di Brunella Arena

Fino agli anni ’20 è stato l’ospedale cittadino, adesso la struttura accoglie la cooperativa sociale “I Girasoli”, il centro cinema “Lino Ventura”, una delle sedi dell’Archivio di Stato, lo storico circolo “Aquila Longhi”, il plesso bibliotecario di Vicolo Santa Maria e l’Oratorio di Sant’Ilario, ma soprattutto l’Ospedale Vecchio di Parma è al centro, da diversi anni, di un tentato progetto di privatizzazione.
Le condizioni del complesso necessitano restauri che dall’ultimo dopoguerra alla fine degli anni ’90 sono stati portati avanti “a piccoli passi, un pezzo per volta consentendo il recupero della struttura parte per parte senza creare indebitamento e gravare eccessivamente sulle casse comunali”, spiega Andrea Mora del comitato “Leggere tra le ruspe”, uno tra gli altri che porta avanti la battaglia per non privatizzare la struttura, “questo procedimento ha consentito di recuperare numerosi spazi vitali del complesso che poi sono stati restituiti ai cittadini”.
Ma dai primi anni del 2000 a questa tipologia di interventi è stata sostituita quella del “project financing”: significa finanza di progetto ed è quell’operazione finanziaria attraverso la quale le pubbliche amministrazioni realizzano opere pubbliche il cui onere finanziario è parzialmente o totalmente a carico del privato, sulla base di un piano finanziario in grado di garantire l’autofinanziamento dell’operazione stessa (art. 153 del Codice degli Appalti).
Un tentativo di privatizzare uno spazio pubblico per non dover far fronte alle spese di restauro da una parte, il sospetto di favori e di destinare la struttura ad usi diversi (come il progetto di trasformare il complesso in albergo, risalente al 2005 poi abbandonato) dall’altro: “L’allora sindaco, Ubaldi, adesso di nuovo in corsa per la carica, difendeva l’idea della privatizzazione, in un primo momento fissata al 44%, di questo monumento”, chiarisce Enrico, un altro esponente del gruppo “Leggere tra le ruspe” e prosegue, “Ed è stato anche piuttosto facile sostenere la tesi che il project financing fosse l’unica strada possibile per rimettere in sesto la struttura visto che per dieci anni gli stessi amministratori che avrebbero dovuto occuparsene hanno di fatto sospeso i lavori di manutenzione ordinaria”. Appello al degrado per giustificare l’ingresso di soggetti privati nei lavori di ristrutturazione e mantenimento della struttura, un titolo di un quotidiano cittadino del 16 ottobre 2004 riporta: “L’Ospedale Vecchio va bene così. Il sindaco difende la formula del project financing”.
Sono passati quasi otto anni e la situazione è a un punto di stallo, il 20 marzo scorso infatti, il Giudice del Tribunale del Riesame di Parma, Eleonora Fiengo, ha accolto la richiesta del procuratore capo della Repubblica Gerardo La Guardia di porre sotto sequestro la struttura e sospendere l’iter del progetto di privatizzazione voluto dalla giunta dimissionata del Comune e dall’impresario edile Pizzarotti, messi sotto inchiesta dalla Procura per abuso amministrativo.
Il reato contestato è quello di abuso d’ufficio nella procedura di affidamento del project financing per i lavori di riqualificazione della struttura: sarebbe stata inserita una clausola nella delibera del 2010, relativa alle diverse condizioni del mercato tra la data dell’aggiudicazione del project financing e l’affidamento dei lavori, che avrebbe favorito l’impresa Pizzarotti. In realtà già a settembre, pochi giorni le dimissioni di Pietro Vignali, era stato richiesto il sequestro preventivo della struttura ma il gip Paola Artusi aveva ritenuto le anomalie non così gravi da motivare i reati ipotizzati. Ma quello dell’abuso d’ufficio non è l’unica violazione relativa alla struttura dell’Ospedale Vecchio, gli interventi, essendo il complesso un bene di interesse storico e artistico è soggetto ad una determinata e ben precisa legislazione, e gli interventi devono necessariamente essere “restauri”, con vincoli e limiti di intervento molto rigidi, e non “ristrutturazioni”, cosa che invece prevedono gli accordi tra il Comune e Pizzarotti (di qui la proposta della struttura alberghiera).
La notizia del sequestro lascia parzialmente soddisfatti associazioni, comitati e singoli cittadini che si battono per preservare uno dei simboli e monumenti storici cittadini, ma le parti coinvolte si aspettano anche una maggiore partecipazione da parte della città intera, per far sì che uno spazio che è sempre stato pubblico continui ad esserlo, “Perché dal 2004 sono stati accumulati debiti per 2 miliardi di euro e le spese sostenuto non hanno minimamente sfiorato l’Ospedale. Bisogna dimostrare che un’alternativa è possibile, la privatizzazione non è la soluzione”, conclude un altro esponente del Comitato, “Forse quando arriveranno gli aumenti IMU per ripianare i bilanci e le casse del Comune, gravando sui cittadini, allora forse le persone si sveglieranno”.

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