Come più volte ribadito, il lavoro deve essere posto al centro di qualunque politica amministrativa e politica. E’ impensabile che, per combattere la recessione e la crisi, si vadano proprio a toccare quei settori produttivi e quelle fasce che sono il motore dell’economia italiana. Non ci vuole un economista “premio Nobel” per capire che più si abbassano i salari, più aumenta la disoccupazione più diminuiscono i consumi e aumenta la recessione.

Anche l’aumento dei prezzi dovuti ad un aliquota maggiorata dell’IVA (che arriverà presto al 23%) non produce altro effetto che la recessione; paesi in maggiore crisi del nostro, ma probabilmente più accorti e coraggiosi, hanno invece deciso di abbassare questa aliquota fino a 15% o addirittura 8% ed il risultato è stato un rapido aumento dei consumi e della produzione insieme ad una diminuzione della evasione fiscale.

Ritengo dunque che siano necessarie nuove politiche di rilancio industriale e maggiori investimenti nella ricerca e nelle tecnologie (fiori all’occhiello del nostro Paese) che permettano di contrastare a 360° la recessione, ridando slancio alle nostre imprese e ai nostri artigiani.

L’art. 18, come più volte ribadito addirittura da molti industriali, non è il vero problema dell’Italia! E’ solo fumo negli occhi per continuare a mantenere i rapporti clientelari e i privilegi dei soliti noti.

Mi unisco dunque alla CGIL, come del resto ha già fatto tutto il Partito dei Comunisti Italiani, nell’appello per la “salvaguardia della dignità del lavoro e delle persone che lavorano” e parteciperò allo sciopero generale di domani.

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