Published On: Lun, Apr 16th, 2012

POLITICA – Candidati e partiti, considerazioni ad un mese dal voto

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di Marcello Frigeri

Ad un mese dalle comunali le strategie politiche sono già attuate, ed il disegno uscito dalla campagna ancora in corso è, in sostanza e a conti fatti, la forte dipendenza dei movimenti e dei partiti al candidato sindaco cui appartengono: è più forte l’immagine del leader di quanto non lo siano i programmi elettorali. Ma questa sintesi, purtroppo, è il riassunto di una democrazia – italiana e occidentale – fondata più sull’immagine del leader che sulle idee, e Parma non è e non sarà un’eccezione. Bernazzoli ha riunito una squadra composta da un gruppo improbabile e difficile da gestire. Si tratta infatti di un emiciclo politico che corre dai liberali e moderati di destra – Maria Teresa Guarnieri – sino alla sinistra radicale e vendoliana di Sel (che, a conti fatti, poi tanto radicale non è).
Una “gioiosa macchina da guerra”, anche se con Occhetto non ha nulla da spartire, fatta per un unico scopo: evitare il ballottaggio e vincere al primo turno con un 51% di voti. Per Bernazzoli (che ancora detiene il doppio ruolo di Presidente della Provincia e candidato alle comunali) e democratici non ha ragione d’essere, almeno durante questa campagna, l’appartenenza politica alla famiglia della sinistra, tradizionalmente parlando. È vero, nella coalizione-minestrone vi è anche una simbolica squadra a carattere nazionale, cioè l’unione politica (ma non di idee) di Idv, Sel e Pd, che localmente riprende la foto di Vasto scattata con i sorridenti Di Pietro, Bersani e Vendola. Ma ciò che stride con questa forza è il moderatismo, spostato a destra, di Maria Teresa Guarnieri e di qualcuno dei suoi, strappato a Futuro e Libertà, il quale preferisce restare fuori dalla corsa alla poltrona, onde evitare (evidenti) figuracce. Tanto vale: a far paura ai bernazzoliani, e allo stesso, è il ritorno dell’Ubaldi, che i giornali già considerano il primo sfidante del centrosinistra poco sinistroso.
Viste anche le primarie scarsamente esaltanti dello scorso dicembre, sarà comunque difficile che l’attuale Presidente di Piazza della Pace possa evitare il secondo turno.
A rubar voti ai due volti (vecchi, vecchissimi) della politica parmigiana sarà il terzo incomodo uscito recentemente dalla giunta Vignali: Roberto Ghiretti. La sua Parma Unita è un concentrato di civismo, a suo dire, fuori da ogni logica partitica. Ha ben capito, Ghiretti, che con la crisi della partitocrazia, con un Pdl ridicolmente poco incline ai cambiamenti (Buzzi, Moine e Villani fanno ancora i giganti protagonisti), e con un Pd più orientato al centralismo di Bologna e Roma che al protagonismo cittadino – se il candidato democratico fosse stato Pagliari, si parlerebbe d’altro -, un movimento culturalmente e politicamente vicino alla società potrebbe davvero tentare qualcosa di importante. L’elettorato di Ghiretti è una massa senza colore, e qui sta la forza principale dell’ex assessore allo sport: ruberà voti sia a destra che a sinistra. Per potenza mediatica e politica, la sua immagine, in estrema sintesi, è simile a quella che fu della Guarnieri nel 2007, quando si staccò dal “consolato” vignaliano e ubaldiano. C’è poi Parma Bene Comune, che nonostante la sua identificazione ad una “non-appartenenza” a colori partitici, è comunque dentro ad un contesto politico spostato verso sinistra e, diciamo, più a sinistra di questo centrosinistra locale: la recente benedizione di Ablondi (Rifondazione) fatta al movimento della candidata Roberti – “Voi siete la novità” -la dice lunga sul contenuto ideologico degli ex indignati ducali. Ciò detto, in una certa misura, Parma Bene Comune può essere davvero una novità politica: è la rappresentazione del risentimento cittadino che si getta in politica; è la cultura del “Parma torni ad essere dei cittadini” contro l’anticultura del “Parma in mano ai poteri forti”.
La connotazione fortemente radicale – alleata di Roberti è Rifondazione di Varesi -, tuttavia, sarà presumibilmente il limite del movimento, che si dividerà i voti tra i democratici indecisi, il Movimento 5 Stelle e le altre forze comuniste (Partito Comunista dei Lavoratori e Partito dei Comunisti italiani, cui il candidato di punta al Consiglio Comunale è l’ex viola Enrico Arillo). Una nota di merito al Pcl di Spaggiari: anche in questo caso la forza dei comunisti lavoratori è allo stesso tempo il loro limite. Il partito rosso del conosciuto Cristiano Antonino (portavoce) è, tradizionalmente e storicamente, una forza radicale da Prima Repubblica. Un tempo, infatti, le differenze tra i partiti erano un riflesso delle divisioni sociali, e di conseguenza il voto elettorale era dato per appartenenza ad una classe rispetto ad un’altra. In una certa misura, insomma, i partiti erano vicini molto più di adesso alla società civile, proprio perché votare rappresentava un legame con qualcosa. E la caratteristica di questo Pcl è proprio l’appartenenza. Ma il suo “essere una classe” potrebbe anche diventarne un limite: chi lo voterà, a ragion veduta, sarà sempre una sparuta minoranza.  Il 2012, infine, sarà anche l’anno del Movimento 5 Stelle: nonostante alcuni sondaggi diano il movimento di Pizzarotti come debolmente determinanti, i grillini (che non amano questa definizione) puntano a superare il 10%. È fattibile. Si candidano in un momento di forte crisi della partitocrazia, molto presente anche a Parma, e proprio per la loro “non-appartenenza” al vecchio sistema dei partiti da Prima e Seconda Repubblica, hanno realmente la possibilità di staccare un biglietto per il Consiglio Comunale.

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