Published On: Mer, Lug 18th, 2012

L’OPINIONE – L’evoluzione finiana che avrebbe giovato a Berlusconi

di Marco Mirabile

Torna “Forza Italia”. Anzi no. Anzi qualcosa di simile. “Con un Cavaliere ridotto a una sorta di Occhetto di destra, alla guida di una gioiosa macchina da guerra assemblata con i pezzi di un conservatorismo vecchio e bacucco, disorientato e soprattutto risentito che la storia non sia stata ferma lì dove, con un colpo di mano, la si sarebbe potuta acchiappare” (cito da libertiamo.it). Sarà la Forza Italia delle origini, quel partito liberale di massa che l’Italia non ha mai avuto. Forse laico come voleva Baget Bozzo, quasi sicuramente liberista come un Tea Party americano (meno tasse più libertà). Potrebbe più onestamente intitolarsi “Scusate il ritardo”.

Sarà come avrebbe voluto che fosse il Pdl Gianfranco Fini, che nel 2010, ribadendo la mancanza di sintonia con Berlusconi dichiarò: «Avendo io contribuito a fondare il partito, ci sono molto affezionato, ma se mi chiedi se il Pdl mi piace così com’è adesso, la risposta credo l’abbiano capita tutti», allusione a un partito più occupato a risolvere le questioni private del premier che a pensare alle soluzioni politiche per il Paese.

Infatti, se nel corso degli anni Berlusconi ha appiattito il Pdl sulle posizioni della Lega, seguendo i suggerimenti di pessimi consiglieri che hanno sempre optato per il modello del “partito carismatico”, Fini ha rappresentato l’ala socialmente liberal del Pdl, per le sue posizioni in materia di immigrazione, bioetica e coppie di fatto, oltreché all’idea di una separazione inequivocabile tra Chiesa e Stato e su una organizzazione di partito solida. Nel corso degli anni il Presidente della Camera ha dimostrato notevole coraggio intellettuale nel ribaltare senza ambiguità la sua stessa tradizione neofascista e clericale (che ancora oggi trova espressione nelle stantie dichiarazioni di alcuni suoi ex-colleghi di partito, i cosiddetti colonnelli che si agitano per il revival forzista), abbracciando esplicitamente le idee e gli obiettivi di una destra gollista, presidenziale, europea.

Le idee politiche di Fini non sono state raccolte a tempo debito dal Cavaliere, mentre hanno trovato condivisione nell’area marcatamente laica, liberale e progressista proveniente da Alleanza Nazionale, dalla Fondazione FareFuturo e da altre figure ugualmente liberali all’interno del Pdl, tra cui Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova.

Quello di Fini è un lungo itinerario che è iniziato in gioventù accanto all’Almirante oppositore del divorzio, e che è giunto al memorabile discorso di Mirabello, autonomo dal suo stesso partito, difensore delle prerogative dello Stato neutrale (qualità che dovrebbero essere proprie di tutti i leader istituzionali), appassionato quando si tratta di illustrare agli italiani ricette economiche liberiste in grado di incoraggiare l’uguaglianza delle opportunità.

Fini è stato un anticonformista che ha sfidato i poteri forti vicini alla sua stessa forza politica, tra cui quel Vaticano che ha sempre riservato un occhio di riguardo alla destra, ieri nelle sembianze di partito neofascista, e oggi delle componenti fallimentari del Pdl. È stato un leader serio e in evoluzione, si è fatto guidare dalla propria coscienza sottraendosi alle sudditanze d’ogni tipo, e oggi sarebbe il miglior interprete della destra liberal che Berlusconi va ricostruendo. Ma l’orgoglioso Cavaliere, si sa, ha una ridicola mania di onnipotenza che non gli permette di riconoscerne le qualità. E oggi si barrica a villa Gernetto in Brianza con Antonio Martino, l’economista liberale che ha fondato Forza Italia, per un incontro con alcuni esperti e premi Nobel dell’economia facenti parte della Mont Pelerin Society, il centro studi internazionale che tanto piaceva a Reagan e alla Thatcher.

L’evento costituisce la prima pietra di un progetto per ridisegnare il nuovo indirizzo “liberal” del Pdl, con gli annunciati accenti nostalgici stile 1994. Che dire: ci eravamo rassegnati al fatto che in Italia il futuro fosse solo un’illusione, che le cose non cambiassero mai. Dobbiamo correggerci, in Italia si può fare anche la pazzia di tornare indietro nel tempo.

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