Published On: Mer, Mag 9th, 2012

POLITICA – Sta cambiando il corso della politica

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di Marcello Frigeri

Con un risultato così forte, radicale, e tutto concentrato sul fallimento dei partiti (perché di questo dobbiamo parlare) resta difficile una considerazione nel day-after. Ci si aspettava certo il cambiamento, ma non questo tipo di cambiamento. E soprattutto non così perentorio. Il Movimento 5 Stelle ha travolto la vecchia politica, penetrando nella realtà con irruenza e con modalità da Tsunami: in silenzio si sono ritirati dalla battigia su cui i politici, tutti quanti, vendevano le caramelle alla gente, poi hanno scatenato l’onda. Il 20% di Pizzarotti ed il ballottaggio con Bernazzoli hanno due significati: l’esasperazione dei cittadini che non hanno più forze per credere ancora ai partiti – anche il 36% di astenuti è un dato fortissimo -, e l’incapacità del centrosinistra, una volta sconfitto l’avversario naturale a destra, di far convergere i voti degli scontenti sul proprio candidato.
Nonostante, tuttavia, sia presto per un’analisi lucida della questione, è comunque bene fare alcune considerazioni.
La prima è la fine dell’epoca Ubaldi. Se qualcosa si sta commutando, nella quotidianità italiana, è il concetto di passato. Tutto ciò che viene considerato il vecchio lascia sempre più spazio ad una certa volontà di rinnovamento, tanto che lo stesso Ubaldi, forse raggiunto, e allarmato, dall’aria fresca che spira fuori dai palazzi del potere, ha azzardato un messaggio improbabile: con me un “Ritorno al futuro”. Non è servito. Vuoi per i suoi dieci anni da sindaco, vuoi per idee della città che erano valide, semmai, nell’epoca pre-crisi, il vecchio leader di Civiltà Parmigiana rappresenta una pagina andata della storia di Parma. E qui, a nostro modo di vedere, finisce la sua era. Il secondo dato da registrare, ancora più importante del primo ma meno clamoroso, è la scomparsa della destra. Ci si aspettava una debacle del Pdl, ma probabilmente non così forte. Scrivemmo non meno di una settimana fa che il centrodestra, ancor più del centrosinistra, ha un forte bisogno di autorigenerarsi, e anziché ripartire dai suoi vecchi uomini, ormai ridotti a mummie – Buzzi e Moine -, avrebbe dovuto giocare la carta dei giovani. La terza considerazione è che se, concettualmente, è morta la destra, è difficile che possa esistere una sinistra, compatta e duratura. Essendo destra e sinistra due termini antitetici, può esistere l’una se è morta l’altra? Eppure a questa domanda aveva già ampiamente risposto la campagna elettorale, suonando un campanello d’allarme: il Pcl di Spaggiari, Parma Bene Comune di Roberti, Parma che Cambia di Rossi e La Pietra, il Pdci di Arillo e lo stesso Partito Democratico avevano detto di loro la medesima cosa smentendo, allo stesso tempo, le parole degli altri: siamo noi la vera sinistra. Ognuno, a suo modo, si considera più a sinistra dell’altro.  In sostanza se è morta la destra, il centrosinistra, in quanto tale, non ride: lo troviamo spaccato in diverse piccole realtà e con il Partito Democratico dominante, ma nell’ala più destrorsa dell’emisfero. Non sorprende, infatti, la sua alleanza con i moderati di centrodestra di Altra Politica e di Fli – al termine del primo turno Enzo Raisi, deputato Fli, ha ufficialmente detto che Futuro e Libertà è al ballottaggio assieme a Bernazzoli -. Le conseguenze di questa spaccatura ideologica, presumibilmente, si tramuteranno in crisi nello stesso Consiglio Comunale.
La quarta e ultima considerazione, invece, va tutta al Movimento 5 Stelle. I partiti, anche i più populisti e demagoghi, lo hanno etichettato come movimento qualunquista, fascista, antipolitico e demagogo; hanno sputato sentenze sui loro candidati: inesperti, populisti, xenofobi e razzisti. Hanno giudicato l’operato ancor prima che si potesse giudicare. Lo hanno deriso fino all’ultimo giorno, ridicolizzandolo e tenendolo fuori da ogni seria e rigorosa riflessione politica. Tutto questo mentre politologi e sociologi affermati come Ilvo Diamanti o Marco Tarchi – per citarne alcuni – li ammonivano: guardate che ciò che spira non è il vento dell’antipolitica, ma quello del cambiamento: o vi rinnovate o soccomberete. Il responso è arrivato, e checché ne dicano i politichetti senza capacità di riflessione, oggi a Parma hanno stravinto i cittadini incazzati. Nel day after, e senza vergogna, qualcuno tra le file partitiche abbozza ancora un certo tipo di rigurgito, “I parmigiani hanno votato il qualunquismo”. Ecco: più voi li denigrate, più loro vincono. E vi deridono.

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