Published On: Ven, Giu 8th, 2012

Attentatore di Brindisi: il killer non convince la Procura

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C’é la confessione su alcuni punti essenziali dell’inchiesta: la fabbricazione dell’ordigno, l’averlo trasportato e posizionato dinanzi alla scuola, l’aver pigiato il tasto del telecomando per farlo esplodere. Non c’é ancora un movente chiaro, plausibile, invece, dietro l’attentato del 19 maggio scorso all’ingresso dell’istituto Morvillo Falcone di Brindisi, costato la vita alla sedicenne Melissa Bassi e il ferimento di altre cinque studentesse. Su questo fronte Giovanni Vantaggiato, l’imprenditore di Copertino (Lecce) che si è assunto la responsabilità dell’attentato ma sul quale gli inquirenti avevano già raccolto gravi indizi, “non ha spiegato nulla” ha sottolineato ieri il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, in un’affollatissima conferenza stampa al Palazzo di giustizia di Brindisi. “Ho avuto un colpo di testa, che ci volete fare?”, ha detto l’uomo. Ma gli inquirenti non gli credono. “In sede di interrogatorio Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all’azione criminale, ma non ha voluto indicarne il movente, mantenendo un atteggiamento tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri”. E’ quanto è scritto nel decreto di fermo, in cui vengono ricostruiti gli elementi che hanno portato al fermo dell’uomo. Questi sono essenzialmente tre: le due auto nella disponibilità dell’uomo, che sono state viste nelle vicinanze della scuola la sera prima e il giorno stesso dell’attentato; il cassonetto usato per nascondere le bombole, del tipo usato da alcune amministrazioni salentine per la raccolta dei rifiuti; infine il rischio stesso che il presunto attentatore potrebbe correre con possibili reazioni delle vittime. A Giovanni Vantaggiato viene contestato il reato di ‘strage in concorso aggravata da finalita’ di terrorismò. Il decreto di fermo è stato firmato dal procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, dal sostituto procuratore della stessa Dda Guglielmo Cataldi e dal pm della procura di Brindisi Milto De Nozza; gli ultimi due erano assenti alla conferenza stampa, così come il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli. C’erano invece i vertici della magistratura salentina e investigativi (Ros e Sco), a cominciare dal responsabile della Direzione Anticrimine Centrale, Francesco Gratteri. Nel provvedimento di fermo, emesso poco dopo la mezzanotte di ieri, si contesta il concorso nel reato di strage, ipotesi che non esclude la presenza di eventuali complici: una formulazione, ha però precisato Motta, fatta “per coprire ogni eventualità”.

(Ansa.it)

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