Published On: Lun, Lug 9th, 2012

I bambini del Saharawi in visita a Parma

Incontri con le istituzioni in Comune e Provincia per i bambini del Saharawi, ecco il resconto:
Questa mattina alle ore 11 il vicesindaco Nicoletta Paci ha incontrato, nella sala del Consiglio Comunale, una delegazione di bambini provenienti dalla Repubblica Saharawiche, come ogni anno, fa visita all’Italia, lasciando così il campo profughi del deserto algerino. A Parma sono stati ospitati dall’associazione Help for Children Parma del presidente Giancarlo Veneri.

E’ un grande piacere avervi a Parma – ha esordito il Vicesindaco parlando ai bambini -, ed è un onore ospitarvi nella nostra città. Questo incontro è anche motivo di condivisione di rapporti e tradizioni tra culture differenti al quale l’amministrazione tiene molto”. In risposta il presidente di Help for Children: “Ringrazio l’amministrazione per questa importante opportunità di condivisione dei rapporti umani. Per noi è un significato istituzionale rilevante. Questi bambini rappresentano un simbolo di libertà e di pace”.
Al termine dell’incontro, grazie agli omaggi avuti da Giocampus e Parmalat, ai bambini del Saharawi sono stati regalati zainetti, quaderni e altre oggettistiche scolastiche.

Le prossime tappe: dopo aver visitato Collecchio e Parma, i bambini saranno ospiti a Trecasali, a Tavagnacco (Provincia di Udine), a Berceto; visiteranno inoltre Polesine, San Daniele Po (Provincia di Cremona) e Motta Baluffi (Provincia di Cremona). Torneranno in Algeria il prossimo 24 agosto.

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Il rinnovarsi di una amicizia e di un impegno: sono questi i sentimenti con cui oggi in Provincia il presidente Vincenzo Bernazzoli insieme all’assessore Marcella Saccani ha accolto i bambini saharawi che saranno ospiti del nostro territorio per tutta l’estate. Un gesto di solidarietà che si ripete per il decimo anno, su iniziativa di Help For Children, che trova ulteriori testimonianze anche in atti ufficiali del Consiglio provinciale in difesa dei saharawi, da 37 anni costretti a vivere in esilio nel sud ovest dell’Algeria, perché nella propria terra, il Sahara occidentale, imperversa l’occupazione militare del Marocco.
“Ci fa piacere avervi qui un’altra volta, saremo più contenti quando verranno meno le ragioni di questa vostra vacanza perché vorrà dire che il vostro popolo avrà una sua terra, fino ad allora siamo molto lieti di ospitarvi – ha detto Bernazzoli che è stato in Saharawi nel 2006 ringraziando  i volontari di Help For Children – spero che le cose cambino non solo per voi ma per il mondo. Quando tornate salutate per noi i vostri genitori e quelli che vi aiutano nei campi ringraziandoli di quello che stanno facendo”.

“Siete il simbolo dell’espressione di una vita che si impara nonostante le difficoltà – ha aggiunto Saccani Questo vostro viaggio rappresenta un modo per conoscersi e diventare  amici anche abitando in posti lontani. E’ l’amicizia che conta e conta rispettarsi e sapere sempre che ci sono limiti intoccabili compreso il diritto per i bambini a divertirsi e giocare. Una nostra amica italiana impegnata nel vostro paese per solidarietà nei confronti di chi di voi soffre è stata rapita. Si chiama Rossella, non sappiamo che fine abbia fatto e vi chiediamo che a lei vada anche il vostro piccolo pensiero, solo un poco perché ai piccoli deve essere chiesto poco sacrificio”.

I diciotto piccoli, dagli otto e nove anni, erano accompagnati, oltre che da rappresentanti  dei saharawi, anche da volontari di Help for Children con il presidente Giancarlo Veneri e il vice Gian Pio Baroni. In dono dalla Provincia hanno ricevuto zaini con materiale scolastico e giochi. Il loro soggiorno nel Parmense durerà fino al 24 agosto; divisi in due gruppi saranno ospiti prima a Felino e Collecchio, poi a Polesine e Trecasali e da a Motta Baluffi e San Daniele Po poi a Tavagnacco e Berceto.
Nonostante la Repubblica Saharawi – proclamata nel 1976 – sia riconosciuta da oltre 80 paesi e nonostante l’Onu abbia confermato con le sue risoluzioni e relazioni il principio di autodeterminazione come strada per la soluzione del conflitto, le difficoltà di questo popolo nei campi profughi non accennano ad allentarsi.
A rappresentare in modo disumano la separazione dei saharawi dalla loro terra c’è il muro – anzi gli otto muri difensivi – costruito a partire dal 1982 dal Marocco nel Sahara Occidentale, una zona militare con bunker, fossati e campi minati e attorno mine.
Il muro e l’occupazione rappresentano anche un’altra lacerazione: la separazione tra le famiglie Saharawi in esilio e quelle che vivono nei territori occupati e solo da alcuni anni grazie a un programma dell’ONU sono stati realizzati viaggi e visite reciproche tra parenti dai due lati del muro. La voglia di pace dei Saharawi è stata più volte dimostrata anche da atti concreti come la liberazione unilaterale di tutti i prigionieri di guerra che rimanevano ospiti delle tendopoli. Invece l’occupazione militare continua così come la negazione dei diritti umani e la cristallizzazione del Piano di Pace approvato dall’Onu nel 1991 che prevedeva il referendum per l’autodeterminazione e l’invio della forza di pace.
La bandiera Saharawi continua dunque a sventolare su ogni tenda e in ogni occasione come quella di oggi in Provincia. A portarla i piccoli bambini il cui futuro si spera possa essere di libertà nella propria terra.

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