Published On: Ven, Mar 9th, 2012

POLITICA – Vogliono una grande holding per lo smaltimento rifiuti

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di Diego Gustavo Remaggi

C’era una volta la via Emilia, che da Rimini correva sino a Piacenza unendo tra loro le città di una delle regioni più fertili d’Italia. A tracciare oggi una direttiva che collega i più grandi poli industriali del nord ci stanno pensando A2a, Iren ed Hera, le tre più grandi multiservizi del settentrione. Tre grandi aziende che, con le loro utilities, attraverserebbero tutta l’Emilia Romagna, passando per Brescia, Milano, arrivando a Torino, scendendo poi verso il mare, per raggiungere Genova.
Le aree di competenza sono già molto vaste, intere regioni e provincie in cui la gestione dei rifiuti, la vendita dell’energia e l’approvvigionamento del gas rappresentano un campo di investimento redditizio ed anche, se vogliamo, politico. Quando, a fine dicembre dello scorso anno, la borsa di Milano premiò tutte e tre le società regalando sensibili rialzi, iniziò a scatenarsi quel meccanismo di voci di corridoio, conferme, smentite, dichiarazioni più o meno ufficiali che se non confermavano, almeno avvaloravano la tesi che la creazione di una holding delle multiutility del nord fosse ormai cosa fatta. Che ormai gli interessi in gioco fossero comuni lo specificò poi il riassetto di Edipower partecipata da Delmi (70%), A2a (20%) e Iren (10%), e ne parlarono in toni entusiasti Pisapia a Milano, Merola a Bologna e Fassino a Torino, tutti uniti, tutti favorevoli all’unione, tutti sindaci eletti nelle file della sinistra. “C’è la volontà da parte di amministratori pubblici di andare verso aggregazioni”, ha commentato Roberto Garbati, amministratore delegato di Iren, confermando le parole di Pisapia a colloquio con Merola lo scorso febbraio proprio per discutere della “fusione”: “É evidente che c’è la volontà comune di fare questa multiutility, che possa diventare veramente un polo centrale, non solo nazionale, europeo, rispetto ai temi dell’energia”. Non si tratta però solo di energia, ma anche di rifiuti tanto che Fassino ha auspicato che le tre aziende condividano l’utilizzo dei proprio termovalorizzatori per dar vita al “primo soggetto italiano e il terzo in Europa nel campo dello smaltimento dei rifiuti”.
Un vero e proprio piano di politica industriale quindi, cui la sinistra non si sottrae, ma che, anzi, cerca di incentivare, forte del sostegno ottenuto dal ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, certo che la creazione di una grande holding dell’energia e della gestione dei rifiuti porterebbe l’Italia ad essere concorrenziale anche in Europa, come già stanno facendo Francia e Germania.
Il polo che dovrebbe nascere presenta come primi dati sensibili: 11 miliardi di euro di ricavi, 23 mila dipendenti, con quote, all’interno del cda, divise tra Milano e Brescia (28%), Torino e Genova (9-10%), Bologna, Reggio Emilia e Parma – attualmente rappresentata in Iren da Villani – (20%). Tutte città governate, tranne ovviamente il capoluogo ducale per il quale dovremo attendere maggio, da sindaci vicini a Fassino che si sta dando da fare per convincere tutti a celebrare quanto prima il matrimonio a tre.
Lo scopo di questo progetto politico industriale potrebbe essere quello di creare una grandissima società pubblica governata dall’interno direttamente dai sindaci promotori, tutti di area Pd. Prove di questo progetto mirato alla fusione, sono già stati, d’altronde, l’unione di Aem Torino e Amga Genova da cui nacque Iride, ma anche la nascita di Enìa che unì le municipalizzate di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, un gioco ad incastro che potrebbe in tempi brevi diventare sempre più grande, dato che sono previste nel primo semestre del 2012 importanti assemblee di Iren e A2a, da cui, i bene informati, pensano si possano trarre già le prime conclusioni definitive. Parma farà parte di questa “multiutilty-belt” sebbene poco, finora, se ne sia parlato, ma in che modo? L’unica, ad aver espresso perplessità a riguardo è stata Maria Teresa Guarnieri che in un comunicato, scrive: “In Iren il Comune di Parma è rappresentato dal vicepresidente, Luigi Giuseppe Villani, grazie al quale non conosciamo cosa stia avvenendo in seno all’azienda, quali i dibattiti, quali le strategie e quali siano le ricadute sulla città”. La preoccupazione della Guarnieri, ora come all’epoca della fusione tra Iride ed Enìa, è quella di vedere svalutato il potere decisionale di Parma all’interno dell’amministrazione aziendale  perdendo così la “possibilità di incidere sulle scelte strategiche”.

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