Published On: Ven, Mar 9th, 2012

La lobby dei costruttori: ci credono una metropoli da 800 mila abitanti

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La decisione della Provincia di fissare un limite alla cementificazione del territorio giunge mentre le superfici a disposizione della grande distribuzione crescono in modo esorbitante. Le aree destinate a centri commerciali e supermercati si moltiplicano senza sosta, nonostante il calo dei consumi ed un’offerta che non è sicuramente inferiore alla domanda. Anzi, secondo quanto sostenuto da Filippo Guarnieri, presidente del Consorzio Parma Centro, la città ducale sarebbe già in grado, allo stato attuale, di soddisfare le richieste di 800mila abitanti: un’offerta di oltre 4 volte superiore, dunque, rispetto al numero effettivo dei cittadini (188mila secondo i dati raccolti nel 2011).
Spetta all’evidenza delle cifre mostrare l’illogicità delle recenti scelte di carattere urbanistico. La popolazione, nel decennio 1998-2008, ha registrato un aumento medio annuo pari all’1% e in proiezione futura, considerando invariato il tasso di crescita, nel 2015 i residenti dovrebbero aggirarsi intorno alle 195mila unità: un aumento del 16,5% rispetto al valore iniziale del 1999. Parallelamente, nel corso dei 10 anni presi in esame, i consumi commerciali del comune di Parma (definiti moltiplicando i valori procapite in Emilia Romagna per la popolazione residente) sono cresciuti del 26,4% e, secondo i calcoli, entro il 2015 raggiungeranno un +52%. Tuttavia, alla contrazione del potere d’acquisto delle famiglie a causa della crisi economica, Parma replica con un illogico ampliamento degli spazi di vendita che non ha uguali in Emilia Romagna. In questo momento sono 84mila i metri quadrati di cui possono usufruire le varie realtà della grande distribuzione. Una superficie che, considerando anche le nuove autorizzazioni, raggiungerà a breve i 113mila mq. Ma l’espansione non è tuttavia destinata a conoscere fine: in base infatti alle ultime strutture inserite nel Piano Operativo Comunale 2008 (Poc) e le varianti del Piano Strutturale Comunale (Psc), le superfici di vendita su cui potranno contare i concorrenti dei commercianti al dettaglio raggiungeranno addirittura l’incredibile dimensione di 413.255 mq: un aumento, quantificabile con un +457% rispetto al dato già esistente, che fa matematicamente a pugni con un preventivato innalzamento dei consumi inferiore di quasi 10 volte.
A sottolineare le contraddizioni intervengono anche altri numeri. Secondo i dati dell’Osservatorio Regionale del Commercio riguardanti le grandi superfici non alimentari, Parma nel 2008 era seconda soltanto a Bologna nel rapporto tra aeree di vendita e numero di abitanti (101,2 contro i 141,9 di Bologna, i 71,1 di Ferrara, 56,5 di Rimini e, infine, i 34,8 di Modena). Tuttavia, in base alle proiezioni, il parmense raggiungerà presto quota 355,2, contro i 180,9 di Bologna e i 188,4 di Rimini, conquistando la vetta regionale e staccando nettamente le altre città dell’Emilia Romagna. Questo boom stride fortemente con quanto è avvenuto negli ultimi anni nel comparto del terziario parmigiano e, nello specifico, in quello del commercio. Nel 2011, secondo la Camera di Commercio di Parma, sono diminuite le imprese iscritte e contemporaneamente aumentate, al contrario, le cessazioni di attività: un’ulteriore conferma di quanto la crisi economica si manifesti sul territorio. Il saldo tra imprese iscritte (403) e quelle cessate (642) è stato, per l’appunto, pari a -239. Un fenomeno preoccupante e difficilmente fronteggiabile (nel 2010 il saldo era stato pari a -69) in presenza di misure che favoriscono i centri commerciali ai danni dei piccoli esercenti che lavorano soprattuto nel centro storico.

La politica locale, come dichiarato dal presidente di Ascom Confcommercio Parma, Ugo Margini, ha delle evidenti responsabilità che affondano le proprie radici nella mancanza di programmazione:  “Noi dobbiamo avere dei politici che vedano lontano e agiscano in base a ciò. Bisogna avere la visione della città, – afferma Margini – non andare a tentoni o navigare a vista concedendo licenze commerciali per avere in cambio gli oneri di urbanizzazione”.
La proliferazione illimitata delle grandi aree di vendita ha inoltre effetti che oltrepassano i confini delle riflessioni in ambito economico. Il sostegno alla nascita di centri commerciali determina, infatti, anche un inasprimento dei processi di desertificazione del centro storico e un’amplificazione della percezione di insicurezza: una percezione spesso legittimata dal persistere di episodi di delinquenza che le forze dell’ordine faticano ad arginare a causa della scarsità di uomini e mezzi.  A mettere in rilievo quanto sta avvenendo in città è il già menzionato Filippo Guarnieri: per il presidente di Federmoda il fenomeno è molto visibile e riscontrabile “attraverso l’osservazione di numerosi negozi su cui campeggiano scritte come affittasi o cedesi attività”. “Il negozio di quartiere – dichiara in conclusione – è un negozio di professionalità e di servizio che consente un acquisto molto mirato: ma è anche e soprattutto un deterrente contro la microcriminalità”.

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