Published On: Ven, Giu 1st, 2012

POLITICA – Pagliari e Bernazzoli: cominciata la Guerra fredda

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di Salvo Taranto

Non vi è mai stato nulla di più rosso, all’interno della sinistra moderata parmigiana, del volto di Giorgio Pagliari durante l’intervista rilasciata alla trasmissione Piazza Pulita: un rosso di un’intensità tale da far sfigurare quell’arancione acceso utilizzato da Bernazzoli per la propria campagna elettorale. Sollecitato dal giornalista Alessandro Sortino, l’ex capogruppo del Pd in Consiglio comunale si lascia andare a commenti non proprio edificanti riguardo al candidato sconfitto al ballottaggio. “La Provincia – dichiara Pagliari – tutte le varianti urbanistiche del Comune che noi abbiamo avversato le ha tutte approvate: loro approvavano quel che bocciavamo”. A questa prima stoccata, non portata di certo in punta di fioretto, a breve giro ne segue un’altra: “Se vuole un pettegolezzo – continua l’esponente democratico quasi prendendoci gusto, o come per liberarsi di un peso divenuto ormai insostenibile – l’assessore all’Urbanistica del Comune me lo diceva: adesso vado da Bernazzoli a discutere con lui perché con lui risolvo quello che con te non risolvo”. Il secondo colpo è ancora più perfido e preciso, una sciabolata che recide di netto quella tregua armata che era in vigore tra i due: un armistizio siglato attraverso reciproci gesti di tiepida ammirazione, inviti formali alla collaborazione, accettazione rassegnata delle decisioni giunte dall’alto. Una pace di cartapesta che si reggeva su fondamenta d’argilla, destinata a vacillare e crollare innanzi alla sconfitta del Pd e del centrosinistra in occasione di quelle elezioni amministrative che si consideravano già vinte. La violazione del cessate al fuoco è avvenuta, in fondo, perché come succede nello sport, la concordia regna sovrana soltanto quando si conquistano le vittorie: e i risultati, forse, si raggiungono soprattutto tramite l’apporto di un gruppo coeso, che marcia unito nella stessa direzione. Tutti elementi sconosciuti al Pd di Parma, insomma, il cui spogliatoio pullula di elementi che considerano il vicino di armadietto il miglior secondo politico del partito. Dopo le rivelazioni quasi sussurrate, alla domanda “come mai non è candidato sindaco?” Pagliari diventa paonazzo, non riesce a nascondere l’imbarazzo e un’acredine signorile. Sembra quasi tentato di sviluppare una risposta che, dopo il fioretto e la sciabola, faccia ricorso ad un machete di violenza catartica, ma vi rinuncia e si limita a replicare: “questa non la dico perché diventa una polemica”. Ma anche se Pagliari “quella” non l’ha detta, la breve intervista mandata in onda da “la7” ha avuto la capacità di acuire – se possibile –  i contrasti già esistenti e scoperchiare le pentole bollenti, il merito di mandare in frantumi quel sole di silenzio dietro il quale il candidato mancato delle primarie si era eclissato dopo le decisioni dei vertici del suo partito. Tuttavia, a seguito di queste esternazioni di rabbia e delusione, appare meno comprensibile, da un punto di vista esclusivamente logico,  il passo indietro compiuto dall’ex capogruppo subito dopo la messa in onda del servizio realizzato da Sortino: ovvero le scuse rivolte a Bernazzoli attraverso un messaggio, costellato di parole cosparse di cenere, che esordisce con un “Caro Vincenzo”. Pagliari scrive di dichiarazioni che avrebbero tradito le proprie intenzioni che, al contrario, “erano quelle di sviluppare un ragionamento politico e non certamente di mettere in dubbio la Tua onestà e la Tua correttezza, così come la trasparenza nell’amministrare la cosa pubblica”. “Peraltro, – procede la missiva nel tentativo di ribadire il concetto – non ho mai inteso riferirmi a decisioni o rapporti, che non fossero giustificati sul piano istituzionale e che non rispondessero ad esigenze istituzionali”. La conclusione della lettera è invece affidata a questa frase: “Nei limiti in cui le mie parole possano aver lasciato intendere, contro la mia volontà, una critica di tipo personale sono parole, di cui faccio ammenda e di cui chiedo scusa”. L’impressione che si ricava dalla lettura di questo messaggio di scuse, è che Pagliari sia rimasto a metà strada tra il volersi autosmentire e il desiderio di mandare definitivamente a ramengo tutti i tatticismi e i “volemose bene”. Che abbia, in pratica, perso l’occasione di chiedere davvero scusa (qualora ci  fosse davvero ragione per farlo) o di mettere fine, definitivamente, a quelle apparenze che da sempre hanno accompagnato il rapporto con Bernazzoli.   A pensare al loro dualismo, viene in mente quello tra Forlani e Andreotti. Entrambi volevano succedere a Cossiga, entrambi aspiravano a diventare presidente della Repubblica. Convocati ad un tavolo da un Cirino Pomicino in versione mediatore, i due navigati politici democristiani in quell’incontro affermarono: “ se c’è la sua candidatura, la mia non esiste”. E ovviamente, Pomicino, attraverso quella frase ipocritamente umile, comprese che sia Forlani che Andreotti non volevano ritirarsi dalla contesa. Analogamente a quanto avvenuto tra Bernazzoli e Pagliari a Parma, la storia ci insegna che nessuno dei due raggiunse il Quirinale e che, certe contrapposizioni, sono di impossibile risoluzione:  soprattutto attraverso un ridicolo sondaggio.

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