Published On: Gio, Lug 26th, 2012

FOCUS – La favola dell’inceneritore conveniente

di Diego Remaggi

Adesso sappiamo che l’inceneritore di Ugozzolo, se ancora lo si farà, potrebbe incenerire oltre che i rifiuti, anche tantissime promesse di risparmio e millantati vantaggi per la salute dei cittadini e delle loro tasche. Ci sono tre euro, soltanto tre, che farebbero oscillare la bilancia – ormai al limite del peso consentito -, tra la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti con gli attuali mezzi (costo: 169 euro a tonnellata) e quella successiva all’accensione del forno (166 euro a tonnellata). I dati, presentati direttamente dall’assessore all’Ambiente Gabriele Folli, provengono, privi di ogni interpretazione, dal direttore generale di Iren, Andrea Viero.

Due anni fa la stessa multiservizi, ancora con il nome Enìa, concordando con Provincia e Comune, spiegava in una brossure i motivi degli alti costi di smaltimento rifiuti a Parma: “Nella provincia di Parma, a causa della totale dipendenza dall’esterno per lo smaltimento dei propri rifiuti, la tariffa relativa allo smaltimento è elevata rispetto alle altre province e destinata a crescere nei prossimi anni”. Insomma, stando ai dati 2009, anno cui fa riferimento Enìa nel suo opuscolo, la nostra provincia spendeva già 160 euro a tonnellata, cifra di tutto rispetto se confrontata con l’esperienza dei vicini territori di Reggio Emilia (105 euro) e Piacenza (117 euro). “In assenza di impianti di smaltimento – continuava a scrivere la società -, oltre a difficoltà di reperimento della disponibilità, questa cifra è destinata a salire a circa 200 Euro/t in 3-4 anni”. Fortunatamente le previsioni sono risultate un po’ meno drastiche, in tre anni il costo è aumentato di soli nove euro, ma il prezzo dell’inceneritore è costato carissimo a chi ha cercato di difendere a spada tratta la sua utilità e il suo tornaconto finanziario. Insomma, sembra quasi sempre più chiaro che il matrimonio Parma-forno non si abbia da fare.

Dallo scorso marzo a Bergamo, provincia servita da A2A, smaltire i rifiuti nell’inceneritore di Brescia costa “solamente” 92 euro a tonnellata, compreso il trasporto, l’80% in meno rispetto ai costi che richiederebbe il forno di Ugozzolo, senza contare che, stando alle parole del presidente della provincia Ettore Pietro Pirovano, quasi tutte le amministrazioni bergamasche ridiscuteranno i contratti di smaltimento per arrivare, a loro volta, alla tariffa migliore. “Siamo, a nostro avviso, davanti ad una situazione molto grave – scrivono gli attivisti di Gestione Corretta Rifiuti -, tariffe talmente fuori mercato da portare ad una segnalazione alla Corte dei Conti, visto l’enorme divario tra i due forni che sostanzialmente compiono la stessa azione”.

Tornando in Emilia Romagna è possibile prendere come esempio Ravenna in cui il costo medio per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, gestito da Hera, si attesta sui 63 euro a tonnellata, cioè 2 volte e mezzo in meno rispetto a Parma, o, rigirando la frittata, 100 euro in meno, circa, a tonnellata: tantissimo.

La virtuosità però non è solamente delle province del nord. Basti prendere come esempio Salerno che pur passando dai 125 ai 140 euro a tonnellata, in seguito alla necessità di portare i rifiuti in discariche fuori regione, spende quasi 30 euro in meno rispetto a Parma; Napoli, 110 euro a tonnellata; oppure Mola di Bari in cui, in 5 anni, si è riusciti a quadruplicare la percentuale della raccolta differenziata smaltendo rifiuti per un costo attorno ai 110 euro a tonnellata.

Insomma, i dati sconfessano tutte le promesse fatte circa il risparmio, quanto a costi di smaltimento, con l’inizio dell’attività del termovalorizzatore.

Vincenzo Bernazzoli, poco prima del primo turno elettorale di maggio, dichiarava che con l’accensione del forno sarebbe stato possibile riportare “le bollette dei rifiuti, che oggi sono il 50% superiori rispetto alle altre province limitrofe, almeno agli stessi livelli del 2008”.

Federico Pizzarotti ha sempre dichiarato guerra al forno.

Secondo molti l’esito quasi plebiscitario della sua vittoria è stato come un referendum in cui i cittadini hanno ritenuto idonea la scelta di abbandonare la strada dell’inceneritore per avviarsi verso il difficile e tortuoso percorso dei rifiuti zero che porterebbe anche ad un sostanziale abbattimento del costo e della quantità dei rifiuti indifferenziati da smaltire.

Al momento però la distanza tra il costo di smaltimento, alto, forse spropositato, rimane tre euro. Soltanto tre.

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