Published On: Ven, Mar 16th, 2012

L’INTERVISTA – Parma Bene Comune: “Per le Comunali puntiamo al 15%”

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di Salvo Taranto

Roberta Roberti,
47 anni, insegnante di italiano e storia alle scuole superiori, è la candidata  sindaco della lista “Parma Bene Comune”. É stata una delle protagoniste delle proteste sotto i Portici del Grano e adesso intende trasformare Parma in una città inclusiva. Portabandiera di una sinistra alternativa a quella che appoggia Bernazzoli e lontana da “idee che in questo momento non risolvono l’emergenza, ma ricercano il conflitto fine a se stesso”, Roberti propone un patto sociale che superi le divisioni sociali tradizionali. Obiettivo della sua lista: il ballottaggio.
Uno dei suoi propositi maggiori è quello di trasformare Parma da “città cantiere” a “città delle persone”: come si può raggiungere questo obiettivo?
“Noi vogliamo proporre un’idea diversa di città, che riesca a coinvolgere l’immaginario delle persone: un’idea che intende come bene comune tutto quello che – materiale e immateriale – contribuisce alla qualità della vita: l’acqua, l’aria, l’ambiente nella sua totalità, ma anche il patrimonio dei monumenti cittadini, le piazze, gli spazi comuni, la cultura espressa in varie forme dalla nostra città, e così via. Il concetto di patrimonio della collettività deve essere rivalutato  da quei cittadini che, per troppo tempo, hanno pensato di poter delegare la gestione del bene pubblico all’ente locale: la collettività si è invece trovata a doversi difendere dall’amministrazione perché le scelte che venivano fatte erano sbagliate o colpevoli. Immaginiamo una città che rivaluti il proprio patrimonio di solidarietà”.
Il tema dell’ordine pubblico viene spesso ritenuto ad appannaggio esclusivo della destra. Come affronterebbe a Parma il problema della sicurezza?
“Certamente in modo diverso rispetto a quanto è stato fatto negli ultimi 13 anni. É evidente quanto le politiche securitarie che il Comune ha adottato nelle giunte Ubaldi e Vignali non abbiano funzionato. Nel 2011 i furti, per esempio, sono stati 12.283: il 13% in più rispetto al 2010. E’ la dimostrazione che la tanto sbandierata “Carta di Parma” per la sicurezza, del 2008 (dichiarata incostituzionale nel 2011) non ha funzionato. Non vogliamo più spendere soldi in telecamere o politiche repressive, ma comprendiamo che sia importante un maggiore controllo. A noi stanno bene i vigili di quartiere:  non c’è bisogno di assumerne di nuovi, probabilmente si potrebbe pensare ad un diversa destinazione di una parte del personale degli uffici. Ma soprattutto, riteniamo che nel centro storico, come nei quartieri, debbano esserci degli spazi di socialità, – ad esempio l’Ospedale Vecchio nell’Oltretorrente – dei luoghi pubblici che possano essere frequentati da persone di diverse generazioni, estrazione sociale e provenienza culturale, che divengano luoghi di scambio e di confronto”.
Lei si è definita un’alternativa alla “presunta sinistra”: a chi è rivolta questa etichettatura?
“Fondamentalmente alla coalizione che viene portata avanti dal Pd. La definiamo “presunta” perché a noi sembra un centrosinistra sbilanciato verso il centro: non in termini di alleanze ma di programma.  Ci accusano di rompere l’unità a sinistra, ma il problema non è andare con chi vince o schierarsi con chi ha più probabilità di successo, bensì il programma. Il Pd è amministrativamente esperto ma i conti li possono fare chiunque, anche all’interno della macchina comunale. Ci ritroviamo un debito pubblico enorme – di cui sicuramente una parte dovrà essere pagata dai cittadini – ma la politica deve dare degli atti di indirizzo, decidere come fare tornare i conti, quali capitoli di spesa penalizzare e rafforzare”.
In merito alle divisioni della sinistra, come giudica la polemica sulla “borghesia illuminata” – “borghesia spenta”?
“Quando parlo di patto sociale non voglio dire che non ci siano ancora delle identità di classe o fasce sociali. I cittadini sono stati totalmente esclusi dalla gestione della cosa pubblica: ciò interessa sia gli operai che le classi medie. Il patto sociale a cui penso è un rinnovamento radicale del mondo di fare politica. É verissimo che gli operai sono l’anello debole della catena ma anche i figli della piccola e media borghesia hanno davanti un futuro di precarietà. Del resto, illustri studiosi ci dicono che siamo di fronte ad un impressionante impoverimento anche della classe media. Sono convinta che a fronte di una emergenza di questo genere gran parte della classe media, colpita nella sua percezione delle prospettive future, sia pronta a questo patto con chi è meno fortunato in partenza. Credo che questa svolta sia ben più radicale di qualunque posizione pregiudizialmente conflittuale: i beni comuni e la democrazia partecipativa. Questo sì che può migliorare la qualità della nostra vita, non gli sterili estremismi identitari”.
Quali percentuali di voto immaginate di poter raggiungere alle amministrative?
“Molte persone hanno visto in Parma Bene Comune un’alternativa possibile. L’obiettivo è andare al ballottaggio ma, realisticamente, vorremmo ottenere due o tre consiglieri comunali e raggiungere almeno il 15%: per noi sarebbe già un grandissimo risultato”.
Se si andasse al ballottaggio e lei non superasse il primo turno, sarebbe disponibile ad un apparentamento?
Non credo che siano possibili degli apparentamenti, ma una delle priorità è quella di non riconsegnare questa città al centrodestra. Probabilmente  daremmo

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