Published On: Gio, Mag 24th, 2012

ATTUALITA’ – Uscire dalla crisi con gli Stati Uniti d’Europa

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di Marco Mirabile

C’era una volta il sogno americano, modello di vita per molte generazioni di diversi paesi: prometteva il benessere materiale in cambio del sacrificio e della disponibilità a rischiare. Poi negli anni Novanta si è affermato il sogno europeo, sinonimo di sviluppo sostenibile, integrazione sociale e responsabilità collettiva. Gli anni della costruzione dell’Europa unita, dell’ingresso nella moneta unica, gli anni di Prodi, di Chirac, del cancelliere Schroeder.
Qualche anno dopo, per effetto del disinteresse e dell’incapacità delle destre (Berlusconi, Sarkozy, Merkel), per effetto della loro visione breve e nazionalista, il cantiere europeo si è bloccato. Per colpa di un’insidiosa e complessa crisi economica tutti i governi europei sono stati costretti a un severo sforzo di aggiustamento delle finanze pubbliche: sono state ristrette le voci di spesa, e sui cittadini sono gravati gli aumenti delle imposte. Dal sogno europeo alla crisi dell’eurozona è stato un attimo, sono passati solo una decina d’anni. Di chi è la colpa? Tanto della finanza internazionale quanto dei paesi incapaci di gestire il debito, gli stessi paesi che hanno abbandonato la visione europea.
Da noi Monti ha preso decisioni con effetto immediato (purtroppo senza aver agito in modo incisivo sui privilegi della casta), ha imposto una disciplina di lungo periodo per abbassare il tasso di interesse del debito pubblico, e ha reso possibile il risanamento del bilancio dello Stato (lo verificheremo nel 2013). In Grecia invece non sono stati capaci.
Cosa succederà? Di fronte alla dimensione e alla velocità d’azione della finanza internazionale gli stati nazionali continueranno a perdere gran parte della loro sovranità. Le regole e i comportamenti sono dettati da soggetti onnipotenti e anonimi che agiscono con una forza tale che nessuno stato nazionale, eccetto Stati Uniti e Cina, può resistere loro. Non sono le grandi banche d’affari che dominano il mercato a suggerire a Mario Monti di prendere l’una o l’altra decisione specifica, ma sono i comportamenti stessi dei mercati finanziari che impongono scelte obbligate. È diabolico e ingiusto, bisogna che la partita sia vinta dalla politica, e non dai mercati.
Per i paesi europei una possibilità esiste, ed è quella di costruire una forza politica paragonabile a quella della Cina o degli Stati Uniti. Come dice Prodi: “solo cedendo sovranità potremo acquistare sovranità” e avremo il vantaggio di essere ancora, se uniti, la maggiore potenza economica del mondo. Stati Uniti d’Europa, insomma.
A questo proposito Emma Bonino suggerisce di avviare l’Italia e gli altri paesi sul cammino di una maggiore unione politica creando, come primo passo, una federazione leggera (che non assorba oltre il 5% del Pil europeo) per assolvere precise funzioni di governo come la difesa, la politica estera, i grandi programmi di ricerca scientifica, le reti infrastrutturali transeuropee, la sicurezza dei traffici commerciali e delle persone. La radicale non si riferisce al “superstato europeo” spesso evocato dagli affossatori del progetto degli Stati Uniti d’Europa, ma al federalismo di Spinelli, Monnet, Adenauer adattandolo alle realtà del XXI secolo, vale a dire riconoscendo che ventisette costosissimi eserciti nazionali non hanno più senso; che la ricerca ha bisogno di una dimensione di scala che nessuno stato nazionale da solo può più assicurare; che le reti infrastrutturali esistono già a supporto del mercato interno ma sono finanziate a macchia di leopardo; che l’unione doganale è già una competenza esclusiva dell’Unione Europea ed è ridicolo quindi che ci siano ventisette diverse nazioni distinte e separate.
Purtroppo, per colpa della crisi l’Europa ha assunto una faccia punitiva, non esercita più fascino. Nei prossimi mesi si dovrà lavorare affinché l’Unione del rigore possa diventare anche l’Unione della crescita e dell’occupazione, dell’innovazione e della conoscenza. Se vogliamo creare un “demos europeo” dovremo identificarci nelle sue strutture democratiche. Potremmo per esempio cominciare con l’elezione diretta del presidente della Commissione di Bruxelles. Una cosa certa è che la sopravvivenza della nostra moneta passa attraverso un governo economico europeo e un bilancio europeo di crescita, in grado di dominare i mercati, e solo il progetto federale degli Stati Uniti d’Europa sarà capace di evitare il fallimento dell’Euro e le sue conseguenze disastrose sulla vita di tutta l’Unione.

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