Published On: Ven, Mar 2nd, 2012

L’INTERVISTA I – Priamo Bocchi (La Destra): “Ci rifacciamo all’Msi, e puntiamo alla rappresentanza in Consiglio”

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di Salvo Taranto

Priamo Bocchi, classe 1970, è il volto parmigiano de “la Destra”. Laureato in Economia, sposato e padre di 2 bambine, Bocchi svolge l’attività di mediatore nel settore caseario, ha pubblicato 2 libri e gioca a volley in una formazione che milita in serie C. Iscritto fin dal 1984 al Fronte della Gioventù, ha abbandonato Alleanza Nazionale nel 2007 per aderire al partito fondato da Storace per il quale, nelle politiche del 2009, è stato candidato alla Camera dei Deputati. Priamo Bocchi si è gentilmente sottoposto alle domande di Zerosette nel corso di una chiacchierata svoltasi in un bar del centro storico.
Sicurezza e presidio del territorio sono le parole chiave del vostro programma.
“Certamente. Lo sono data la nostra matrice politica ed anche la situazione d’emergenza che sta vivendo Parma in questi ultimi mesi: un’emergenza da affrontare con rigore, durezza e progetti seri. Non pretendiamo di essere più originali degli altri in questo ambito, ma sicuramente vogliamo essere i più credibili. Abbiamo messo a punto un manifesto per l’ordine e la sicurezza e crediamo che al più presto si debba istituire un tavolo di crisi coinvolgendo i sindacati delle forze dell’ordine e quella polizia municipale che, ci auguriamo, possa avere in futuro ruoli diversi, più qualificati, nella vigilanza del territorio: non soltanto, dunque, compiti sanzionatori ed amministrativi”.
In quale modo si può applicare a Parma il principio della tolleranza zero?
“Lo si può applicare contro ogni forma di illegalità. Perché la cultura della sicurezza e dell’ordine pubblico, alla quale noi teniamo in particolar modo, si può trasmettere anche attraverso la persecuzione di reati come l’abusivismo e nel controllo di tantissimi esercizi commerciali, ad esempio cinesi, in cui si concentrano sacche di abusivismo, di illegalità ed evasione fiscale, di riciclaggio e contraffazione. Bisogna inoltre potenziare il numero delle forze dell’ordine, aumentarne la presenza ed istituire delle collaborazioni con istituti di vigilanza privati sull’esempio di quanto avviene in altre città”.
Qual è l’obiettivo, in termini elettorali, che vi ponete per queste amministrative?
“Fino a qualche settimana fa avrei detto che puntiamo ad avere la rappresentanza in consiglio comunale per riportare nelle istituzioni la destra sociale, popolare e nazionale: quella che si rifà alle radici dell’Msi e di Alleanza Nazionale. Oggi sono più ambizioso: noi ci rivolgiamo ad un elettorato che non si riconosce nella sinistra, quell’elettorato deluso non soltanto dalla politica in generale, ma da un centrodestra che sia a livello nazionale che a livello locale è, secondo noi, da rifondare nella leadership, nella classe dirigente, nelle idee e nei progetti: credo che ci sia una prateria, in quell’ambito, che noi potremmo intercettare. Stesso discorso per i delusi della Lega Nord: un partito  che ha disatteso le aspettative, che da 20 anni è al governo e, al di là di qualche pagliacciata, si è omologata al peggio della partitocrazia che criticava”.
Liliana Spaggiari ha proposto di concedere la tessera onoraria a chi ha distrutto la lapide dedicata ai caduti di Salò. Qual è la sua replica?
“E’ veramente ignobile elogiare pubblicamente un vandalo che si permette di violare l’intimità, il silenzio e la religiosità di un cimitero, che è un luogo di preghiera e di ricordo, per distruggere una lapide a memoria di giovani che diedero la loro vita, il loro sangue, per la nostra patria. Credo sia un atto davvero ignobile da parte di chiunque, a maggior ragione da parte di una persona che si candida a sindaco di una città: specialmente se nel suo simbolo ci sono una falce ed un martello che disturbano per ciò che hanno rappresentato nella storia. Al di là dell’episodio della lapide, credo che dopo 70 anni sia giunto il momento di digerire questo fenomeno e di raggiungere una vera e reale pacificazione nel ricordo e nel rispetto di chi diede la propria vita, da entrambe le parti in buona fede, per l’Italia”.

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