Published On: Ven, Mar 16th, 2012

FOCUS – Inceneritore alla certosa: politica latitante

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di Diego Gustavo Remaggi

La parola d’ordine è “ottenere incentivi”. A questo servirebbe il mini-inceneritore pensato per sorgere proprio accanto alla certosa di Paradigna. Un investimento su cui abbiamo cercato di dare una interpretazione già nelle scorse settimane, confermata da Aldo Caffagnini di Gestione Corretta Rifiuti, che commenta in modo deciso: “L’azienda (Pfp Spa di Modena ndr.) mira chiaramente ad ottenere gli incentivi – i famosi Certificati verdi -, parlano di rifiuti quando in realtà ciò che vogliono bruciare, gli scarti, servono per produrre mangimi”. Ad insospettire è soprattutto il fatto che la stessa società Pfp produca anche alimenti per animali, che evidentemente però hanno un costo maggiore, di produzione, distribuzione, vendita e, ovviamente, non frutterebbero quel milione di euro all’anno che per quindici anni andrebbe ad ingrassare le tasche dell’azienda stessa. I certificati verdi sono un meccanismo ormai ben oliato tramite cui si sta facendo una politica industriale vantaggiosa per molte aziende che tentano di convertire le loro produzioni in investimenti sempre più redditizi. Non è un caso che tali incentivi vengano concessi a chi produce energia con le biomasse mentre poco o niente viene dato a chi pratica compostaggio a livello industriale.
Nelle stanze della regione Emilia Romagna e nei comuni di Parma, Sorbolo e Torrile è stato comunque depositato il progetto, di cui poco si sa – soprattutto in merito all’effettiva struttura -, ma i cui fumi certamente andrebbero ad aumentare ancora di più i rischi per la salute dei parmigiani. L’iter per la realizzazione del mini-inceneritore, prima di creare allarmismi, è ancora lungo. C’è ancora tempo per fare osservazioni, sia da parte dei comuni interessati (sicuramente toccherà al futuro sindaco di Parma renderne conto ai cittadini), sia da parte delle associazioni che, come Gestione Corretta Rifiuti, si daranno da fare per scongiurare l’ennesimo inceneritore: “Abbiamo già il nome di un tecnico che ci aiuterà nell’esporre le nostre osservazioni – commenta Caffagnini -, e soprattutto porremo quesiti e interventi per quanto riguarda due ambiti fondamentali: quello ambientale – impiantistico e quello urbanistico”. Coinvolti nella discussione del progetto saranno, oltre ai Comuni interessati, anche enti come Usl, Arpa, Vigili del fuoco, sulle cui valutazioni e autorizzazioni, Caffagnini è ottimista: “Non ci saranno i numeri necessari” – sostiene -, mentre sono già trascorsi oltre due mesi dal momento in cui Pfp ha presentato richiesta di costruire e le eventuali osservazioni non possono andare oltre i 120 giorni.
Secondo l’art. 12 del D.Lgs. 387/2003 (modificato poi nel 2006, 2007 e 2009), “Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti”, questo spiega i tempi corti con cui si deve ragionare circa le autorizzazioni e le concessioni urbanistiche. Ma anche un altro passo dello stesso articolo è molto interessante. Le centrali a biomasse devono “tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore  agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali,  alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale”. A tale proposito ritorna alla mente la significativa immagine, nemmeno troppo satirica ma verosimile, dei fumi generati dall’improbabile impianto accanto alla Certosa, fumi che di certo non terrebbero conto del “patrimonio culturale” a loro adiacente.
La politica “energetica” delle centrali a biomasse ha avuto un incremento soprattutto nei paesi nordici, come la Svezia, in cui esse sono vantaggiose dati i periodi lunghi per i quali viene utilizzata l’energia degli impianti di cogenerazione. Si sfruttano i residui industriali, legno in primis, per avere energia. In Svezia questa scelta paga perché utilizza soprattutto energia derivante da fonti non fossili ma rinnovabili. Ma in Italia? E soprattutto: a Parma? Nella food valley, patria di allevamenti e agricoltura è sicuramente vantaggioso utilizzare il più possibile gli scarti – nel caso di Paradigna, animali -, ma vantaggioso per chi? Non sembra un progetto di pubblica utilità quanto un tentativo di massimizzare gli utili dei proponenti incrementando ancor di più la presenza di polveri fini, tanto più che è possibile trattare residui di lavorazioni agricole e di allevamento in modi sicuramente migliori. È una politica industriale diffusa, con cui anche Parma (comune e provincia) e i suoi futuri amministratori dovrà attentamente confrontarsi.

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