Published On: Gio, Apr 5th, 2012

FOCUS – Il senso civico gli imporrebbe le dimissioni

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di Diego Gustavo Remaggi

Canosa di Puglia è un grazioso comune che sorge sull’altopiano delle Murge, a 20 chilometri dal mare Adriatico, ricco di storia, folclore e architettura. Canosa appartiene alla provincia di Barletta Andria Trani, nata nel 2004, che si estende nella valle dell’Ofanto arrivando a toccare la Basilicata. Parma, di per sé, non avrebbe nulla da spartire con questi territori se non fosse che presto potrebbe trovarsi a condividere con essi la presenza di un unico grande amministratore, che stringa tra le sue mani le redini di una provincia e di un comune.
Francesco Ventola, di Forza Italia, fu eletto sindaco di Canosa per la prima volta nel 2002 vincendo al ballottaggio e poi nel 2007 replicò di gran carriera sovrastando tutti al primo turno con il 70% dei voti a suo favore. Fin qui tutto bene, se non fosse che due anni dopo, nel 2009, lo stesso sindaco si candidò alle amministrative provinciali e, appoggiato dal centro-destra locale, vinse scartando di ben 30 punti percentuali il candidato del Pd.
L’associazione che intercorre tra Ventola e Vincenzo Bernazzoli è ovviamente sotto gli occhi di tutti, nonostante il primo abbia svolto un percorso “inverso”, passando da due elezioni comunali vinte all’amministrazione provinciale. La differenza, importante, è che quando Ventola si candidò alla provincia, riuscì probabilmente ad aggirare l’articolo 60 del Testo unico per gli enti locali poiché, a livello amministrativo, quando divenne sindaco per la seconda volta, la provincia di Barletta Andria Trani non esisteva ancora.
In piena campagna elettorale, ma anche durante le primarie del centro-sinistra, in molti si sono posti il problema dell’eventualità di una doppia carica rivestita dall’attuale presidente della provincia. “Constatiamo che il sig. Bernazzoli – scrive Federico Pizzarotti, candidato sindaco per il Movimento 5 stelle -, candidato alle comunali di Parma è ancor oggi Presidente della Provincia di Parma. Perché è ancora Presidente? Perché non si è ancora dimesso?”. Roberto Ghiretti, anch’egli preoccupato per la partenza “avvantaggiata” di Bernazzoli ha ricevuto la risposta secca del candidato Pd che ha commentato dichiarando che non rilascerà più interviste in qualità di Presidente della Provincia, per non avere vantaggi a livello mediatico. L’anomalia che si potrebbe creare era già stata evitata da Andrea Borri, predecessore di Bernazzoli, che rifiutò di candidarsi anche per il Municipio, decidendo per una “Scelta di responsabilità” verso gli elettori, come i consiglieri provinciali del Pdl hanno ricordato in una interpellanza definendo la scelta di non dimettersi dalla carica di presidente dell’ente provinciale come un “paracadute” in caso di sconfitta alle comunali.
Secondo gli artt. 1 e 2, Legge 7 giugno 1991, n. 182: “Le elezioni dei consigli provinciali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato si svolgono in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno se le condizioni che rendono necessario il rinnovo si siano verificate entro il 24 febbraio, oppure nello stesso periodo dell’anno successivo, se le condizioni si sono verificate oltre tale data”. A questo punto, ad oltre un mese e mezzo dalla data del 24 febbraio, è quasi certo che la Provincia, se Bernazzoli decidesse di dimettersi, sarà commissariata fino alle nuove elezioni, che si terranno nel 2013, mentre in caso contrario, tutto dovrebbe rimanere come adesso. Le misure restrittive della manovra Monti circa le amministrazioni locali, permetterebbero, nonostante non ci sia ancora chiarezza in merito, di vedere la provincia di Parma ancora in vita, con non più di 10 consiglieri e con il futuro presidente eletto dal consiglio provinciale tra i suoi componenti. Il decreto Salva Italia del presidente del consiglio, non “salverebbe” di certo tutti i 30 consiglieri provinciali che ora siedono nel palazzo di Piazzale della Pace, di cui già 7 sono iscritti nelle liste elettorali, 1 con il Pdl guidato da Buzzi, 1 con Ap-Av, che insieme ai 5 consiglieri del Pd appoggia Bernazzoli, anch’essi più o meno consapevolmente coinvolti in un’anomalia che dalla Puglia potrebbe attraversare l’Italia, correndo lungo l’Appennino e arrivando sino a Parma.

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