Published On: Gio, Mag 24th, 2012

L’INTERVISTA – Chierici: “Parma affronterà una bella rivoluzione”

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di Diego Gustavo Remaggi

Il titolo dell’ultimo libro, postumo, di Indro Montanelli era chiaro: “Ve lo avevo detto”. É bello pensare che a volte la dote della preveggenza esista. Chi, per mestiere, scrive, racconta, pensa il proprio tempo, il proprio Paese e la propria città sente, da cronista, l’istinto di pensare a quello che potrebbe accadere domani. Fare cronaca, alla fine, è raccontare i fatti e un po’ immaginare quello che potrebbe accadere “se”. “Ve lo avevo detto” sono parole che potrebbe pronunciare all’indomani del ballottaggio parmigiano, dall’alto della sua esperienza, anche Maurizio Chierici, con cui abbiamo avuto modo di parlare brevemente mezzora prima della chiusura dei seggi.

“Il Pd ha perso una grande occasione – inizia subito profeticamente ancor prima di partire con le domande -, già da quando commissionò una strana indagine che vedeva Bernazzoli popolare a tal punto da dare un’indicazione di voto in previsione delle primarie. Speriamo che questo non gli sia stato fatale, a lui e al Pd cittadino”.

Gli avversari non sono più Vignali, Ubaldi e gli ormai “vecchi leoni” che hanno governato Parma, anche il Pdl ora è stato sconfitto. Chi sono secondo lei i cosiddetti “grillini”?

“I 5 stelle sono ragazzi giovani che seguono gli impulsi del loro grande protagonista, Beppe Grillo, è innegabile”.

E sono pronti per governare una città problematica come la nostra?

“Ho avuto modo di farmi un’idea precisa su Pizzarotti e mi è sembrato un giovane molto serio e sicuro di sé. La sua domanda credo se la stiano ponendo un po’ tutti, ma vede è più importante che se la chieda lo stesso candidato, perché fare il sindaco vuol dire avere a che fare con tante poltrone, agenzie, fondazioni, rileggere e affrontare nuove delibere. Il dopo Vignali non è di certo facile, se vincesse Pizzarotti non vorrei trovarmi nei suoi panni!”

Si è parlato di questo ballottaggio come di un “referendum” sull’inceneritore. É veramente così? La sua importanza è tale da influenzare drasticamente il voto?

“Beh, partiamo dicendo che Parma è una città che, comunque sono andate le elezioni, affronta una bella rivoluzione. Una rivoluzione di chi è stanco di vivere così come ha vissuto fino ad adesso. Con l’inceneritore è stato posto un problema, un problema importante, ma i pasticci combinati da Vignali sono stati tantissimi. Parma non è mai stata così in basso – afferma, accorato, Chierici -, non è mai stata così familistica, affaristica, appaltando persino le decisioni che si dovevano prendere in Comune”.

Tra i problemi che dovrà affrontare il futuro sindaco. Chierici parla anche dei centri commerciali che “stanno uccidendo il centro e le piccole attività”. Lo aveva già fatto a fine gennaio, in occasione delle primarie del centro-sinistra dicendo a Giuseppe La Pietra, Simone Rossi e Nicola Dall’Olio: “Perché non vi presentate assieme alle primarie?”. Detto fatto. Per le elezioni, quelle vere, tutti e tre sono rientrati nel medesimo schieramento, appoggiando un Vincenzo Bernazzoli che il giornalista definì “personaggio perfetto per il secolo scorso”.

Secondo lei in che misura queste elezioni hanno avuto e avranno riflesso sulla politica nazionale?

“Se avesse vinto Bernazzoli saremmo stati comunque di fronte ad una novità, rappresentata dalle destre e da Ubaldi – sorride -, si dovrà organizzare un grande orfanotrofio per tutti quei politici che hanno già perso. Ma ha vinto Pizzarotti, e Parma diventerà una roccaforte [una Stalingrado, come definita da Grillo stesso ndr] del Movimento 5 Stelle: dovranno cambiare programmi gli imprenditori che hanno appoggiato Bernazzoli e le destre che hanno votato lo stesso Pizzarotti”.

Una ultima domanda, l’arrivo in città di Gene Gnocchi e Beppe Grillo, due comici, è servito a riportare la gente nelle piazze e ad interessarsi dei problemi della propria città, oggi per far rinascere l’interesse della gente alla politica è necessario affidarsi a uomini di spettacolo?

“Io ancora mi sto chiedendo perché Bernazzoli abbia chiamato Gnocchi, lo conosco, alla fine non era indispensabile metterlo su quel palco. Per Grillo invece il discorso è differente, è una specie di “aratro”, uno spot che attira”.

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