Published On: Gio, Apr 19th, 2012

FOCUS – Lavoratori: sono tutti figli di un Dio minore

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di Marcello Frigeri

Quando la settimana scorsa Susanna Camusso aveva fatto visita a Parma, incontrando i vertici economici, amministrativi della città (industriali, Ciclosi), e i sindacati, aveva sostenuto un’argomentazione importante: “La crisi che stiamo attraversando è il segno del fallimento delle tante teorie della ricchezza. Bisogna tornare alla centralità del lavoro – aggiungendo: -. Parma era messa bene rispetto all’insieme del Paese, ma oggi rispecchia la situazione nazionale. La condizione di benessere si sta sgretolando”. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Provincia, e diramati dall’Osservatorio del mercato del lavoro, non siamo ancora in recessione, ma nel 2011 si è registrata una forte contrazione della produzione industriale, dunque un rallentamento che farebbe malsperare per questo 2012. Questo, gioco forza, incide anche sulle assunzioni nel lavoro dipendente che, pur essendo state in positivo nel 2011, fanno temere il peggio per l’anno futuro. Ad oggi, poi, sono diverse le aziende e industrie parmigiane che rischiano la chiusura, con il conseguente licenziamento dei propri dipendenti. Delocalizzazione e crisi economica sono le maggiori cause.

Lamm (San Secondo).

La Lamm di San Secondo è un’azienda che dal 1959 tra le altre cose produce arredi, progetta aule didattiche (tra cui l’aula magna della Bocconi), spazi di ristorazione e  uffici. Un fiore all’occhiello del paese della bassa, che ad oggi conta 60 dipendenti. Da tempo Lamm è in rosso economico, ma nonostante le rassicurazioni sulla volontà di non chiudere l’azienda, arrivate direttamente dalla segreteria provinciale della Fiom, i dipendenti affermano che “Secondo il nostro punto di vista vi è la certezza di voler chiudere, anche in tempi ristretti”.

Una sensazione accusata sin dall’ultimo cda aziendale del febbraio scorso. I dipendenti, dicono, hanno dovuto rinunicare a grossi ordini, quasi non si volesse più investire sul futuro. Ma nonostante la considerevole contrazione degli investimenti, e un atteggiamento di melina da parte dei dirigenti, l’azienda non ha mai voluto esporsi, lasciando gli operai nel limbo dell’incertezza, tra volontà di tirare avanti e di liquidare. A fine aprile si sarebbe dovuto riunire il cda in quella che sarebbe potuta essere l’ultima fase della questione, la liquidazione. L’incontro di martedì 17 in Provincia con i vertici della Lamm, i sindacati e le istituzioni pare però sia servito per bloccare la decisione dell’azienda, rinviando la riunione del consiglio d’amministrazione. Ciò che auspicano i lavoratori, visto il prodotto ancora fortemente appetibile sul mercato, è infatti di rimandare la chiusura ai mesi successivi: il tempo, insomma, di trovare acquirenti che possano rilevare la Lamm. “Altrimenti di noi che ne sarà?”.

Intercast (Parma).

I lavoratori della Intercast, azienda fondata a Parma nel 1975 che si occupa della produzione di lenti e strumentazione in difesa dell’apparato visivo, hanno già effettuato 80 ore di sciopero. La multinazionale americana che ha rilevato l’azienda nel 2006 ha intenzione di portare la produzione di materiale in Thailandia, dove conta già un distaccamente produttivo dal 1983. Delocalizzare, per gli americani, significherebbe produrre di più a minor costo. Sono 59 gli operai Intercast che rischiano il posto: “Sin da quando gli americani sono arrivati hanno sempre investito in Thailandia – spiegano i dipendenti -. I nostri materiali di lavoro li hanno portati gradualmente in Asia, mentre sei mesi fa ci hanno aperto la cassintegrazione ordinaria a rotazione, ed è stato un avvertimento”. Soltanto sotto insistenza degli operai, il marzo scorso, l’azienda ha confermato la propria volontà. La settimana scorsa c’è stato un incontro in Provincia tra i dirigenti italiani e i sindacati, ma la volontà di delocalizzazione è stata irrevocabile. Si attende incontro con i vertici americani all’Unione Industriali.

Cft (Parma).

La Catelli Food Tecnology non sarebbe in crisi, stando alle considerazione dei dipendenti  – 200 operai che producono impiantistica per la trasformazione degli alimenti -.

Eppure la volontà dell’azienda è quella di mettere in mobilità (l’anticamera del licenziamento) 36 lavoratori. I mesi successivi la notizia sono passati attraverso continui braccio di ferro tra azienda e sindacati: i vertici, infatti, non hanno mai accettato le condizioni proposte (cassintegrazione ordinaria a rotazione e contratti di solidarietà). L’ultimo incontro avuto tra le parti – settimana scorsa – si è chiusa con una tregua: la Cft ha accettato l’idea degli esodi volontari, mentre la trattativa si è chiusa con l’accordo di incentivare non più di 25 lavoratori.

Faram (Parma).

La difficile situazione del mercato e la crisi economica hanno fortemente messo in pericolo la produttività della Faram technology system srl di Parma, ramo della quotata in borsa Faram spa. Alla fine di marzo la direzione aziendale aveva confermato ai sindacati la volontà di chiudere l’unità locale, ponendo fuori dal mercato del lavoro 40 dipendenti con relative famiglie. Il “Forte calo di fatturato” è il motivo principale: l’azienda ha intenzione di accentrare tutta la produttività negli stabilimenti di Giavera e Spresiano (Provincia di Treviso). Secondo i sindacati, invece, la possibilità di mantenere il ramo di Parma è possibile solo con una

valorizzazione e con un rilancio dello stabilimento, puntando sull’innovazione dei prodotti. A giorni ci sarà l’incontro tra istituzioni, sindacati e vertici aziendali. Proseguono nel frattempo le iniziative di “sciopero spontaneo e a singhiozzo”.

Greci (Parma).

La Greci Industria Alimentare, storica azienda agroalimentare, ha attivato lo scorso 29 marzo un processo di cassintegrazione straordinaria della durata di un anno. “Il problema è la crisi finanziaria”, hanno detto congiuntamente i sindacati (Cgil, Fai Cisl e Uila Uil), che accusano la Greci di un indebitamento complessivo oltre ogni limite di guardia, dovuto ad una serie di errori imprenditoriali e scelte avventate. I lavoratori a rischio sono in tutto 200 più un centinaio di stagionali. A preoccupare oggi è la volontà di ridurre il personale (trenta esuberi).

Fiorucci (Mulazzano Ponte; Felino).

L’11 aprile scorso, alle 5 del mattino, si è svolto uno sciopero, con relativo presidio, davanti al cancello del prosciuttificio di Mulazzano, per protestare contro la volontà di licenziamento gravante su 27 dipendenti, su 61 totali, operanti nei due stabilimenti della provincia. Stando agli operai non vi è crisi di produttività, ma unicamente la volontà di riduzione del costo del lavoro attraverso appalti e terziarizzazioni.

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