Published On: Mer, Lug 25th, 2012

L’OPINIONE – Il ruolo determinante della sinistra tedesca

di Carlo D’Aprile

Sapete cosa fa la Merkel appena dopo aver ratificato in sede europea gli aiuti alle banche? Vola a Berlino, dove il suo parlamento deve, per legge, approvare o respingere quanto deciso a Bruxelles. In base a una pronuncia della Corte Costituzionale tedesca, infatti, il Bundestag ha la facoltà di giudicare la politica economica del governo, accogliendo o rifiutando i provvedimenti presi in sede europea: dall’inizio della crisi il parlamento tedesco si è già pronunciato dieci volte.

Ed è curioso come, in queste occasioni di voto, si cominci a profilare una geografia politica interna del tutto inedita. Com’è la maggioranza di Frau Merkel? Trasversale.

L’azione del governo di centrodestra (Cdu, Christlich Demokratische Union) è possibile infatti solo grazie al senso di responsabilità dei partiti di opposizione (Spd, Sozialdemokratische Partei Deutschlands). Il Parlamento tedesco ha infatti approvato a larghissima maggioranza il prestito da 100 mld alla Spagna per la ricapitalizzazione delle banche (dei quali la Germania darà poco meno del 30%), col sostegno decisivo dei socialisti.

Il voto favorevole del partito di centrosinistra deriva dal timore di un eventuale collasso dell’intera eurozona in caso di negazione del prestito agli stati in difficoltà. E se dalla sponda socialista la “Merkel conciliante” trova voti e sostegno, a destra deve fare i conti con le polemiche: è accusata di ingannare il suo popolo perché ogni volta che decide di “esportare” limiti e restrizioni, disegnando quella politica del rigore che ben conosciamo, disattende la linea dura cedendo al compromesso. Queste beghe interne rappresentano un bel grattacapo, anche se, ultimi sondaggi alla mano, la sua popolarità non sembra risentirne: circa i due terzi dei tedeschi approvano la sua politica.

Cos’ha portato a casa l’Europa in queste ultime settimane? La Spagna usufruirà del fondo Efsf, mentre il fondo Esm (detto “scudo-anti-spread”) rimane bloccato fino all’esame della Corte Costituzionale tedesca, la quale non si pronuncerà prima del 12 settembre. Un tempo ingiustificatamente lungo, che vanifica (per non dire ridicolizza) la fretta e la fatica con le quali Monti ha proposto una soluzione conciliante.

Fino ad allora l’Italia e l’Europa rimarranno come nell’estate del 2011 in balia degli speculatori finanziari, che, come molti di noi, ad agosto non andranno in ferie.

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