore di greggio del continente africano, nonché quinto fornitore degli Usa. Questa setta fondamentalista islamica, che lo scorso Natale ha firmato l’attentato alla chiesa cattolica di Santa Teresa nella zona di Madal, alle porte della capitale federale Abuja (37 morti), ha già rivendicato tutti gli attentati successivi.

Non vi sembra che i media avrebbero altro di cui occuparsi anziché di scoprire il colore dei calzini del Comandante Schettino al momento del naufragio del Concordia?

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