Published On: Mer, Mag 9th, 2012

POLITICA – Questo voto ha distrutto la favola della città conservatrice

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di Salvo Taranto

C’era una volta la favola di una città conservatrice che, nonostante le barricate innalzate 90 anni fa, aveva sempre preferito la moderazione alle rivoluzioni. Adesso, dopo l’esito di queste consultazioni, dopo i terremoti giudiziario e amministrativo, la città si risveglia scossa da un nuovo terremoto: quello elettorale. Non una scossa di assestamento, ma un sisma che attraverso l’astensionismo e l’affermazione del Movimento 5 Stelle ha espresso con inaudita potenza il desiderio dei parmigiani di riscrivere quella favola. Parma, tramite il responso delle urne, non ha soltanto voltato pagina, ma ha stracciato del tutto il libro della politica locale. L’unico sopravvissuto allo sconquasso grillino è Vincenzo Bernazzoli: il solo, tra i candidati con alle spalle una carriera politica, che abbia tenuto fede alle aspettative della vigilia. Pochi addetti ai lavori però, praticamente nessuno, avrebbero potuto pronosticare che a sfidarlo sarebbe stato Federico Pizzarotti. Un candidato che, come tanti altri outsider della vigilia, aveva annunciato di puntare al ballottaggio tra il garbato scetticismo dei cronisti. Un Pizzarotti che puntava a superare il 10% dei consensi ritrovandosi, invece, ad incamerarne il doppio. Entrambi gli sfidanti, chi uscendo indenne dal terremoto, chi sfatando per la prima volta lo spauracchio “piazze piene urne vuote”, hanno conseguito un primo successo: una vittoria dalle proporzioni, ovviamente, molto differenti. Il presidente della Provincia giunge al ballottaggio senza camminare sulle macerie. Il suo vantaggio su Pizzarotti è enorme, intorno ai 20 punti percentuali: una distanza che, per la vecchia Parma, sarebbe più che rassicurante, quasi un’investitura automatica. Ragionando con i vecchi schemi non vi sarebbe semplicemente partita. Tuttavia – e questo Bernazzoli lo sa bene – la città è cambiata come e più di quanto sia cambiato il Paese dopo questa tornata elettorale. E davanti al trionfo dei grillini il Pd e i suoi alleati non  possono dormire sonni tranquilli. Che a soffiare sia stato il vento dell’antipolitica o quello del cambiamento, di certo ora la pressione incombe soltanto sull’esponente del centrosinistra. La sfida sarà infatti tra un candidato che non ha nulla da perdere – e che comunque vada ha già realizzato un’impresa – e un candidato obbligato a vincere dal principio e che ora non può limitarsi a gestire il vantaggio. Tra un uomo che vanta un curriculum politico notevole e un Signor Nessuno che, proprio dalla sua “purezza”, dalla lontananza dai partiti tradizionali, ha tratto il proprio slancio elettorale. Il ballottaggio vedrà contrapporsi chi ha compiuto semplicemente il proprio dovere non facendosi prendere lo scalpo e chi proverà a trasformare l’avversario nell’emblema di quella vecchia politica da bocciare tout court. In questo confronto i punti di forza di ciascuno dei candidati potrebbero coincidere, in un imprevedibile gioco degli specchi, con i rispettivi talloni d’Achille. Da un lato l’esperienza amministrativa che potrebbe ribaltarsi in condanna a causa della sua stessa esistenza al di là dei meriti; dall’altro la verginità assoluta che potrebbe sfociare nell’assenza di rassicurazioni in merito alle proprie capacità nel gestire la macchina comunale. Perfino lo scenario degli apparentamenti che, in presenza della frammentazione politica locale, sarebbe risultato già faticosamente delineabile, appare di impossibile composizione. Difficile che gli sconfitti come Ubaldi e Buzzi, o un Ghiretti che non esce abbattuto dal voto, possano in funzione anti-Bernazzoli esprimere ufficialmente un’indicazione di voto favorevole a Pizzarotti. Il Movimento 5 Stelle, con sfumature differenti, ha infatti attirato su di sé, in modo unanime, denigrazione e accuse di antipolitica: sarebbe davvero troppo – ma mai dire mai – immaginare che gli esponenti politici esclusi dal secondo turno possano prendere ufficialmente posizione in tal senso. Molto più probabile, invece, che antipatie e dissidi insanabili trovino sfogo nel segreto delle urne. Determinante sarà anche il comportamento di quel parmigiano su tre che, al primo turno, ha  disertato il voto esprimendo in questo modo la propria protesta. E a Parma, anche tramite quei delusi dalla politica da coinvolgere nella competizione, potrebbe tenersi uno dei primi referendum in grado, simbolicamente, di abrogare la Seconda Repubblica: uno scontro tra il nuovo che avanza ed una politica tradizionale che dovrà difendersi dall’accusa di essere semplicemente vecchia.

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  1. Massimiliano ha detto:

    Speriamo solo che i parmigiani si ravvedano e votino per chi politica la fa (e lo dico io che mai avrei votato per la “sinistra” ) da anni e anche in modo abbastanza appropriato.
    Per ricostruire la città dalle macerie lasciate dalla precedente giunta, servono uomini e idee forti che , amio parere , il Sig. Pizzarotti, pur con tutta la buona volontà, non riuscirebbe a portare avanti.
    Parma, città da sempre conservatrice ma moderata , ha voluto votare “contro” per manifestare il suo dolore per l’enorme ferita aperta dai suoi passati reggenti, e non ancora rimarginata.
    Spero che ora trovino il medico e la medicina giusta per curare questa ferita prima che vada in cancrena.
    Penso che il medico giusto deba essere un “primario” e la medicina un potente “antibiotico”, che solo un medico di provata esperienza può somministrare e non certo un “tirocinante” che da offrire non ha altro se non dei farmaci placebo che in un primo momento possono anche dare sollievo, ma che a lungo termine………….

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