Published On: Ven, Mar 2nd, 2012

ATTUALITA’ – Parlamentari, diamo i numeri

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di Marco Mirabile

A cento giorni dalla sua nascita il governo fa il punto sull’attività svolta. Sul sito governo.it compare un dossier in cui si legge: “È l’occasione per fare il punto sull’azione del governo guidato da Mario Monti a tre mesi dall’insediamento”. E la notizia più rilevante è che, dal “Salva Italia” al “Cresci Italia”, a Palazzo Chigi si registrano risparmi per 43 milioni di euro. Sarebbero molti di più se si agisse con i tanto agognati tagli ai costi della politica: non i finti ritocchini dei giorni scorsi, ma una vera e propria riforma costituzionale, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari e dei loro privilegi. La strada è lunga e tortuosa, e non si può certo agire con un referendum popolare: l’unica cosa che si può fare, come società civile, è fare pressione sulla classe dirigente (ma è come dire al lupo di diventare vegetariano).
Eppure qualcosa si sta muovendo, pare che Alfano, Bersani e Casini abbiano trovato l’accordo sia sulla riduzione dei parlamentari, che sulla riforma del Senato e la legge elettorale. Naturalmente non ci sarà il promesso dimezzamento degli onorevoli, ma solo una spuntatina: duecento in meno. Con il voto dei tre grandi partiti la riforma passerà senza bisogno del referendum confermativo, quindi senza il consenso degli elettori. Il procedimento per la revisione costituzionale, infatti, è disciplinato nell’articolo 138 della Costituzione: il disegno di legge costituzionale deve essere approvato da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi. Nel caso in cui la deliberazione, nella seconda votazione di ciascuna delle Camere, non sia avvenuta a maggioranza di due terzi dei loro componenti ma a semplice maggioranza assoluta, può essere richiesto, da un quinto dei membri di una Camera, da cinque Consigli regionali o da 500.000 elettori, un referendum confermativo.  Le proposte di legge che il Senato ha discusso nelle scorse settimane si sono distinte per incisività dell’intervento: tutte, comunque, prevedevano il taglio degli attuali 630 deputati e 315 senatori. Il Pdl ha proposto 508 deputati e 254 senatori, il Pd 400 deputati e 200 senatori, la Lega 250 deputati e 250 senatori, gli altoatesini della Svp 300 deputati e 150 senatori.
Dalla varietà delle proposte si capisce che non esiste un numero perfetto: quando si confrontano le cifre italiane con quelle delle altre democrazie, poi, è facile perdere la bussola. Nel nostro paese, con quasi mille onorevoli, ogni parlamentare rappresenta circa 60000 abitanti. La Gran Bretagna, dove il totale dei parlamentari è di 1383, precisamente 646 Lords e 737 deputati, ha anche il maggior numero di parlamentari per abitante. In Cina gli onorevoli sono 3000 per 1,3 miliardi di persone, mentre in India sono meno di 800 per 1,2 miliardi di abitanti.
Il caso degli Stati Uniti è il più citato. Un paese che, con più di 300 milioni di abitanti, ha 535 deputati e 100 senatori: quella che viene da sempre definita “La più grande democrazia del mondo” ha meno parlamentari della nostra. Quello che non si dice, però, è che gli Stati Uniti sono un paese federale, e che ogni singolo Stato ha un suo parlamento bicamerale, articolato cioè in Camera e Senato. Per fare un esempio, il Wyoming che ha circa 500mila abitanti, oltre a eleggere i suoi rappresentanti a Washington ha altri 30 senatori e 60 deputati locali. Quindi, in totale negli Stati Uniti ci sono 51 camere e 51 senati, cioè migliaia di parlamentari.
Lo stesso discorso vale per la Germania, dove il Bundestag (senato federale, appunto) ha 598 deputati e 69 senatori per oltre 80 milioni di cittadini. Ogni Land però ha le sue assemblee rappresentative e legislative: la Baviera da sola ha 187 deputati locali. La Spagna ha 350 deputati e 259 senatori «nazionali», ma le Comunidad di cui si compone hanno le loro rispettive assemblee.
Concludendo: cosa succederà una volta ridotti i parlamentari? Innanzitutto si risparmieranno milioni di euro. Poi funzionerà meglio l’apparato legislativo e si ridurrà drasticamente lo spazio per le manovre trasformistiche e le pulsioni ribaltonistiche. Tuttavia la riforma sarà insufficiente, perché non affronta l’altra grave arretratezza della democrazia italiana: l’eccesivo numero di partiti, che dipende soprattutto dalla facilità con cui si possono creare nuove sigle politiche senza essere penalizzati nell’ambito delle istituzioni. Sarebbe davvero un’ottima cosa affiancare alla proposta per la diminuzione dei parlamentari un progetto per una legge elettorale più selettiva.

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