Published On: Ven, Mar 2nd, 2012

L’INTERVISTA II – La candidata Liliana Spaggiari (Pcl): “Ai parmigiani chiediamo fiducia”

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di Brunella Arena

Abbiamo chiesto a Liliana Spaggiari del “Gruppo Operatori Casa Scarzara” e prossima candidata sindaco con il Partito Comunista dei Lavoratori, un quadro sulla situazione delle privatizzazioni a Parma, sui tagli previsti dal commissario e sull’andamento generale tra debiti, responsabilità e reazioni della cittadinanza.
In un momento, economicamente e lavorativamente, critico per tutto il Paese, i provvedimenti ed i tagli del Commissario Ciclosi sono da considerarsi in linea con l’andamento nazionale?
“Il parallelismo sollevato dalla domanda pare appropriato. Ma nella realtà è impossibile non notare due peculiarità significative, in direzioni curiosamente opposte. In primis per il fatto che Ciclosi agisce da Commissario, mentre Monti maschera come tecnico un governo che invece ha sostegni politici che hanno un nome ed un cognome. E quindi che gli attacchi all’articolo 18 ed allo Statuto dei Lavoratori vengono perpetrati con l’avvallo di PD, IDV e SEL, seguiti dai seguaci di Grillo. Ciclosi, invece, agisce da Commissario, ed amministra con quel che trova in cassa. Non è la stessa cosa! La seconda differenza consiste nella condizione pre-esistente: mentre a livello nazionale il debito pubblico esiste e ci accompagna praticamente da sempre, la situazione di Parma è figlia di un quindicennio scellerato, nel quale si sono alternate disonestà ed incompetenza. Noi, una Parma benestante e oculata nella gestione della Res Publica ce la ricordiamo bene”.
In che modo il sistema delle privatizzazioni influisce sul Mercato del Lavoro?
“Le modalità sono talmente numerose da esigere un’ edizione straordinaria del suo giornale. La principale è certamente quella che molti, troppi cittadini di Parma hanno vissuto sulla propria pelle: l’ente pubblico è per propria natura chiamato al rispetto della Legge, anche in materia lavorativa. Il privato invece entra in una competizione in cui il capitale è l’unico metro del successo della propria performance. Non si dovrebbe mai rispondere ad una domanda con una domanda, ma le vorrei chiedere: secondo lei…quanti parmigiani avrebbe dovuto assumere il comune per giungere a 600 milioni di debiti?”.
Vignali si è dimesso, le misure di Ciclosi non convincono, eppure la Piazza risponde poco: colpa dei cittadini o dell’immobilità di organizzazioni politiche e sindacali?
“Di entrambi i fattori. Dei cittadini perché si sono fatti assuefare da favolette e delle istituzioni perchè spesso luoghi in cui vigono regole al limite dell’immoralità: i giochini che ho visto in questo breve cammino politico mi fanno ben comprendere il perché il cittadino comune sia nauseato dalla semplice parola politico. I cosiddetti Indignados (uso il termine con riserva, visto che nemmeno loro lo amano particolarmente) che ha potuto contare sotto i Portici sono forse una quarantina. E non rappresentano più nessuno sul piano contenutistico, ancor prima del piano numerico”.
Meno servizi e minore qualità: proviamo a spiegare ai cittadini cosa sta succedendo al tessuto dei servizi sociali di Parma.
“E’ molto semplice: c’è stato un assalto alla diligenza sconcertante. Il Comune ha esternalizzato servizi alla persona per i quali paghiamo fior di tasse. E li ha demandati spesso a cooperative i cui costi hanno ingrassato solo i leader. Se a questo errore strutturale del sistema delle esternalizzazioni si aggiunge anche la corruzione che la Magistratura ha portato alla luce, non è che ci si potessero attendere conti a posto. E quando la cassa è vuota è sempre il proletario che paga”.
Cosa chiedete ai Parmigiani e cosa al Commissario?
“Ai parmigiani chiediamo fiducia, ovviamente. Di rendere vivi e dinamici concetti come antifascismo e comunismo, valori fondanti su cui si deve ricostruire un’intera collettività: l’etica è fondamentale, il resto è una conseguenza. A Ciclosi non chiediamo niente di particolare: tra due mesi se ne andrà, ed il Comune tornerà ad essere un luogo politico. E speriamo questa volta non nel senso becero del termine”.
I responsabili erano davvero i nomi letti e fotografati sui giornali o c’è un sistema più complesso che deve essere rivisto perché le cose tornino a funzionare?
“Sono due verità parallele. I responsabili sono certamente quelli oggetto di indagine. Ed anche quelli che l’hanno fatta franca. Ma essi sono solo la punta dell’iceberg di un sistema che ha semplicemente cambiato il cavallo su cui puntare. Per questo siamo fieramente anti-bernazzoliani, perché è semplicemente l’altra faccia di un medesimo sistema”.

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