Published On: Gio, Mag 24th, 2012

POLITICA – Parma: “Cara, vecchia Seconda Repubblica, non ci mancherai”

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di Marcello Frigeri

La seconda Repubblica non è propriamente la Bastiglia: non crolla da un giorno all’altro, perché per parlare di un nuovo sistema servono più scossoni e una concatenazione di eventi che, in un modo o nell’altro, certificano il declino di quello vecchio. Lunedì scorso Parma, la piccola e provinciale emiliana, feudo di una forma inarrivabile di potere invisibile (Bobbio docet) com’è quello degli industriali che, spesso e volentieri, hanno saputo tappare la bocca ai partiti decidendo bello e cattivo tempo, ha chiuso le porte alla Seconda Repubblica aprendo quelle della Terza. La vittoria di Pizzarotti contro Bernazzoli è leggibile soprattutto a livello nazionale, e per i vecchi baroni della politica suona come un avvertimento sinistro: partiti, siete fuori tempo massimo, o da domani si parlerà di cambiamento e di rivoluzione politica, oppure faremo piazza pulita delle vostre antiche promesse.
Un ventennio a parlare di riforme del lavoro, della giustizia, della scuola, della politica stessa, e della Costituzione; di lotta alla mafia, alla corruzione, all’evasione fiscale, al conflitto d’interessi, alla partitocrazia. Un ventennio di chiacchiere e zero fatti. Il gong è suonato. E riecheggia tra Piazza Garibaldi e Roma. A farne le spese non può essere il centrodestra: Alfano è il re fantoccio di un regno fantoccio; i suoi vassalli, valvassini e valvassori, che nel duemila italico si chiamano berluscones, sono come i vecchi aristocratici dell’Ancien Regime: uomini con terreni ma senza gloria, padroni di un potere che non ha più potere. Chiuso il capitolo Lega, a fare le spese della strabiliante vittoria di Pizzarotti è un uomo della vecchia politica: Vincenzo Bernazzoli. Si è candidato a sindaco di Parma mantenendo bel bello la poltrona della Provincia, portandosi con se’ chi, soltanto tre anni prima, aveva promesso di impegnarsi in Consiglio Provinciale (come se la politica fosse un mercato trasferimenti da Piazza della Pace al Comune); dentro alla sua coalizione c’erano proprio tutti: sinistra comunista, sinistra socialista, centro moderato e destra finiana. Un’orgia ideologica priva di ogni senso storico, una macchina da guerra sgangherata atta a chiudere in bellezza il primo turno. Bene, non arriverà nemmeno oltre le 34 mila preferenze. L’indomani l’imbarazzo è considerevole: “I grillini sono stati aiutati dal centrodestra”, come se i cittadini non fossero più tali, ma sudditi di questo o quel signorotto; come se i voti spettino di diritto ad un soggetto e non ad un’idea politica, preferibilmente nuova. A Parma non ha perso il centrosinistra, che nemmeno esiste, spezzettato com’è tra civici, socialisti, comunisti e democratici, tutti quanti pronti a rivendicare, rispetto agli altri e sopra agli altri, la loro appartenenza alla vera sinistra. Ha perso un’idea politica che poteva avere un senso soltanto al di qua della bufera, ovvero prima della crisi economica, della sfiducia nei partiti, e prima dello scandalo tangenti in Comune, quando, cioè, la partitocrazia era sì in declino, ma gli italiani non avevano nessuno da contrapporre. La debacle di Ubaldi al primo turno è stato un segnale forte, e già a suo modo un avvertimento per Bernazzoli.
Ora, queste 5 stelle, lasciatele lavorare: Parma sta morendo sotto un debito che è sovrano, e non ha bisogno di fazioni che si danno battaglia l’un l’altra. Non dovrà essere una città sotto l’egemonia di un partito unico (19 elementi in maggioranza, tutti grillini), ma su questo Pizzarotti è stato chiaro: parleremo con tutti e accettando le idee di tutti, purché siano di giovamento per la città. Ci vogliamo credere. E vogliamo credere, soprattutto, alla loro promessa, quella dell’onestà oltre ogni ragionevole dubbio: la democrazia parlamentare contemporanea si fonda su di un cancro che finora è stato inestirpabile, ed è quello del compromesso tra i poteri economici e politici. Il dialogo, tra queste due forze, ci dovrà pur essere, ma non deve trasformarsi in un patto, altrimenti nella stanza dei bottoni si ramificheranno poteri oltre ogni legittimità democratica. Ecco: non abbiamo più bisogno di questo.

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