Published On: Gio, Lug 5th, 2012

Emergenza casa: intervista a Katia Torri (Rete diritti in casa)

di Diego Remaggi

Esistono associazioni che a Parma, come un po’ in tutta Italia, che lavorano, ascoltano, aiutano gli altri senza chiedere nulla in cambio. I problemi, le emergenze, le carenze che la vita sociale di molti centri urbani deve affrontare quotidianamente diventano un peso che si trascina dietro da anni, e se è vero che le istituzioni fanno il possibile, talvolta, anzi spesso, non è mai abbastanza. Abbiamo incontrato Katia Torri della Rete diritti in casa, “un gruppo di persone – si autodefiniscono – che porta avanti da anni la lotta per il diritto alla casa a Parma”.

Com’è la situazione dell’emergenza abitativa a Parma?

Più che emergenza io la definirei “criticità cronica”, ormai sfioriamo il dramma. Nel 2012 ci sono stati circa 700 sfratti esecutivi, solo negli ultimi tre mesi sono state fatte 300 domande di sfratto. Le case non ci sono, ed oltre a tutto ci arrivano storie personale veramente complicate anche di donne rimaste sole con bambini cui i servizi sociali non riescono a dare una risposta.

Manca realmente qualcuno che si occupi di welfare?

La figura dell’assessore è importante, certo, ma vedremo come lavorerà nei prossimi anni, ha di fronte a se un problema enorme da risolvere.

Il nuovo sindaco vi ha già incontrato? Avete parlato di edilizia sociale e quartieri ghetto? Come sono i vostri rapporti?

Abbiamo chiesto un incontro che metterà in agenda il prima possibile e per ora si è dimostrato molto disponibile ad ascoltarci. Per quanto riguarda l’edilizia sociale è chiaro che si è dimostrata del tutto fallimentare, copre una fascia di reddito media che di certo non ci soddisfa. Bisogna capire che non si può costruire all’infinito: non si mangiano i balconi (sorride)! Noi proponiamo di recuperare gli spazi inutilizzati, basti pensare all’ex-Vighi, poteva essere usato per costruire spazi popolari ma è stato ceduto per la costruzione di un grande hotel, ecco uno dei grandi errori.

L’autorecupero di molti spazi potrebbe quindi essere una soluzione?

Esatto, un esempio di come abbia funzionato bene è quello della casa cantoniera autogestita. Ci sono persone che possono lavorare a costi molto bassi, in questo modo possono venire recuperati casolari e altri edifici dismessi. Ed ecco che ruolo del Comune può essere importante, potrebbe porsi come supervisore dei lavori, mediando tra proprietari e nuovi inquilini. Insomma, oggi ci sono tantissimi muratori che perdono il lavoro, e la casa, chi meglio di loro potrebbe occuparsi del recupero?

Quali sono attualmente i quartieri più colpiti dalla mancanza di case?

Ci sono diversi quartieri poveri, basti pensare all’Oltretorrente, alla zona della stazione, a tutte quelle cantine affittate con contratti irregolari. Ecco, bisognerebbe andarci giù duro con chi fa certe speculazioni, ci vogliono più controlli, ci vuole più serietà nei confronti di chi usa le altre persone. È chiaro che se tu affitti una cantina ad una famiglia, ti scoprono e te la cavi con una piccola multa, tu continui ad affittarla in quel modo!

Borgo Poi, Via Bengasi, via Liguria, come sono andate a finire tutte queste storie?

Borgo Poi ora va bene, la corrente c’è e manca solo il gas, via Bengasi invece resta una storia assurda. Esiste una legge comunale sul decoro urbano cui dovrebbe rispondere il proprietario, è un edificio pericoloso su cui l’autorecupero potrebbe fare molto, anzi potrebbe essere vantaggioso, per noi lo è di certo, per altri no. È inutile fare i moralisti, una vedova con un bambino piccolo se non ha una casa in cui vivere, dove va? Vale più un abuso (casa occupata ndr.) o il diritto al decoro? Per come la vedo io un essere umano vale molto più dei muri.

Le differenze tra la vecchia e la nuova Giunta, so che forse è ancora presto ma le avete già notate?

Prima nessuno ci ascoltava, sono venti anni che non viene fatto niente per queste emergenze. Crediamo a Pizzarotti e alla sua Giunta, sperando che siano realmente diversi ma, d’altronde fare peggio sarebbe ancor più difficile! Ripeto, il sindaco per ora si è dimostrato disponibile, speriamo che finalmente ci ascolti.

Cosa volete augurare o chiedere a Pizzarotti?

Gli auguro sicuramente di confrontarsi con tutti, di ascoltare le reali esigenze delle persone lasciando perdere le pressioni dei “grandi” che riceverà. Parma è diventata grande proprio ascoltando i più deboli, una città distrutta dal fascismo che si è rialzata con la solidarietà. Il cuore, l’amore per il prossimo fanno la differenza tra una città che muore e una che rinasce.

Eppure sia lo Stato che la Regione sembrano non volere investire sul sociale

Ci deve essere un cambio di mentalità. Bisogna dire no ai tagli sul sociale. Le persone realmente illuminate, tra cui anche alcuni sindaci (basti pensare a ciò che ha fatto Giorgio La Pira, democristiano, a Firenze), hanno fatto dei discorsi totalmente differenti: se i “poveri” ce la fanno, ce la fa l’intera città.

Con quali altre associazioni siete in contatto?

Abbiamo stretto contatti con diverse associazioni sparse per tutta la città. Alcuni esempi sono Rete dormire fuori, Forum Solidarietà, Ciac, Perchè no, Artlab, Insurgent City, tutte realtà che potrebbero coordinarsi meglio per ottenere una collaborazione più proficua. Ad esempio, il sindaco potrebbe fare una tavola rotonda con le varie associazioni, ciò gli permetterebbe di tenere contatto con la realtà, un tavolo di lavoro costante. Non pensiamo che Pizzarotti abbia la bacchetta magica, certo, in futuro faremo qualche considerazione ora proprio non è possibile.

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