Published On: Gio, Mag 17th, 2012

ATTUALITA’ – Destra, Sinistra e Movimento 5 Stelle

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di Marcello Frigeri

Quel che le amministrative dei primi di maggio hanno chiarito è che il Parlamento, oggi, non rappresenta la scelta elettorale degli italiani. Il primo partito è il Pd – ma il Pdl vanta più parlamentari -; il Movimento di Grillo sarebbe la terza forza con il 15% – ma non è presente ne’ a Montecitorio, ne’ a Palazzo Madama -; con il 5% è scomparsa la Lega Nord (che è presente in Parlamento), mentre Sel, al 7%, come il Movimento 5 Stelle non ha nessuna rappresentanza. Aggiungiamo, poi, un governo tecnico non legittimato da alcun voto, altresì chiamato per il fallimento della politica: il risultato è che in Italia il potere esecutivo e legislativo sono una cosa, la volontà degli italiani un’altra. Un altro dato fondamentale è che il partito che negli ultimi vent’anni ha rappresentato la destra liberale (Forza Italia prima, Pdl poi) è oggi ai suoi minimi storici (19%), e pur non scomparendo registra una crisi di consenso. Il dopo Berlusconi è una fase di transizione da un leader carismatico a qualcosa di ancora indefinito.

In poche parole si sta passando da una destra esplicita – quella berlusconiana dell’immagine, della gerarchizzazione del potere, del concetto astruso di libertà, meritocrazia e democrazia e, in definitiva, della lotta politica e mediatica a tutto ciò che è contro – ad una destra poco chiara, quantomeno rinnovata al vertice (Alfano), ma ancora sotto il potentato dei berlusconiani nelle piccole realtà locali e nelle scuderie di partito. In pratica tende, o dovrebbe tendere, al cambiamento ma punta ancora sull’usato.

Se poi destra e sinistra sono termini antitetici, ciò che indebolisce l’una dovrebbe rafforzare l’altra, a meno che ad aumentare non siano gli astenuti – o gli estremismi -, oppure un terzo elemento, trasversale sia alla destra che alla sinistra, non si frapponga nella disputa. Il dato nazionale delle comunali, infatti, ci dice che il centrosinistra è stazionario laddove la controparte ha evidentemente perduto. Gli astenuti sono il primo partito italiano (36%), mentre il Movimento 5 Stelle  calmiera la rabbia di chi ancora crede nella democrazia, ma non in quella dei partiti.

La sostanza è che centrodestra e centrosinistra perdono consenso, mentre si allarga l’elettorato di chi si definisce ne’ di qua, ne’ di là. D’altro canto il Movimento 5 Stelle, che cavalca l’onda della non appartenenza, è convinto di guadagnare voti sulla pelle di ciò che è destra e ciò che è sinistra, prendendo voti sia dall’una che dall’altra parte: la tesi dei grillini è che i due termini, d’estrazione ottocentesca, oltrepassata la soglia del 2000, sono ormai vetusti. Eppure fatico a credere al M5s come a qualcosa d’altro oltre alle due espressioni. Alternativi sì, ma non alle parti storiche della politica, bensì ai partiti che dovrebbero rappresentarle. Essere ne’ di destra, ne’ di sinistra non significa non avere idee di destra o di sinistra, ma semplicemente non appartenere esclusivamente ad una delle due parti. Per questo non è del tutto corretto definirsi ne’ di destra, ne’ di sinistra, perché è vero il contrario: trasversalmente il movimento è sia di sinistra che di destra.

Oltreché per un fallimento sistemico – crisi economica, insolvenza della mission politica della Seconda Repubblica, inadeguatezza e mediocrità dei rappresentanti, ladrocinio e corruzione – i partiti sono in crisi anche perché, al contrario dei 5 stelle, non possono in nessun modo togliersi l’etichetta alla quale sono soggetti: peccherebbero di profonda incoerenza. Un partito di sinistra, in estrema sintesi, non può permettersi di pensare come un partito di destra. E viceversa. La novità introdotta dai grillini, a mio modo di vedere, è la totale libertà di poterla pensare sia in un modo di destra che in uno di sinistra, pur non perdendo la propria mission e soprattutto la coerenza.

Alle Regionali del 2010, in Piemonte, il Movimento 5 Stelle raccolse un buon numero di voti pescandoli dal calderone del centrosinistra; alle scorse comunali, a Parma, pescarono da quello del centrodestra. È un gioco “scorretto” al quale la vecchia politica dei partiti non può giocare. Negli anni della Prima Repubblica votare significava “appartenenza” ad un determinato contesto sociale (e il partito ne era il simbolo nella stanza dei bottoni), oggi questo valore ha completamente perso di senso. Si vota per un leader prim’ancora che per un ideale  – e su questo aspetto, tuttavia, non si può escludere nemmeno il Movimento 5 Stelle, che prende i voti anche grazie all’immagine di Grillo -.

Sinistra e destra, in definitiva, non hanno perso significato, ne’ sono entrate in una crisi ideologica; semplicemente sono mal rappresentate dai rispettivi partiti, ai quali si pensa sempre più come ad un gruppo unico  – una casta, per intenderci -. “D’Alema, dì qualcosa di sinistra!”, gridava davanti alla tv Nanni Moretti in “Aprile”, il suo celebre film datato 1998. La non appartenenza, che ovunque la si guardi è anch’essa una forma di appartenenza, sarà tale fino a quando non vi sarà un rinnovamento nei partiti. Rimborsi elettorali, privilegi, poteri extra politici, legge elettorale, conflitto d’interesse, lotta serrata alla criminalità, collusione con il sistema finanziario – pubblica e privata –, meritocrazia: se la politica non tocca queste corde, non si potrà parlare di cambiamento. Il più è chiedersi se la politica, quella della stanza dei bottoni, abbia intenzione di autoregolamentarsi.

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