Published On: Mer, Mag 2nd, 2012

Comunali: al voto il 6-7 maggio. Cosa cambierà?

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di Marcello Frigeri

Le imminenti elezioni comunali saranno ricordate come quelle immediatamente successive alla tangentopoli parmigiana (a proposito: a che punto è la situazione in Procura? Pare tutto immobile da quando Vignali si è dimesso). Saranno ricordate anche come quelle della società civile che si fa politica: dalle rivolte in Piazza alla stanza dei bottoni, citando, ad esempio, le azioni di La Pietra (candidato a consigliere con Parma che Cambia), di Arillo (dal Popolo Viola al Partito dei comunisti italiani) e dell’intera compagine di Parma Bene Comune, che da movimento d’incontro e confronto, si è riformato a movimento politico. E proprio perché la società civile (non tutta, ma le sue parti più forti) ha scelto questa strada a quella dell’agorà, le comunali saranno ricordate anche come una rivoluzione mancata. La rabbia dei cittadini è stata interamente assorbita dai partiti e dai civici: candidando vecchie facce e senza tentativi di rinnovo hanno così potuto rifarsi una verginità, spacciandosi addirittura per il nuovo che avanza. Ma tant’è. La campagna elettorale è stata fortemente centrata su una politica che si può definire dell’immagine: a spiccare più di tutti non sono stati i programmi elettorali – esistono, ma quanti parmigiani conoscono i contenuti? -, altresì la figura dei leader; è prevalsa, in sostanza, la politica dell’immagine carismatica a quella delle idee. Ogni candidato, nessuna eccezione, si è definito l’alternativa necessaria, lasciando intendere che è l’immagine di se’ ad essere alternativa, e non l’idea.
Eppure è altro che servirebbe ad una città disastrata e che, economicamente, non cresce (le industrie chiudono registrando una forte contrazione della produzione industriale), spendacciona (14 milioni di euro il costo del personale tra 2007 e 2011), debitoria (tra i 400 e i 600 milioni di euro è il rosso, diviso tra partecipate e Comune), e imprigionata nella ragnatela degli “uomini politici”, che si sono sostituiti a quelli amministrativi. Se è vero, infatti, che l’obiettivo principale è restituire la città ai cittadini, come si è ripetuto in questi ultimi mesi senza distinzione di colore politico, allora la prima cosa che si dovrebbe pretendere è che non più un nominato dai partiti infesti i consigli d’amministrazione delle società partecipate, oggi i naturali centri strategici e di sviluppo dell’ex ducato, trasformate in uffici di collocamento per trombati politici (che ci fa, ad esempio, Villani, ex coordinatore Pdl, come vice Presidente Iren?).
I prossimi anni dovranno essere, ad ogni modo, quelli dell’austerity e della politica spoglia di gigantografie. Nel programma del bilancio di previsione 2012-2014, infatti, sono previsti soltanto piccoli rifacimenti e modeste riqualificazioni. L’opera più importante in termini di costo sarà l’intervento sulla scuola Racagni, del valore di 8 milioni di euro, ma soltanto nel primo dei tre anni. Cosa dice il bilancio? Un dato abbastanza esplicito: non ci sono soldi. La disponibilità finanziaria di questo 2012 è di 32 milioni. Ancora meno nel 2013 (12 milioni) e nel 2014 (sempre 12 milioni). Tra tasse, imposte e tributi speciali, poi, saranno oltre 137 i milioni che il Comune di Parma pretenderà dai suoi cittadini. Lo stesso dicasi nel 2013 (137.208.000 mln) e nel 2014 (137.107.000 mln). Eppure la campagna elettorale è stata anche quella delle (false?) promesse: metropolitane leggere, via Emilia bis e chiusura dei cantieri  ancora aperti (stazione, ponte Nord).
Ma la scelta che faranno gli elettori il prossimo 6 e 7 maggio, oltreché una decisione basata più sul carisma del leader che sull’idea (ahinoi), sarà anche quella dell’influenza. La politica nazionale, comunque vada, avrà una forma di suggestione sull’elettorato: chiuderà “in rosso” il centrodestra – costretto al rinnovamento più di ogni altro settore politico -, ne guadagneranno il centrosinistra e il cosiddetto voto di protesta. Bernazzoli è il candidato più forte non tanto per meriti personali, quanto per i fallimenti altrui. E infine, come detto, sarà il maggio del voto della protesta e della ristrutturazione. Parma Bene Comune, Movimento 5 Stelle, Partito Comunista dei Lavoratori, Buongiorno Italia, siamo voi!: pur con ideologie diverse e con diversi metodi (e con un differente elettorato), rappresentano tutti, o tendono a farlo, ciò che è lontano oggi dalla politica dei partiti (nonostante il Pcl sia, a sua volta, di tradizione partitica): chi è sceso in piazza quest’estate con molta probabilità confluirà il voto tra queste sigle. Ecco: le comunali del 6 e del 7 maggio ci diranno anche se gli indignati parmigiani (così si facevano chiamare) sono ancora politicamente e ideologicamente una realtà ancora viva; oppure, al contrario, se la politica dei partiti è riuscita ad assorbire tutta la rabbia di chi, il 24 giugno, gridava “Ladri” davanti al Comune di Parma.

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