di Diego Gustavo Remaggi

Sull’eredità debitoria lasciata dalla giunta Vignali si è scritto molto. Sono state avanzate ipotesi dalla stampa, sono emersi dati preoccupanti dai conti depositati dagli enti, sono state date rassicurazioni, poco chiare ma molto sicure, da chi negli scorsi anni ha avuto fin troppo le mani in pasta.
Ciclosi ha lasciato Parma, un Commissario capitato quasi per caso, dopo la breve cornice della Cancellieri, le cui tracce nel Municipio sono però destinate a rimanere, con più lustro e più smalto di quelle del suo ingenuo predecessore.
Ciclosi ha rilasciato 250 pagine colme di numeri e tabelle in cui non esita a scrivere che gli “Elementi critici rilevati coinvolgono tutti i fattori produttivi dell’ente e del sistema della partecipate in un clima sociale, politico e amministrativo viziato da anni di degenerazione etica che ha coinvolto i processi, l’organizzazione e la cultura amministrativa dell’ente”. In parole povere: un disastro. Perché al di là dell’ingenuità di un Sindaco che “non sapeva”, di una Giunta che ha investito per il futuro, al di là degli arresti, degli scandali, dei ponti sui fiumi che non ci sono, restano quasi 850 milioni di euro di debiti solo a carico del Comune. 850 milioni, avete letto bene, non è un errore, o meglio: lo è stato ma di chi per anni ha governato Parma in un clima di finanza allegra e spensierata, divenuta, secondo Ciclosi, una sorta di “degenerazione etica” che ha portato all’inevitabile tracollo. L’organizzazione, la fitta rete di conoscenze e favori su cui per anni il Sindaco “simpa” e i suoi soci, possiamo dirlo :“in affari”, era, dopo 2 mesi dal crollo: “destrutturata e priva di reali funzioni di programmazione, coordinamento e controllo”. In tre anni (2007-2010) il buco creato dal Comune sarebbe lievitato di 427milioni di euro, con una partecipata come Spip sull’orlo del fallimento, un progetto come quello di StuPasubio da rimandare a tempi migliori e la linea guida della gestione commissariale che, oltre al risanamento del debito, si è trovata a dover scegliere come direttive principali quelle del ripristino della “legalita`, trasparenza, dignita` e governabilita`”; praticamente rianimare un Comune ormai cerebralmente morto. Nel suo documento, Ciclosi cerca anche di dare qualche suggerimento al nuovo governo della città, indicazioni mirate all’ottimizzazione delle spese, ad una gestione intelligente delle entrate (Imu, righe blu, varchi, dividendi Iren), ad una razionalizzazione delle partecipate, interventi radicali che serviranno a rimettere in riga la macchina comunale salvandola dal dissesto. Negli ultimi 4 anni, è “progressivamente degradata l’autorevolezza e autonomia della funzione al servizio del pubblico interesse – scrive il Commissario -, con evidenti cedimenti a favore dei soggetti esterni portatori di interessi di parte (Cittadini singoli, Categorie, Imprese)”. Un circolo vizioso che le vicende giudiziarie dello scorso anno rivelarono del tutto “deviato” e che le proteste di piazza avevano, a giusta ragione, denigrato sino al suo triste, desolante epilogo. Il debito, il buco in cui ora versa Parma e su cui Ciclosi ha fatto chiarezza deve essere necessariamente colmato, col tempo, la dedizione, la capacità cui la nuova giunta a 5Stelle, del tutto incolpevole, dovrà per forza farsi carico.

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