Published On: Gio, Giu 14th, 2012

Debiti: ecco il disastro analizzato da Ciclosi

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Un proverbio popolare italiano, recita: “Un piccolo debito forma un debitore, uno grosso un nemico”. Nel caso di Parma, però, il debito vede schierate di fronte due squadre, entrambe dissolte, contraddistinte: una dall’aver “creato” o “ereditato” una enorme molte di conti da pagare, l’altra dall’aver “scoperto” o “conteggiato” numeri, somme, cifre cui solo in pochi erano a conoscenza.
Quando, in una delle sue ultime uscite da Sindaco, Pietro Vignali definì il primo edificio di Stu Pasubio (109b) completato come un “biglietto da visita di Parma per tutti i visitatori che arriveranno dall’autostrada” già sapeva che un Commissario sarebbe arrivato a revisionare tutto il suo operato. E così è stato, tanto che il biglietto presentato da Stu Pasubio, stando al debito complessivo consolidato al 2011, è di 74 milioni di euro, di cui ben 38 a carico del Comune.

Queste sono le carte di Ciclosi con cui, volenti o nolenti, i parmigiani dovranno fare i conti: 155milioni per Stu Stazione, 109milioni per Spip, 64milioni per Parma Infrastrutture. “Al 31 dicembre 2011, anche dopo lo sblocco di un consistente pacchetto di pagamenti attivato in dicembre – scrive il Commissario -, il Comune ha accumulato 125 milioni debiti di fornitura in conto capitale scaduti da oltre 90 giorni, 259 milioni di residui passivi in conto capitale da gestire e i principali cantieri della città”. Vignali però, ritiratosi a vita privata, ma sempre pronto a dire la sua tenendo le debite distanze, non ha atteso troppo tempo prima di rispondere alle 250 pagine ricche di numeri, tabelle, elenchi puntati e qualche colorito aggettivo, sostenendo: “Un po’ più di realismo e conoscenza dei fatti non sarebbero guastati in questa sua relazione di fine incarico, caro Commissario”. “La realtà, dal nostro punto di vista – è accorso in aiuto l’ex vice Sindaco Paolo Buzzi -, è che ci siamo trovati di fronte ad un Commissario evidentemente deluso dall’esito elettorale che tenta di far credere ai cittadini di Parma di essere il salvatore della patria”.

Eppure Ciclosi lo aveva detto già all’inizio dell’anno, la sua “manovra di rigore” (con Imu e Irpef ai massimi consentiti) era necessaria per risolvere un sistema viziato da tanti, troppi anni di mal governo, una soluzione “lacrime e sangue” dovuta ad una somma di debiti indiscutibilmente troppo alta per una città come Parma. Da buon “commissario” ha atteso di avere i dati aggiornati circa le situazioni economico-finanziarie di gran parte delle partecipate e delle attività del Comune ed ha scritto una “logorroica” (parola di Buzzi) relazione su ciò che ha riscontrato. La sua, probabilmente, più che una cura è stata una diagnosi che però, secondo l’ex Assessore al bilancio Gianluca Broglia, comprenderebbe “gravi errori di valutazione” tra cui – non è la prima volta che viene menzionato -, il mancato sforamento del Patto di stabilità, tramite cui molte situazioni debitorie si sarebbero potute risolvere.

I debiti però non deriverebbero solo dalle partecipate, secondo Ciclosi ci sarebbe “un elevato numero di potenziali passività emergenti frutto di una molteplicità di cause tutte però riconducibili ad un governo distorto della cosa pubblica”, in parole povere, Parma potrebbe trovarsi a dover pagare circa 133milioni di euro per cause, eventuali contenziosi, oneri e contributi. Alcune cifre? Quasi 22 milioni per “Eventuale contenzioso per mancata realizzazione del nuovo palazzetto in località Moletolo”, 20 milioni tondi tondi per “Eventuale Contenzioso mancata realizzazione questura in Viale Fratti”, altrettanti 20 milioni per “Cause su espropri”, 7 milioni per “Eventuale contenzioso per interruzione Project Cittadella della Carta (ex Ospedale Vecchio)” e poco più di 6 milioni per “Cause in materia di Personale”.

L’opera del Commissario, mirata ad arginare una situazione “degenerata”, si è svolta all’insegna del risparmio, 50mila euro in meno per la festa di Capodanno, 47mila in meno per il festival della poesia, cercando una sobrietà non molto lontana da quella del governo tecnico dell’intero paese.
Ma tra i “nemici” di Ciclosi c’è anche Carlo Frateschi, l’ex direttore generale del Comune, fermo sostenitore del fatto che in realtà: “il disastro non esiste”. Frateschi sostiene che quello del Commissario non sarebbe altro che un: “documento-denuncia che cerca, maldestramente, di porre a carico di chi lo ha preceduto la somma di tutto ciò che di negativo è stato fatto dal 2008 fino al suo commiato”, ponendo l’accento sulla neo-responsabilità di Federico Pizzarotti, in cerca di una soluzione, in cerca di contatti, di aperture, di spiragli che possano significare una “soluzione” per tutto questo “procurato allarme”.

Alla fine, tuttavia, gli uomini passano e i debiti restano, il piano di emergenza ideato da Ciclosi è servito a dare il via ad un piano di risanamento che dovrà essere totale, soprattutto per rimediare a quel decorso di “degenerazione etica” verso cui il Municipio è incappato, più o meno consapevolmente. Pizzarotti e il suo Assessore al bilancio Gino Capelli hanno a che fare con una situazione in cui nessuno vorrebbe trovarsi, ma d’altronde, come previsto, fare il Sindaco significa anche dover attraversare tante “poltrone”, parlare, negoziare, controllare, ricontare, rileggere più e più volte numeri e documenti. La via non è semplice ma nemmeno impossibile tant’è vero che Loretta Napoleoni, consulente economica “ingaggiata” a titolo gratuito dal Sindaco, ha dichiarato ai telespettatori di Rai3: “Il debito vero con le imprese e con le banche locali sarà ripagato, con una dilazione nel tempo, attraverso la creazione di economie virtuose all’interno del Comune di Parma”. Ci vorranno anni, anche Napoleoni lo sa, ma la fiducia non le manca, il debito si può cancellare, Parma può ripartire e con essa l’Italia.

Diego Gustavo Remiggi

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