Published On: Gio, Lug 5th, 2012

Caselli (Pd): il cambiamento dopo la “sconfitta epocale”.

L’anno scorso ci siamo visti e qualcuno ti aveva appena dato del sovversivo, cosa è cambiato oggi?

Mi manca quello che facevo lo scorso anno, preferivo quando Bernini dava del sovversivo a me e a Massari. La differenza principale è che l’anno scorso ero consigliere comunale e ora non lo sono più, mi sto abituando all’idea nonostante mi piacesse, sai è difficile dopo 409 preferenze. Però, insomma, non si vive di sola politica.

Assieme a te è cambiato anche il Pd, via Dodi e Garbi, ecco arrivati Mantelli e Rossi, come li vedi?

Non avevamo alcuna alternativa. Io però avrei fatto un congresso per impostare un cambiamento ancor più radicale. Avrei fatto un congresso perché secondo me, dopo una sconfitta epocale come quella che abbiamo subito, c’era bisogno di dedicare del tempo ad una discussione approfondita, però ho capito che era un’occasione in cui rischiavamo di perdere tanto tempo per un dibattito su di noi mentre fuori la città aveva bisogno che dessimo da subito dei segnali. Avevo proposto il congresso ma ho accettato. Dopo una Waterloo come quella che abbiamo subito, pur non essendo colpa di candidato e di segretari, ci tengo a precisarlo, il cambiamento era proprio necessario. Il Pd deve capire che in questa città abbiamo dedicato troppo tempo ad un dibattito tra correnti, un congresso ci avrebbe permesso di confrontarci su Parma indipendentemente dai fatti nazionali. La candidatura di Diego Rossi è andata oltre tale schema, in città invece non ci abbiamo provato abbastanza. Si è chiusa una fase, le persone non si rottamano, è vero, c’è bisogno di tutti ma al tempo stesso bisogna investire perché la prima linea proposta alla città sia chiaramente il frutto di un cambio. Chi era in prima linea negli anni passati ora può stare dietro. Ora non abbiamo leader, c’è bisogno di tutti e dobbiamo essere umili.

Non è stata quindi una sconfitta di Bernazzoli, ma dell’intero Pd?

In tutta Parma, e anche tra voi giornalisti, in quanti avrebbero scommesso che avrebbe vinto un “grillino”? Io penso che la candidatura di Bernazzoli stava in un quadro che abbiamo scoperto non esserci più. Questa città ha anticipato un fenomeno molto più vasto. Non si è riproposto il caso in cui la candidatura di Vincenzo potesse essere vincente contro Ubaldi, si è presentato uno schema con cui noi non avevamo fatto i conti.

Ghiretti ci ha detto che il centro destra era troppo diviso, a spaccarlo sarebbe stato Ubaldi, altrimenti avrebbe vinto probabilmente lui

Nel vecchio schema io avrei pensato che con il centro destra diviso, ed è qui che l’analisi di Ghiretti ha un senso, sarebbe forse arrivato Ubaldi al ballottaggio. Però pensare che chiunque provenisse da quell’esperienza amministrativa potesse candidarsi e vantare una sorta di verginità che gli avrebbe permesso di diventare sindaco in questa città, secondo me è una pazzia. Quello che è successo ha segnato tutti i comprimari e primi attori di quella stagione che ora è davvero finita. Il problema è che non siamo stati noi a rappresentare la svolta, che era intuibile, ma Pizzarotti.

Adesso all’opposizione chi vedi più attivo? Dall’Olio o forse Iotti?

È appena cominciata, difficile dirlo. La strategia che abbiamo sempre sostenuto come opposizione però alla fine è stata vincente, e credo che lo sarà anche quella di adesso. Dopo una prima fase in cui si riconosce un minimo di tolleranza a chi ha appena preso possesso delle chiavi della città, e i “grillini” sono un esempio dato che forse nemmeno si aspettavano di vincere, si entrerà nel vivo tra un paio d’anni, in cui davvero si capirà la forza dell’opposizione. Alla fase dello studio succederà sicuramente quella dell’alternativa.

Credi che sia stato veramente un referendum sull’inceneritore?

L’inceneritore è stato l’elemento che ha permesso a Pizzarotti di arrivare al ballottaggio. Gli ha aggiunto quei 2-3000 voti che gli hanno dato la forza di superare Ubaldi. Il referendum poi penso sia stato fra due diversi tipi di politica al secondo turno. Se non ci fosse stato l’inceneritore forse al secondo turno avremmo avuto lo schema classico centro-destra contro centro-sinistra, in cui ci sarebbe stata un’affluenza al voto più bassa. Nelle ultime due settimane prima del 21 maggio non si è mai parlato di Parma e i cittadini hanno condannato la vecchia politica premiando Grillo.

Bernazzoli ha tenuto i piedi in due scarpe, non si è dimesso da presidente della Provincia, questo ha giocato tanto a vostro sfavore?

Sì, è stata una delle scelte che ci hanno condannato. Se avessimo capito prima che il nervosismo verso la politica tradizionale era così forte, avremo avuto più chiaro che il mantenimento di due incarichi sarebbe stata una cosa che avrebbe colpito molto anche la nostra gente. Mi ha fatto arrabbiare Bersani quando ha detto che a Parma “abbiamo non vinto”. No, abbiamo proprio perso e la comprensione di tale fatto spero sia di insegnamento per tante altre città, affinché non si ripeta, per il Pd, ciò che è successo a Parma.

Pd cittadino e Pd provinciale, quali sono le differenze? Il comitato Gcr dice che con la Provincia, ad esempio, non riesce ad avere un dialogo.

Eppure noi abbiamo chiamato Mirko Tutino che loro conoscono molto bene, per dimostrare che abbiamo obiettivi simili, ovvero arrivare nel minor tempo possibile all’obiettivo rifiuti zero. A renderci diversi dal Gcr è la gestione del contingente, Dall’Olio su questo è sempre stato lineare. L’obiettivo è superare l’incenerimento, il problema è: entro quanto? Come si gestisce la mole di rifiuti che si fanno oggi? La differenza tra Pd e Gcr è che per noi non è una soluzione mandarli in Olanda come se l’aria di quel paese avesse meno valore di quella che c’è a Parma. Chi ha detto che l’obiettivo rifiuti zero sia attuabile oggi non ha detto la verità perché altrimenti l’Amministrazione Pizzarotti non avrebbe i problemi che di fatto inizia ad avere. Ripeto, mandare i rifiuti in Olanda non è arrivare a rifiuti zero.

Avrai letto sicuramente il programma del Movimento 5 Stelle, cosa ti è piaciuto e cosa non condividi?

Io penso di essere uno tra i pochi ad averlo letto attentamente. La loro vittoria d’altronde si è basata sul programma. A premiarlo è stata una differenza sostanziale dal sistema politico precedente, questo è bastato per far sì che i parmigiani li votassero. Al tempo stesso però ci sono una enormità di proposte completamente inattuabili, vedremo tra cinque anni se saranno messe in pratica o se saranno rimaste solo ipotesi. Ci sono alcune idee che non hanno tenuto conto dei gravissimi problemi di bilancio (ad esempio l’apposizione di un asfalto per il recupero del calore che costerebbe milioni di euro), questo dimostra il non avere la minima idea di come funziona un’Amministrazione comunale. Non penso che queste possano essere viste come deliberate falsità, ma sicuramente denotano il fatto che non si aspettavano di governare davvero una città come Parma.

Questo si vede anche dalla lentezza con cui prende forma la Giunta?

È evidente che per loro serve più tempo, anche perché non hanno ancora avuto esperienza a riguardo e si sono trovati in una situazione intricatissima dove sarebbe stato difficile per chiunque. Sì, ci sono lentezze gravi, è vero, la città non può comunque aspettare oltre.

Nel primo consiglio comunale la parola d’ordine è stata “Siamo qui per imparare” anche il Pd avrebbe detto la stessa frase?

Diciamo la verità, anche io, nonostante abbia fatto il consigliere comunale per 5 anni, avrei avuto bisogno di un po’ di tempo per imparare. Diciamo che la fase dell’apprendimento sarebbe stata solo un po’ più breve, d’altronde quando arrivi a governare una città non puoi dire “la responsabilità me la assumo tra due mesi”, no, a te tocca subito perché sai che dalle tue scelte cambia la vita di una persona.

Matteo Caselli, 30 anni, adesso cosa farai?

Continuo a lavorare e nonostante le delusioni degli ultimi mesi, se riuscirò a mantenere passione ed entusiasmo, mi piacerebbe continuare a fare politica. Alla fine uno non sceglie di avere la politica, la deve sentire dentro, fino a quando non me la toglieranno, o non mi stuferò completamente, continuerò a farla.

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  1. non importa ha detto:

    Cambiamento radicale, dici. E’ scomodo usare ancora la parola “generazionale” ma di quello, anche, si tratta: i consiglieri grillini, i sindaci pd alla ribalta nel dopo-terremoto, molti segnali invitano -anzi, impongono- di guardare alla carta d’identità ma soprattutto agli anni di ruoli e cariche posseduti. Proprio in questo quadro, il testimone sarebbe dovuto passare direttamente alla generazione-Caselli, non a una come la Mantelli. Basta con gli equilibri interni! Basta con la cautela! Ci vuole una scelta di rottura, dato che i grillini non sanno governare forse la legislatura sarà più corta del solito, e bisogna arrivarci con leader nuovi e freschi, non i protetti dal “patto di sindacato”. Matteo sarebbe stato il segretario perfetto.

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