Published On: Gio, Giu 28th, 2012

Il 2 luglio scioperano i dipendenti di Intesa Sanpaolo

Lunedì 2 luglio sarà sciopero nazionale per l’intera giornata di lavoro di tutti i dipendenti di Intesa Sanpaolo, il più importante gruppo bancario italiano.

In particolare nella nostra provincia la mobilitazione riguarderà i marchi Intesa Sanpaolo, Intesa Sanpaolo Group Services , Carisbo , Banca Monte Parma, Neos Finance.

La riforma previdenziale intervenuta a dicembre ed il DDL Fornero di fine maggio ha reso più onerosi i contenuti del Piano Industriale di Gruppo 2011/2013, predisposto lo scorso anno, e vanificato il conseguente accordo, siglato il 29 luglio 2011 da Organizzazioni Sindacali ed Azienda, che nelle prospettive di sviluppo aziendale faceva leva su uscite di lavoratori, volontarie ed incentivate, nuove assunzioni, e tutele per il personale coinvolto nei processi di riconversione e riqualificazione professionale.

Alla luce di questo e della evoluzione negativa dei mercati e delle aspettativa di crescita, gli obbiettivi del Gruppo indicati nel suddetto Piano richiedevano una revisione.

La fase di confronto, che ne è conseguita fin dal mese di maggio, avrebbe dovuto portare a conoscenza i nuovi indirizzi strategici del Gruppo, sempre nel rispetto della garanzie occupazionali, salariali e normative, come è sempre stato nell’impronta concertativa delle relazioni fra le scriventi OOSS ed il Gruppo.

Il Sindacato quindi individuava le linee di indirizzo sulle quali costruire delle posizioni unitarie a sostegno della trattativa:

  • Conferma dell’impianto normativo e salariale dei cosiddetti “Accordi di Armonizzazione”, in sostanza il Contratto Integrativo del Gruppo, scadenti il 30 giugno ed argomento centrale di questa negoziazione;
  • Rifiuto della cancellazione dell’accordo sul Piano d’Impresa individuando una soluzione rapida e concreta per i lavoratori “esodati” del Gruppo che hanno deciso di accedere al Fondo di Solidarietà prima e dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero e che, da mesi, sono privi di stipendio e di assegno INPS;
  • Richiesta che l’avvio del nuovo orario di sportello/filiale sia posticipata alla fine del periodo estivo e che la nuova articolazione salvaguardi comunque le esigenze individuali conciliando tempi di vita e di lavoro;
  • Applicazione delle previsioni contrattuali nazionali circa la contribuzione aziendale alla previdenza complementare.

La risposta aziendale non solo è stata negativa su tutti i fronti, ma il Gruppo ha considerato definitivamente superato l’accordo sul Piamo d’impresa 2011/2013 aprendo la procedura contrattuale in relazione a processi di riorganizzazione, ristrutturazione e conseguenti tensioni occupazionali. Obbiettivo il raggiungimento di una riduzione di costo di almeno 250 milioni di euro da conseguirsi attraverso:

  • la chiusura di 1.000 filiali;
  • deroghe al vigente CCNL;
  • sospensione dell’attività e dell’orario di lavoro con conseguente riduzione del salario;
  • modifica del sistema degli inquadramenti ed attribuzione delle mansioni (di fatto il demansionamento);
  • revisione delle regole di mobilità territoriale
  • flessibilità della articolazioni individuali di orario e ricorso al part-time.

Questa richiesta unilaterale di pesanti sacrifici ancora una volta esclusivamente a carico dei lavoratori, insieme al contraddittorio e disarticolato disegno del Piano d’Impresa, non poteva che sfociare in un netto e deciso rifiuto da parte delle OOSS delle modalità e dello strumento messo in campo dall’Azienda.

In queste condizioni non è stato possibile l’avvio di alcuna trattativa ulteriore.

In risposta a questa chiusura del Gruppo, occorre da parte del sindacato una replica dura e coesa. Conseguentemente si è reso necessario l’avvio di un percorso di mobilitazione culminante per ora con lo sciopero nazionale del 2 luglio sostenuto da iniziative di presidio e volantinaggio presso le sedi delle principali unità produttive del Gruppo.

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