Published On: Lun, Mag 28th, 2012

Gcr: cambiare strategia, una sfida da vincere

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Così è iniziata l’avventura del nuovo sindaco di Parma: al Paganini per celebrare l’ anniversario della Polizia di Stato.
C’erano tutte le autorità, e tutte hanno voluto stringere la mano al sindaco più giovane dal dopoguerra. C’è grande fermento attorno a questo ragazzo proveniente dalla società civile e slegato da tutte quelle relazioni pericolose e intricate che hanno portato la nostra comunità al collasso.
Il sindaco dovrà incontrare i cosiddetti “poteri forti”, che hanno investito con determinazione nel sistema inceneritore.
Molti attendono questo confronto per vedere di che pasta è fatto il giovanotto.
In campagna elettorale sosteneva impavido che avrebbe fermato l’ inceneritore. Quando varcherà la soglia di Palazzo Soragna e si troverà di fronte ad alcuni degli industriali più importanti del mondo, sarà altrettanto impavido? Noi siamo convinti di sì.
Il sindaco è uno di noi, è cresciuto assieme a noi e porterà un messaggio positivo all’Unione Parmense degli Industriali.
Dall’inceneritore passa tutta la nostra vita: ambiente, ecologia, economia, salute, lavoro, stili di vita, global warming, risorse finite in un pianeta finito.
Diciamo no inceneritore per dire sì alle alternative che creano posti di lavoro, che preservano le risorse delle future generazioni, che non avvelenano l’ambiente, che non compromettono le catene alimentari, che fanno risparmiare soldi, che non sono in conflitto con i limiti del pianeta.
Trent’anni fa, Aurelio Peccei, manager della FIAT stimato in Italia e nel mondo, commissionò uno studio al MIT di Boston, per capire quale fosse l’impronta che gli esseri umani esercitano su questo pianeta con le loro attività quotidiane.
La multinazionale che finanziò il lavoro era la Volkswagen. I risultati drammatici che emersero, diedero il titolo allo studio: “I limiti dello sviluppo”. Viviamo in un pianeta finito con risorse finite, non possiamo continuare ad estrarre materia vergine per poi disperderla in discariche o in atmosfera tramite gli inceneritori. Le nostre attività corrono più velocemente della capacità di rigenerazione degli ecosistemi e stiamo perdendo fertilità dei suoli. Abbiamo il dovere di intercettare tutta la frazione organica per riportarla ai terreni sotto forma di compost. La campagna porta nutrimento alla città: la città deve poi riportarlo alla campagna.
Gli industriali possono creare un business straordinario nel campo della green economy. Le grandi multinazionali, come la Procter & Gamble, stanno investendo in innovazione proprio per recuperare materia e consentirne la rivendita, creando business e posti di lavoro. Oggi sono riusciti a ridare vita anche a tutti quei pannolini, pannoloni e assorbenti che Parma invece vuole continuare a bruciare, avvelenando terra, acqua e aria.
Quanti investimenti rischiamo di perdere con l’inceneritore? Possiamo davvero permetterci di bruciare le nostre eccellenze e il nostro futuro? GCR ha portato a Parma Braungart e i suoi industriali. Economie in esplosione, non in recessione. Possiamo creare un cambiamento che le future generazioni non dimenticheranno.
Mille anni fa Parma era ai vertici per la seta. Oggi non possiamo cullarci sull’agro-alimentare. Dobbiamo cogliere la sfida della sostenibilità per ricondurre l’impronta umana dentro a confini che possano garantire alle future generazioni di vivere su un pianeta desiderabile, non moribondo.
I cittadini di Parma sono pronti alla sfida. Anche il sindaco lo è. Mancano solo gli industriali.

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