Published On: Gio, Giu 21st, 2012

Pizzarotti: il politico “nuovo” assediato dai media

di Diego Gustavo Remaggi

Scriviamo da una Parma che esiste ancora, ma non è più la stessa. Sotto alle ricche sale del Municipio, ad affollare i Portici del grano, c’è ancora tanta gente, ma forse non tutta quella che lo scorso anno lanciava monetine contro la Giunta delle inchieste e degli arresti. Fermi in piazza Garibaldi ci sono tante vetture di televisioni, media italiani ed esteri, giornalisti, fotografi, gli stessi che nemmeno un mese fa salutavano con curiosità e stupore l’arrivo del nuovo Sindaco.

La figura di Federico Pizzarotti è divenuta in breve tempo quella che, al di là dell’appartenenza politica: piace, in città come nel resto d’Italia e d’Europa. Nella Roma antica sarebbe, a rigor di logica, quello che si potrebbe definire “homo novus”, che si è fatto da sé, che è cresciuto studiando e convogliando le sue energie nell’attività politica sino ad emergere brillantemente. Non è un caso che ora, da bravi italiani, sempre tuttologi nell’argomento del giorno, siano in tanti, forse troppi a parlare di lui. Beppe Grillo è stato “l’aratro” che ha dissodato il campo, adesso Pizzarotti si trova l’onere – e l’onore -, di seminare e raccogliere, innaffiare e gustare, i frutti della “sua” stagione. E che il deus ex-machina genovese abbia terminato, con successo, il suo compito, almeno in quel di Parma, è egli stesso a dichiararlo in una lunga intervista a Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Se non mi chiamano, vuol dire che se la cavano da soli. Se poi han bisogno, siamo qui coi nostri consulenti”. Già, il “Pizza”, come lo chiama affettuosamente Grillo, sembra sapere il fatto suo, sarà inesperto, ci metterà più del dovuto (“Dai, dobbiamo concedere qualcosa all’inesperienza di questi ragazzi”, chiosa il comico a riguardo), ma, Beppe ne è sicuro, farà una “ottima” Giunta.

C’è poi la questione inceneritore, che dopo “il referendum” dello scorso maggio, continua a fumare all’orizzonte, tra ipotetiche penali, borbottii tra le Giunte dei capoluoghi limitrofi e quei viaggi in Olanda che dovrebbero affrontare i rifiuti in attesa dello smantellamento del forno e dell’arrivo di una alta percentuale di raccolta differenziata. Negli stessi giorni dell’intervista, Travaglio invita lo scrittore parmigiano Paolo Nori a dire la sua sulla “nuova Parma” durante la festa del Fatto in una località non troppo lontana dalla stessa città ducale. Nori parla per dieci minuti della sua città, e poi scrive un articolo piccante sul Foglio di Giuliano Ferrara. Non è la prima volta che si espone in pensieri divertenti e ironici, ma dal retrogusto amaro, su ciò che pensa degli amministratori parmigiani, basti prendere i brevi capitoli di alcune sue raccolte in cui Ubaldi, Vignali, e persino Pallini, sono disegnati, a parole, come caricature di una città dalle mille contraddizioni, austera ma allo stesso tempo ironica. “Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, se risolvesse le difficoltà delle quali si è reso conto dopo essere diventato sindaco di Parma – scrive Nori -, e riuscisse ad attuare questo punto centrale della sua campagna elettorale, i rifiuti di Parma li manderebbe a bruciare in Olanda. A chi gli ha fatto notare che così, secondo le sue stesse teorie, aumenterebbe la mortalità dei bambini olandesi, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, sembra abbia risposto: «In Olanda non governo io»”.

Polemiche a parte, è ormai noto che “il Pizza”, interessa, interessa davvero. Gran parte dei siti d’informazione in Rete parlano di lui, lo osservano, lo scrutano, lo commentano, gli offrono una visibilità ancor più grande di quella cui lo ha portato Grillo durante la campagna elettorale. Per il primo Consiglio comunale arrivano le televisioni e persino il corrispondente italiano del quotidiano francese Le Figaro. Tutto questo mentre lo stesso sindaco, ora, guarda con sospetto la stampa e le televisioni, preferendo comunicare egli stesso, in video, i primi passi del suo operato (vedi le nomine dei primi assessori), facendosi dire dal “neo” consigliere Roberto Ghiretti di “non aver paura” dei giornalisti, concedendo brevi colloqui con i corrispondenti esteri – Le Figaro, appunto -, e con la sempreverde Gazzetta di Parma, in un soleggiato sabato mattina, in cui Parma esiste ancora, ma non è più la stessa.

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