Published On: Gio, Apr 19th, 2012

L’INTERVISTA – Arillo: “Ho deciso di continuare il percorso nel centrosinistra”

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di Salvo Taranto

È stato uno dei protagonisti delle proteste sotto i Portici del Grano. Adesso, Enrico Arillo si è candidato al Consiglio comunale, da indipendente, nella lista del Partito dei Comunisti italiani: per partecipare alle elezioni ha abbandonato l’incarico di referente del Popolo Viola. Nato a Genova nel 1979, vive a Parma dal 2005 dove ha sposato una parmigiana doc. Laureato in Scienze Geologiche, fa parte, come volontario, del Corpo dei Vigili del Fuoco ed è un consulente informatico. I temi principali del suo programma: ambiente e lavoro.

Una candidatura che segna ormai il definitivo passaggio dalla fase della protesta a quella della proposta?

Devo dire che anche la storia del Popolo Viola e l’attività politica che ho fatto finora accomunava protesta e proposta. Molte persone che erano sotto i Portici del Grano, amici e conoscenti, mi hanno spinto a compiere questo passo e, vista la concomitanza con le elezioni, ho deciso di partecipare per portare le rimostranze fatte proprie dei movimenti all’interno del Consiglio comunale.

Quali sono i temi che, da consigliere, vorrebbe portare all’attenzione del dibattito politico?

Senz’altro, da geologo, l’ambiente è uno dei temi che più mi è caro data la mia collaborazione con l’Università di Genova e l’Ingv. Inoltre c’è il tema del lavoro: ridurre tutto il problema agli ammortizzatori sociali è semplicemente un palliativo. Attraverso amici e uno staff di persone abbiamo ideato alcune proposte sul welfare che coinvolgono anche le piccole e medie imprese. I lavoratori possono dare un grosso contributo ma non dimentichiamoci che esistono imprenditori sani che lottano insieme ai dipendenti per mantenere i posti di lavoro.

Lei è un candidato dei Comunisti italiani, partito che appoggia Bernazzoli: non c’è una spaccatura all’interno del movimento che aveva contestato l’amministrazione Vignali e si trova schierato, in maggioranza, in sostegno alla candidatura di Roberta Roberti?

Dal mio punto di vista non si può definire una spaccatura perché tutti noi abbiamo idee comuni e lottiamo per gli stessi fini. Sicuramente sono differenti le scelte e i metodi. La mia decisione nasce dal fatto che, davanti ad anni di politica dell’apparire e non della sostanza, c’è la necessità di compattare più anime possibili in un progetto serio. Una scelta che mi è sembrata corretta perché avevo, in precedenza, fatto parte dello staff di uno dei candidati alle primarie, e dunque ho deciso di continuare un percorso all’interno del centrosinistra: non assorbendo le proposte senza criticarle, ma con le mie idee, pronto a dire di “no” nel caso in cui queste proposte non siano accettabili.

A proposito di temi ambientali, uno dei “no” potrebbe essere legato all’inceneritore?

Sicuramente. Non sono l’unico della coalizione: molti altri hanno espresso la contrarietà alla  realizzazione dell’inceneritore. Bisogna dire che il programma di Bernazzoli è stato modificato, riportando in modo chiaro l’obiettivo dello spegnimento rapido. Purtroppo ci sono delle penali da pagare e l’inceneritore è troppo avanti nei lavori per poterlo bloccare con una semplice delibera. Ciò non significa che dovranno mancare i controlli affidati ad Arpa ed eventualmente altri enti, come l’Università, per garantire che il livello dei fumi rientri nei limiti di legge. Occorre trovare alternative per raggiungere questo scopo: ad esempio la raccolta differenziata spinta.

Per partecipare a queste amministrative ha abbandonato il suo ruolo all’interno del Popolo Viola: è stata una scelta sofferta?

Lo è stata sicuramente, perché passare da una politica di un certo tipo ad una di carattere amministrativa comporta una responsabilizzazione maggiore. Il Popolo Viola, quando è stato ideato, ha inserito una clausola: chiunque partecipi alle elezioni o ricopra ruoli in partiti deve rinunciare ad incarichi nel movimento. Pertanto è stato giusto, non appena accettata la candidatura, rassegnare le dimissioni.

Per correre alle comunali lei si è dimesso dal Popolo Viola, Bernazzoli invece è ancora presidente della Provincia: qual è il suo giudizio in merito?

Sinceramente, per coerenza, avrebbe dovuto lasciare la Provincia. La legge non glielo impedisce e dunque sta alla sensibilità e alla propria morale decidere in un senso o nell’altro. Io, di sicuro, non posso essere quello che esprime un giudizio su cose che non mi appartengono.

Non c’è imbarazzo a trovarsi nella stessa coalizione insieme a chi proviene da Futuro e Libertà?

Certamente c’è. Infatti ho espresso personalmente molte perplessità, insieme al mio partito: spero che siano gli elettori a far pendere l’ago della bilancia più verso la sinistra rispetto a quelle forze che non appartengono alla nostra storia.

C’è qualcosa che non salverebbe della fase delle proteste di piazza contro la giunta Vignali?

Direi di no. E’ stata un’esperienza che ha fatto cambiare e maturare molto tutti gli attori della protesta: ci ha fatto conoscere e dialogare, portare delle proposte. Una cittadinanza attiva che si ribella ad una situazione di scandali e anche allo sperpero di denaro pubblico – ricordiamoci che la protesta non è nata solo alla luce degli arresti ma si è basata anche su ciò che è stato compiuto dalle amministrazioni Ubaldi e Vignali – è sempre un elemento positivo. E’ stata una protesta a 360 gradi di una cittadinanza attiva che ha creato frutti e ha trovato spazio su giornali nazionali e addirittura internazionali. Di conseguenza, direi che un esempio più bello non possa esserci: salverei tutto e se succedesse di nuovo farei esattamente le stesse cose.

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