Published On: Gio, Mag 31st, 2012

Blockup Party Frankfurt: parlano i ragazzi parmigiani fermati dalla polizia tedesca

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di Brunella Arena

“Arbitrario” e “surreale” sono le parole che ricorrono più spesso nei discorsi di Daniele, Michele, Adele, Martino e Andrea. L’indignazione non c’è bisogno di nominarla, si percepisce parlando. I nomi corrispondono a cinque dei 13 ragazzi, del centro sociale ArtLab Occupato e della Casa Cantoniera, partiti da Parma per partecipare al Blockup Party Frankfurt, a Francoforte appunto, una tre giorni di manifestazioni per protestare in maniera pacifica contro le misure di austerità imposte dall’Europa. Il 16 maggio scorso, mentre raggiungevano il corteo nella piazza principale della città, i cinque ragazzi, insieme a un altro centinaio di manifestanti, sono stati fermati e trattenuti per sette ore in caserma con l’accusa di manifestazione non autorizzata.

“Siamo andati lì”, esordisce Michele, “per protestare contro le misure di austerity, i governi tecnici, i provvedimenti che si stanno applicando in Grecia, per dire che questo non è il nostro modo di concepire lo sviluppo per un Paese. Lo spread non può essere il parametro per amministrare, la finanza e la politica non sono la soluzione”. Gli fa eco Daniele “Tutta la manifestazione era stata pensata come tre giorni di dibattiti e discussioni contro la B.C.E, con assemblee, cortei, arrivare sotto la sede della BCE, un assalto simbolico, una mobilitazione da giovedì a sabato per dimostrare che le nostre vite sono più importanti del dispotismo dei mercati finanziari”.

Le dichiarazioni parlano di una città militarizzata, impossibilità di muoversi liberamente, divieto di girarsi in gruppi di numero superiore alle tre persone, zone rosse, fermi continui, quindicimila poliziotti per un numero parecchio inferiore di manifestanti, “lo scenario, quando siamo arrivati era surreale”, continua Daniele”, “ci siamo trovati davanti a una città completamente militarizzata, noi che eravamo andati lì per parlare di democrazia e difenderla ci siamo trovati davanti a una situazione di sospensione completa e arbitraria della democrazia”.

Forse una città che si appresta ad avere centinaia di manifestanti si prepara a modo suo per prevenire eventuali problemi. E poi, voi eravate a conoscenza dei divieti, delle zone rosse, della limitazione alla circolazione in gruppi troppo numerosi?

D: Sapevamo che ci sarebbero state delle misure restrittive e un alto numero di poliziotti ma non credevamo ci saremmo trovati davanti a una sospensione della democrazia e del diritto di manifestare, le zone rosse sono un normale provvedimento di pubblica sicurezza in questi casi ma Francoforte era blindata”.

Intervengono Martino: “Per fare qualunque cosa, anche andare al supermercato, ci dividevamo e poi ci riunivamo dopo, e anche lì era un essere fermati continuo, siamo stati scortati dai poliziotti in metropolitana”, e Adele: “Fermavano anche i presidi fuori dalle zone rosse e il bello è che la città era solidale con noi manifestanti, durante i cortei e le manifestazioni ci lanciavano acqua e cibo dai balconi”.

Ci raccontate cos’è successo quando vi hanno fermati?

D: “Ci hanno fermati mentre manifestavamo pacificamente, con i cittadini che sventolavano la Costituzione, con la motivazione di manifestazione non autorizzata e cui hanno perquisiti per strada, poi ci hanno portato in caserma e riperquisiti”.

E poi? Vi hanno dato la possibilità di chiamare? Vi hanno spiegato cosa sarebbe successo?

A: “Ci hanno trattati in maniera diversa da persona a persona, in modo completamente arbitrario, alcuni li hanno messi in celle singole, io sono stata messa con altre ragazze italiane e tedesche, a un ragazzo hanno preso dal portafogli i soldi dandogli poi un foglio che dovrebbe essere una multa. Anche le spiegazioni sono state diverse a seconda delle persone, ad alcuni hanno detto che sarebbero stati processati per direttissima, li hanno fatti uscire in una camionetta dicendo che avrebbero raggiunto il giudice e in realtà li hanno portati in giro per più di un’ora entrando e uscendo dalla caserma. A qualcuno hanno dato la possibilità di chiamare ad altri no, un interprete è arrivato solo alla fine. Nessuno ci ha spiegato o detto nulla, né cosa stava succedendo, né per quanto tempo saremmo rimasti lì”.

D: “I provvedimenti sono stati arbitrari e a discrezione degli agenti, le misure restrittive, non poter stare in città, è stato a tutti gli effetti una limitazione della libertà. Il fatto che i provvedimenti fossero diversi da soggetto a soggetto e anche da un giorno all’altro, prima non si poteva girare in gruppi di 25, poi di 10, poi di 15. Perchè questi provvedimenti se non per impedire completamente la manifestazione? Quali sono i criteri per stabilire se e quanto uno è pericoloso?”

Quando vi hanno rilasciati e con che modalità?

A: “Ci hanno rilasciati alle nove con il divieto di accesso alla zona rossa fino alle 7 del sabato. Siamo ripartiti la domenica dopo l’unico corteo autorizzato di tutta la manifestazione”.

D: “Che comunque era completamente militarizzato, poliziotti sui entrambi i lati, tagliavano il corteo, fermavano i ragazzi, li perquisivano. Se in una manifestazione di tre giorni autorizzi un solo corteo non ci sono giustificazioni legali, è solo una limitazione arbitraria della democrazia”.

Dopo, il sindaco e il vicequestore, responsabile della gestione dell’ordine pubblico, si sono dimessi. Come l’avete presa?

Bene, è un dato politico confortante, vuol dire che forse in Europa c’è ancora posto per la democrazia contro meccanismi molto più forti, forse le vite delle persone non sono completamente in secondo piano. Non solo, ma l’Alta Corte di Giustizia Tedesca ha dichiarato illeggittimi i provvedimenti presi e attuati.

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