Published On: Lun, Apr 30th, 2012

Intervista a Giuseppe La Pietra, candidato al consiglio comunale con Parma che Cambia

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di Diego Gustavo Remaggi

Appena terminate le primarie del centro sinistra, Bernazzoli confermò le aspettative pre-elettorali. Qualcuno disse che allo spoglio dei voti, l’aria in via Treves si poteva quasi tagliare a fette, tra qualche muso lungo, qualche polemica, la figura di Dall’Olio inattesa e sorprendentemente in ascesa, Sel classificò al terzo posto il suo candidato La Pietra, che nonostante la prima esperienza nei meandri della politica cittadina, ottenne un podio di tutto rispetto. Nel mese successivo, dopo qualche piccola ferita all’interno del partito, subito rimarginata dal federale di fine febbraio, Federica Barbacini, coordinatrice provinciale di Sel, lo aveva detto: “Sarebbe bello se Giuseppe continuasse il percorso con noi”. Ed eccolo qui, La Pietra, che assieme all’ex sfidante Simone Rossi, partecipa e condivide la corsa al Municipio di Bernazzoli nella lista Parma che cambia. “Sinceramente preferisco non parlare degli altri colleghi di lista (Rossi e Bassi dei Verdi ndr.) e delle loro motivazioni nell’appoggiare Bernazzoli, la mia area è legata più al versante della legalità e dei diritti civili”. E di questo, iniziamo a parlare.

“La mia più grande preoccupazione è quella di contrastare le infiltrazioni mafiose e il loro possibile radicamento con personaggi della realtà locale.”

A questo proposito, la relazione della direzione antimafia presentata un mese fa a Parma è stata chiara, viviamo in una regione in cui la presenza della cultura mafiosa è innegabilmente sotto gli occhi di tutti. È così?

“Sì, e non è un caso che prossimamente a Bologna verrà istituita la sede della direzione distrettuale antimafia. Questo ci dice che il problema c’è e bisogna dargli attenzione”.

Anche in chiave locale?

“La mia proposta è quella di istituire una commissione antimafia comunale, uno strumento istituzionale che grazie all’intervento degli esperti in materia vigila sulle attività dell’Amministrazione, degli enti e delle società sottoposte al controllo del comune, riguardando sia i finanziamenti erogati che gli appalti. Ad esempio, può esercitare un controllo anche sulle partecipate”

In concreto, per cosa potrebbe essere stata utile questa Commissione, in passato?

“Beh, mi viene in mente il cantiere della stazione. Da esso sono state allontanate due ditte in odore di mafia e poi recentemente il caso di alcune opere legate all’inceneritore Iren”

Iren però non è stata in grado di dimostrare che la ditta I.Co.Costruzioni abbia avuto infiltrazioni mafiose.
“In questo caso il Prefetto ha detto di avere dei sospetti, ma non così determinanti da poter dire che tale impresa fosse una ditta di mafia. È spettato così al committente attrezzarsi per fare delle indagini, approfondire la questione e passare alle vie di denuncia. Una realtà di questo tipo sarebbe sicuramente un lavoro per la Commissione comunale antimafia”.

E tale Commissione è stata già istituita in altri comuni?

“A Milano, in Umbria e credo sia stata fatta una proposta anche al candidato Doria di Genova per l’attivazione di un organo simile, poi a Torino Fassino, e soprattutto il procuratore Caselli, stanno andando in questa direzione. ”

Mi sembra di capire che le indagini di finanza, polizia e carabinieri non sono, in certi casi, sufficienti.

“C’è la società civile che ha il suo ruolo e poi abbiamo gli organi come questura e prefettura, giudiziari, l’Amministrazione può essere l’anello di congiunzione che aiuta a monitorare il territorio con i suoi strumenti, può essere il tramite. Se un imprenditore è vittima di usura, è una persona sola, dove si rivolge? A chi si rivolge? A volte le forze dell’ordine non sono l’interlocutore immediato. C’è un po’ di timore.”

In effetti le denunce dei commercianti per atti di usura e racket nei loro confronti stanno calando, questo è solo per paura di eventuali ritorsioni?

“C’è la paura ma anche una scarsa informazione sull’argomento. L’esperienza ci dice che l’imprenditore, così come il piccolo artigiano o il commerciante ha bisogno di un supporto, di essere accompagnato, di essere informato”.

Quindi la Commissione di cui parla non sarebbe un’alternativa delle forze dell’ordine.

“No, sarebbe un sostegno per loro e per la società civile. Ad esempio si parla tanto di “Parma città cantiere”, ci dovrebbero strumenti forniti anche alle imprese dei privati, si può intensificare il controllo in collaborazione con i sindacati di categoria, ognuno di essi potrebbe venire a relazionare su questo tema nella specificità del suo settore, mettendo online dati e relazioni.”

Sta introducendo anche il tema di una maggior cooperazione tra cittadini e enti locali?

“Esattamente, si tratta di partecipazione”.

E ci sono i presupposti, all’interno della società parmigiana, tali da permettere la riuscita di un progetto simile?

“Sì, sono fiducioso che ciò avvenga”.

Anche se le varie comunità extracomunitarie non sono propriamente integrate?

“Sì, ci deve essere una comunicazione su più lingue, quando parliamo di commercio non parliamo solo del commercio degli italiani, ma anche di quello tunisino, marocchino, cinese, ecc., si devono coinvolgere tutti, a 360 gradi!”.

La Pietra poi punta sulla legalità anche all’interno della stessa futura Amministrazione comunale,  invitata a firmare subito il codice di autoregolamentazione etico, la cosiddetta Carta di Pisa. La fine dell’era Vignali, in questo caso è l’esempio negativo di come tale codice etico dovrebbe funzionare.

“Anche se da poco ne hanno parlato all’interno della lista Parma bene comune, il loro mi è sembrato quasi uno spot, la Carta di Pisa è stato un nostro punto fermo sin dalle primarie! Quando non si hanno le mani in pasta, si rischia di fare disinformazione.”

Secondo La Pietra un sistema di evidenza automatica per infiltrazioni mafiose e per l’evasione fiscale che terrebbe conto di un incrocio di appalti, licenze, redditi, dati anagrafici non avrebbe alcun costo, basterebbe solo attivarlo.

“Basta un solo dipendente, che tra l’altro esiste già, un computer, internet…senza nessuna altra spesa”

Controllo e trasparenza quindi, ma non solo relativamente ai bene mobili. Ci deve essere una “ricognizione minuziosa dell’esistente (riferito agli immobili lasciati sfitti ndr.)”, legge il candidato consigliere dal comunicato appena scritto dopo la notizia della chiusura dei due dormitori che vedranno 50 famiglie private del loro diritto alla casa. Un diritto di civiltà e democrazia che va ad integrarsi in un preciso programma “sociale”.

“Come lista e ancor prima come partito – afferma deciso La Pietra -, ci vogliamo impegnare per i diritti civili e la laicità delle istituzioni”.

Immagino voglia parlare delle coppie di fatto.

“Sì, preferisco il termine “unioni civili” sia etero che omosessuali, vogliamo l’istituzione del loro registro. L’Amministrazione comunale si deve far garante dei diritti di tutti, indistintamente dal loro credo, è la Costituzione stessa ad affermarlo. Se nella passata Amministrazione c’era una agenzia che si occupava dei diritti della famiglia, noi vogliamo che si inizi a parlare delle nuove famiglie e ovviamente dei loro diritti ad essere riconosciute e ad esistere anche con orientamenti sessuali diversi”.

Il farsi garante dei diritti di tutti pressuppone però anche la coesistenza delle varie religioni, è chiaro che le sue idee sono in totale collisione con quelle di Bocchi de La Destra, parlare ancora della moschea è quasi superfluo…

“Guarda non mi piace proprio cavalcare il suo discorso sull’identità nazionale, sulle radici cristiane o strumentalizzarlo, anche perché sennò dovrei rispondergli che ad Oslo uno del suo partito, in chiave diversa, ha massacrato dei giovani laburisti con i quali magari noi ci avviciniamo di più come orientamento politico”.

Siamo alla fine dell’intervista, la domanda di rito è una sola: cosa si aspetta dalle elezioni?

“Una vittoria schiacciante del centro sinistra e della nostra lista! Speriamo al primo turno!”

E a livello personale?

(sorride)“Diamo la parola agli elettori! D’altronde hanno libertà di scelta, no?”

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